| Un Italiano a Parigi |
|
|
|
| Mercoledì 20 Gennaio 2010 04:09 | |
|
Non credo sia necessario da parte mia aggiungere alcunché alla sottoriportata trascrizione, la quale è ben sufficiente a se stessa. Antonio Conte è sicuramente figura da ricordare al pari di suoi magari più chiaccherati contemporanei, non fosse altro per essere tra i pochi italiani con sala d'armi stabile a Parigi. Le uniche cose che mi sono permesso di aggiungere al testo originale sono le note in calce al saggio trascritto.
Trascrizione da "Latina Gens" dell'ottobre 1932.
Angelo De Santis Il Maestro Antonio Conte Campione della Scherma Italiana
All’età di 17 anni entrò nel battaglione d’istruzione di Maddaloni, di dove, dopo diciotto mesi, fu trasferito col grado di sergente al 43° reggimento Fanteria di stanza all’Aquila. Nella nuova sede continuò a frequentare la sala d’armi del reggimento per mantener vivi e migliorare i principi della scherma studiati a Maddaloni, e non trascurava gli studi letterari, tanto che al concorso del Corpo d’Armata riuscì tra i vincitori da ammettere alla Scuola di Modena, per conseguire dopo diciotto mesi il grado di sottotenente. Nell’attesa della chiamata, una circolare ministeriale invitava i sottufficiali a frequentare la Scuola magistrale militare di scherma (oggi Scuola di educazione fisica, alla Farnesina), dalla quale uscivano dopo due anni gli istruttori per i vari Corpi delle nostre forze armate. L’amore che il Conte sentiva fortissimo per la scherma ebbe ragione, e dopo alcune spiegazioni date al suo ottimo colonnello Galliani, egli partiva per Roma alla fine di settembre del 1887, e prendeva contatto col direttore tecnico della Scuola, Masaniello Parise, col maestro Varone e co’ camerati. Dopo due anni di studio e in seguito ad ottimi esami il Conte acquistò il diritto alla scelta per il trasferimento, e scelse il 65° Fanteria di guarnigione a Milano. Alcuni mesi dopo fu chiamato alla scuola di Roma per un corso di perfezionamento, premio accordato dal ministro della Guerra ai primi tre riusciti negli esami finali come istruttori militari. Bandito il 20 novembre 1889 un concorso internazionale di scherma, la Scuola magistrale vi prese parte con numerosi allievi e maestri tra i quali il Conte, che si affermò valorosamente. Ecco quanto scrisse in proposito il giornale “L’Esercito Italiano” del 22 novembre: “La Scuola magistrale militare di scherma, la quale si è presentata a sì importante prova con un numeroso stuolo di allievi, ha mantenuto la stima già acquistata, e qui ci piace specialmente ricordare il bel successo riportato ieri dal maestro Conte del 65° regg.to Fanteria, il quale è solamente uscito dalla detta Scuola nel mese di luglio ultimo scorso. Il Conte è in realtà una bella speranza per la scherma italiana, e i meritati vivi applausi che egli riscosse dal numeroso pubblico, che volle vederlo tre volte alla pedana, debbono essere per lui il migliore augurio pel suo avvenire, e l’incitamento migliore a perseverare nella via in cui si è messo”. Il trionfo del Conte fu molto sentito dal direttore e specialmente dal colonnello del suo reggimento, comm. Giovanni Mogni. Durante la permanenza a Milano, il Conte fu insegnante anche del 3° reggimento Artiglieria a cavallo, delle società sportive “Pro Patria” e “Forza e Coraggio”, del “Circolo della Caccia e Ferruccio”; prese parte attiva alle feste date dalla “Società del Giardino”, tirando col maestro Giordano Rossi, e specialmente a quella del 30 maggio 1890. Partecipò al torneo di Bologna (6 maggio 1891), vincendo due medaglie d’oro e il girone di sciabola. Al torneo di Venezia (25 agosto 1891) vinse due medaglie d’oro e una coppa d’argento, premio della società di scherma di Trieste; al torneo di Palermo (20 aprile 1892) due medaglie, e fu vincitore del girone di fioretto e del primo premio coppa artistica, offerta dal senatore Di Bagno. Nell’agosto del 1892 il Conte fu nominato con telegramma ministeriale maestro della Scuola magistrale di Roma. Prima di lasciare Milano, fu fatto segno di molte dimostrazioni di stima e di affetto. Fu data, fra le altre, in suo onore una festa al circolo “Ferruccio”, il cui presidente, sig. Roderico Rizzotti, gli offrì una medaglia d’oro, con la dedica: “Al Maestro Conte gli allievi riconoscenti”. Nei tre anni di insegnamento alla Scuola di scherma (1° settembre 1892 – 31 dicembre 1895), il Conte ebbe modo di vedere coronato il suo scrupoloso e assiduo lavoro, sia per opera dei suoi allievi che guadagnavano i primi posti, sia per le vittorie che egli riportava nei tornei pubblici in rappresentanza della Scuola. Sarebbe troppo lungo ricordare i suoi trionfi sugli schermitori italiani: basterà dire che al torneo di Venezia del 27 aprile 1894, nel quale fu classificato primo, vinse le due poules di spada e sciabola, due medaglie d’oro, un quadro, dono di S.M. il Re, una medaglia d’oro, dono della Deputazione Provinciale, e una medaglia d’argento, dono del ministro della Pubblica Istruzione.
Con tali trionfi si chiude la carriera schermistica del Conte in Italia, giacchè il Maestro, lasciata il 1° gennaio 1896 la Scuola di Roma, il 7 dello stesso mese va a Parigi, ricevuto dal compianto maestro francese Laurent. Assai duro fu il primo soggiorno parigino per il Conte. Egli, ammaestrato dal forte volere dell’Alfieri, la cui Vita[1] aveva letta e riletta con crescente interesse negli anni giovanili per la sua cultura e la formazione del carattere, si privava volentieri del riposo e dedicava il poco tempo libero che gli concedevano le sue occupazioni allo studio della lingua francese, che imparò quasi da solo. La reputazione che godeva in Francia la scherma italiana nel 1896 non era punto incoraggiante per il nuovo venuto, e questo sia per i rapporti poco amichevoli tra le due nazioni[2], sia per la inesatta conoscenza tanto pratica quanto teorica della nostra scherma. Essa vi era pochissimo apprezzata, eccetto che da alcuni schermitori di valore, in assai scarso numero, nonostante l’abilità, la forza e il merito riconosciuti ad alcuni dei nostri celebri maestri. Alla nostra scherma si negavano una guardia elegante, attacchi classici, correzione e leggerezza, colpi tirati di piè fermo, senza passo avanti, e l’interruzione della frase d’arme, opponendo il corpo in seguito ad una parata, in luogo di combattere lealmente. È chiaro quindi che, per siffatte critiche, il Conte aveva molto da fare in un tempo in cui il sentimento pubblico francese non era favorevole agli italiani; e poi era solo e senza appoggi di alcun genere. Ma la volontà ferma e la speranza non lo abbandonarono, ed armato di pazienza e imponendosi qualunque sacrificio, egli cercò a poco a poco di percorrere il cammino tracciatosi per raggiungere la meta. Infatti, durante il suo soggiorno nella sala d’armi del maestro Laurent, riuscì ad acquistarsi la simpatia degli allievi e una certa stima, onde questi divennero poi i suoi amici e difensori. Antonio Conte incominciò a rendersi conto che le sue dimostrazioni pratiche e teoriche interessavano vivamente e facevano cambiare opinione a molti, e cercava di presentarsi in pubblico misurandosi con qualche fortissimo maestro francese. Il suo desiderio fu appagato, perché in breve tempo gli fu dato di misurarsi co’ più rinomati maestri di Francia, come il mancino e compianto Kirchoffer e il destro Camillo Prévost. I risultati di questi due primi assalti in pubblico furono abbastanza lusinghieri, e, si può dire, fecero epoca per il suo battesimo di maestro di scherma italiana in Francia. Il pubblico gli tributò applausi frenetici, e la stampa tutta gli dedicò ottimi articoli, dei quali crediamo far cosa gradita ai lettori riportare qualcuno. “Le Figaro” del 21 marzo 1896 scrive: “L’assalto finale del Sig. Conte, della Scuola di Roma, col maestro Kirchoffer è stato interessantissimo. Conte fa parte, come si sa, del trio ben rinomato dei campioni italiani, con Greco e Pini. Non bisogna dimenticare che Conte, in questa circostanza, era a fronte con un mancino e uno dei nostri migliori. Con una mezza-foga italiana, egli spiega una regolarità di giuoco, finora mai raggiunta da nessuno dei suoi compatrioti, e questo senza togliere valore all’azione che spiega”. “Le Petit Journal” pure del 21 marzo termina col dire, a proposito dello stesso assalto: “La vittoria è restata al maestro Conte, che ha riportato il più vivo successo ed ha avuto calorose congratulazioni da tutti i presenti, fra i quali alcune spiccate personalità”. Il “Gil Blas” del 2 aprile: “Conte merita ampiamente il nome di grande tiratore che gli hanno dato alcuni conoscitori dell’arte sua di maestro. Egli è sicuramente uno dei più notevoli campioni che l’Italia ci ha inviato. Correttissimo, segue il combattimento lealmente senza interromperlo ad ogni momento con manovre poco leali, che consistono nel gettarsi tra le gambe dell’avversario, quando è mancato il colpo eseguito; è un attaccatore abile, un paratore di prim’ordine, ed esegue la risposta fulminea. Egli è piaciuto molto e giustamente a tutti, ed i presenti non gli hanno risparmiato dei “bravos” ed applausi fragorosi”. “Le Cycle et la revue des Sports” del 12 aprile: « Il Sig. Prévost, al torneo internazionale della scherma francese, détruit le cliché antique, secondo il quale il suo ammirabile giuoco fino era facilmente annullato da ogni pugno vigoroso in generale, e dal giuoco italiano in particolare. Egli era dunque un avversario temibile per Conte, la cui impeccabile correzione non doveva spaventarlo, come per esempio la furia bizzarra di Pini. Tuttavia Conte ha ottenuto contro di lui il più grande successo che egli potesse desiderare. Ecco dunque un giovine professore che gode presentemente a Parigi una forte e ben legittima reputazione. Egli l’ha acquistata senza rumore, senza réclame, col solo merito della sua spada, e quest’ultimo assalto lo copre di una luce ancora più brillante. Potrei citare personaggi della scherma, molto reputati, i quali, quando Conte scese dalla planche, non gli risparmiavano gli elogi, non ostante che alcuni fossero conosciuti per poca simpatia verso gli italiani. Conte ha saputo forzare tutte le simpatie, tutte le ammirazioni, col prestigio del suo talento, con la sua modestia”. Al torneo internazionale di scherma a Parigi del giugno 1896 organizzato dal giornale “Le Figaro”, al quale presero parte tutti i migliori maestri del mondo, Conte trionfò particolarmente, e perdè per un punto il 1° posto che la giuria assegnò al francese Kirchoffer. Dopo il risultato di un principio trionfale, confermato da una serie di fortunati assalti durante lo svolgimento di quel primo torneo internazionale, il Conte credette propizio il momento per aprire una sala d’armi onde diffondere il gusto e il metodo della scherma italiana in Francia, e il 1° ottobre dello stesso anno 1896 era il maestro proprietario della modesta sala d’armi al faubourg Saint-Honoré, trasferita due anni dopo al boulevard Malesherbes, n. 16, e chiusa nel novembre del 1922. Gli anni che il Conte ha passati a Parigi come insegnante e come tiratore sono stati tutti un continuo trionfo per la scherma italiana. Egli era invitato a prender parte a quasi tutti gli assalti, a Parigi, nelle Province francesi, in Inghilterra, nel Belgio, nel Portogallo, in Ispana. In quest’ultimo paese è stato per parecchi anni anche insegnante di moltissimi personaggi dell’aristocrazia spagnola.
“Le Petit Journal”, “La Presse”, “Le Gaulois”, “La Paix”, “Le Soleil”, “La Libre Parole”, “ Le Journal”, “Gil Blas”, “Paris-Vélo”, “Le Siècle”, “Le Petit Parisien”, “Le Figaro”, del 6 marzo 1897; “L’Événement”, “Le Soir”, “L’Époque”, “Le Temps”, “L’Éclair”, “Le Triboulet”, “L’Intransigeant”, “La Patrie”, “Le Radical”, “L’Echo de Paris”, del 7 marzo ; “Paris Sport”, del 10 marzo; “Le Sport”, “Le Tout Bordeaux”, del 13 marzo; “La Gazzetta di Venezia”, “La Gazzetta dello Sport”, dell’8 marzo; “Il Corriere della Sera”, 7, 8, 9 marzo; “Il Secolo”, 8 e 9 marzo. In questo famoso assalto al “Cirque d’Été”, la giuria si componeva del duca Féry d’Esclands e del sig. Vavasseur per i francesi Rue e Prévost, dei sigg. Lafourcade ed Hervegh per gli italiani Conte e Pini, e del sig. Leirins, dilettante belga scelto come quinto ed arbitro. Gli errori di qualcuno dei giurati guastarono la festa, onde il pubblico ed il giurato di Conte, volendo che le cose fossero secondo giustizia, protestarono, fischiarono, gridarono: “abbasso i giurati! Bravo Conte!”. Il giornale “Paris-Vélo”, organizzatore dell’assalto, affinché il pubblico restasse soddisfatto, intervistò i migliori conoscitori di scherma maestri e dilettanti, e il 7 marzo pubblicò le risposte: M. Vavasseur: superiorità netta di Conte; Duca Féry d’Esclands: Conte ha toccato 6 volte Pini contro 4; M. Hervegh: superiorità di Conte su Pini; M. Prévost: superiorità di Conte su Pini; M. Villeneuve: Conte ha toccato 6 volte Pini contro 2; M. Chevilliard: superiorità di Conte; M. Théophile Legrand: Conte ha toccato 7 volte Pini contro 3; M. Louis Mérignac: superiorità netta di Conte su Pini; M. Kirchoffer: Conte ha avuto una superiorità notevole su Pini; M. Ruzé: Conte ha toccato 6 volte Pini contro 2; M. Adolphe Tavernier: Conte ha toccato 6 volte Pini contro 2; M. Emile André: superiorità incontrastata di Conte su Pini. Chiudendo l’articolo su questo storico assalto nel “Figaro” del 6 marzo 1897, A. de saint Albin scriveva: “La morale di questa storia è che in un assalto brillante come questo, non si dovrebbe ammettere altro giudizio che quello del pubblico, che diviene in tal caso il giudizio di Dio”.
Conte ha tirato, come si è detto, in Inghilterra, nel Portogallo, in Ispagna, nel Belgio. Nel torneo internazionale di Bruxelles, il 7 giugno 1897, vinse due prime medaglie d’oro, il girone di fioretto e quello di sciabola su moltissimi maestri, specialmente Verbrugghe (belga), Large (francese), Selderslagh (belga), Desmedt (belga). Al torneo del 1900 a Parigi vinse il 1° premio di sciabola. È stato molte volte presidente di giuria e giurato in tornei ed assalti, come nel torneo di Parigi del 1900 e nell’assalto sfida Pini – Kirchoffer. Conte è stato sempre una sentinella vigile per la scherma italiana, e non ha tollerato che si attentasse alla rinomanza e alla superiorità di essa. Eccone qualche prova. Il 6 novembre 1902, i celebri mancini, i due migliori rappresentanti in quel tempo della scherma francese, Kirchoffer e Luciano Mérignac, lanciarono una sfida alla spada a tutti i dilettanti e maestri italiani, imponendo anche una somma di diecimila franchi. Conte, benché ospite della Francia, avendo una scuola italiana a Parigi, non esitò un momento ad accettare la sfida affinché il prestigio e la superiorità della nostra scherma non fossero non diciamo diminuiti, ma neppure messi in dubbio. Però il suo grandissimo desiderio d’incontrarsi in un match co’ detti signori, ai quali si fecero tutte le concessioni possibili, non potè essere soddisfatto, perché essi, l’uno dopo l’altro, si ritirarono, concedendo così a Conte una vera vittoria morale, ed affermando alla scherma italiana una superiorità incontestabile.
NOTE[1] Stiamo parlando dell’opera autobiografica di Vittorio Alfieri, Vita; in molteplici edizioni. (N.d.C.) [2] Ricordiamo la vera e propria guerra commerciale oltre alle svariate tensioni di natura coloniale che eran venute creandosi tra i due paesi [N.d.C.)
|



La sentinella vigile per la scherma italiana.
Riccardo Rizzante
Antonio Conte è nato a Minturno (Caserta, ora Roma) l’11 dicembre 1867 dal notaio Francesco e da Rosa Alicandro.
Un assalto rimasto celebre nella storia della scherma è quello svoltosi al “cirque d’Été” a Parigi nel 1897. Il giornale sportivo “Paris-Vélo” organizzò un assalto per il 5 marzo ed invitò a prendervi parte i due migliori maestri che avevano in quel tempo la Francia e l’Italia: Rue e Prévost furono designati per la Francia, Pini e Conte per l’Italia. L’assalto doveva dare il risultato del campione sopra i campioni, giacché i due maestri francesi dovevano battersi l’uno contro l’altro, e così i due maestri italiani, e il vincitore francese e quello italiano contendersi il campionato finale. Conte vinse ampiamente e nettamente il suo assalto contro Pini. A prova, rimandiamo ad alcuni dei molti resoconti della stampa, che riconoscono la superiorità di Conte e l’errore della giuria:
Commenti
Nel 1932, quando apparve l’articolo qui riportato da Riccardo, che non avevo mai letto, Conte era ancora vivo e vegeto. Per sapere come si concluse la sua vita, a Minturno, il 4 febbraio 1953, potete leggere l’esauriente ricerca del giornalista minturnese Mario Rizzi, che ha pubblicato sul nostro campione un libretto, edito da Odisseo – Itri nel febbraio 2000, e poi ristampato l’anno dopo. Numerose le fonti, tra cui l’articolo su “Latina Gens”.
E’ possibile trovare qualche altro dato sulla vita, i trionfi e le onorificenze di Conte su “Lame Incrociate, Scherma e Duello” del Cav. Ercole Morelli (poi segretario della nostra Federazione, dopo Augusto Ciacci), stampato a Bari nel 1904.
Qualcuno saprebbe aiutarmi? Ne vorrei una copia per la mia biblioteca.
Ho quella di Luigi Merignac scritta da Gerad Six.
E' una vita che volevo fare quella dei Greco: ma mi ci vorrà tempo. Soprattutto, vorrei fosse quest'ultima prima pubblicata su carta. Sono vecchio stile...
Nel mentre, la settimana prossima inserirò un paio di pezzi di stampo bibliografico rimasti inediti da Passione Stoccata.