Maestri
Campionato Mondiale dei Maestri 2010 con 19 medaglie vinte! Il Congresso, le elezioni PDF Stampa E-mail
Sabato 19 Maggio 2012 06:24

italiamoremio-part-federicomariani-)•----Ultimo aggiornamento: 6 agosto 2010, ore 21.00----•(-

 

Gli eletti nel nuovo Comitato Direttivo AAI sono:

Presidente:  
Mike Bunke (ALL)
-
Vicepresidenti:
Tesoriere - Anthony Gillham (USA);
Segretario Generale - Cedric Déloisin (SUE);
Fionbarr Farrell (IRE);
Giovanni Rapisardi (ITA).

 

rapierLasciando Flawil, il capodelegazione e neoeletto vicepresidente AAI Giovanni Rapisardi ha dichiarato: " È stato per me un onore e un privilegio rappresentare i Maestri italiani in questo importante e significativo evento internazionale. L'intera squadra italiana si è distinta per valore e capacità, in un'atmosfera di fratellanza e cordialità tra tutti i partecipanti, che hanno confermato, con parole e azioni, l'importanza di essere Maestri di scherma, educatori ed esempi di stile, prima che schermidori. Mi auguro di essere all'altezza del ruolo che mi è stato affidato, certo che mi impegnerò al massimo nell'interesse di tutti i colleghi e della scherma tutta. Excelsior!"

Tutti i risultati delle gare su Académie d'Armes Internationale AAI  / Nouvelles

 

 pradis

 

Flawil, 5 agosto. Si è conclusa alla grande l'avventura dei maestri italiani capitanati dal capodelegazione Giovanni Rapisardi. Con un argento alla squadra maschile di spada (Banchelli, Leonardi, Pianca) e un oro a Serena Pivotti per la combinata spada-fioretto-sciabola, l'Italia è al primo posto per numero di medaglie - ben 19 - con 11 ori, 6 argenti e due bronzi. Seconda la Francia, terza la Svizzera.

 

Spada maschile a squadre:

Fabio Banchelli, Francesco Leonardi, Giuliano Pianca - argento

 SerenaPivotti

Combinata femminile spada-fioretto-sciabola

Serena Pivotti - oro   

 

Inoltre, ieri 4 agosto  si è concluso il Congresso dei Maestri di scherma dell'AAI con l'elezione del Consiglio Direttivo per i prossimi quattro anni: Giovanni Rapisardi è  uno dei quattro vicepresidenti, esce Roberta Giussani.  

Durante il Congresso AAI è stato deciso che  il prossimo Campionato Mondiale Maestri si terrà in Portogallo nel 2012 e sarà dedicato alla scherma artistica. 

Per quanto riguarda la scherma sportiva, l'Accademia della Scherma esaminerà la possibilità di organizzare in Italia il Campionato 2014.
 
 

 

pradis

 

Flawil, 3 agosto. La prima delle due giornate dedicate alla spada vede ancora l'Italia sul primo gradino del podio con Giuliano Pianca, Ewa Kowalczyk e la squadra di spada femminile formata da Ewa Kowalczyk, Laura Lotti e Serena Pivotti.

Con le tre medaglie d'oro odierne, i maestri italiani hanno superato  i risultati già strepitosi dei Campionati Mondiali della stessa categoria  disputati quattro anni fa in Belgio, vedi "I Migliori", in qualche caso ripetendo o persino migliorando le proprie performances. 

 

Finora il bottino degli azzurri è di 17 medaglie di cui 10 ori, 5 argenti e 2 bronzi.

 

Spada maschile Veterani

Giuliano Pianca - oro

ewa_kowaczyk_1

Spada femminile Assoluti

Ewa Kowalczyk - oro

 

Spada femminile a squadre

Kowalczyk, Pivotti, Laura Lotti - oro

 

A dopodomani, sempre qui, con la spada maschile Assoluti. Domani sarà dedicato al Congresso e alle elezioni del nuovo Consiglio dell'AAI.

 

pradis

 

Flawil, 2 agosto 2010. E' la giornata del fioretto.

Magda Melandri conquista un altro oro nei Veterani, un argento negli Assoluti e ancora un oro nella prova a squadre. Di questo passo potrà fare il bagno per un anno nell'acqua Pradis, lo sponsor dell'Accademia della Scherma per questi campionati. Oggi l'Italia dei maestri dell'Accademia della Scherma ha conquistato cinque medaglie. Totale 14!

   

Fioretto femminile Veteranimagda_melandri

Magda Melandri - oro

 

Fioretto femminile Assoluti

Serena Pivotti - oro

Magda Melandri - argento

 

Fioretto femminile a squadre

Laura Lotti, Melandri, Pivotti - oro
 
Fioretto maschile a squadre
 
Bruno, Marco Folgori, Brando Messinese - argento
 
 
 
Aggiornamento a domani, stesso spazio, per i risultati della spada. 

pradis

 

Flawil, 1° agosto. Grande festa per la scherma azzurra della sciabola con nove ripeto nove medaglie nel carniere dell'Italia rappresentata per la prima volta dall'Accademia della Scherma.

Questi i risultati del primo giorno, con la Francia tra gli avversari più accaniti per i nostri:

 

Sciabola femminile Veterani

Magda Melandri - oro

flawill2010-vittoriocarraraSciabola maschile Veterani

Vittorio Carrara - oro

 

Sciabola femminile Assoluti

Ramona Cataleta - oro

Serena Pivotti - argento

Magda Melandri - bronzo

Sciabola maschile Assoluti

Danao Leggio - argento

Massimiliano Bruno - bronzo

 

Sciabola femminile a squadre

Melandri, Cataleta, Pivotti - oro

Sciabola maschile a squadre

Carrara, Bruno, Leggio, argento

 

Aggiornamento a domani, stesso spazio, per i risultati del fioretto.

Il programma dal 1° agosto al 6

 

 

L'illustrazione è Miss Repubblica, particolare, tratta da Italia amore mio di Federico Mariani

 

 
Via Mezzocannone, Taniello e altri ricordi PDF Stampa E-mail
Sabato 19 Maggio 2012 06:24

Bassetti_Color_2_AnnaToran_sigraApicella

 

"Sono contento di aver resistito, negli anni, alla tentazione di fare spazio, liberandomi dal superfluo. Oggi ritrovo mondi e storie dimenticate, e da condividere."

 

 

Stiamo preparando, qui a Busto Arsizio, una mostra fotografica sulla storia della Pro Patria Scherma. La maggior parte delle foto degli ultimi trent'anni è a casa mia: una miniera, che richiede scavi complessi. Tanto tempo, e tante emozioni, al riaffiorare dei ricordi di una vita. Ce n'è per tutti, non solo per la Pro Patria. Ho ritrovato foto dei tempi in cui insegnavo a Salerno, quando c'era solo la Nedo Nadi, e prima o poi le digitalizzerò per il loro sito, curato da Luca Chiei: uno dei miei primi allievi di quel periodo.

Sono contento di aver resistito, negli anni, alla tentazione di fare spazio, liberandomi dal superfluo. Oggi ritrovo mondi e storie dimenticate, e da condividere.
Avete letto, in passato, rievocazioni della figura del mio Maestro, che fu Vittorio Bassetti, grazie alla bella penna di Remo, suo figlio, notaio a Torino, avviato al piacere di scrivere negli anni in cui il padre pubblicava "La Stoccata", su cui scrivevo spesso anch'io.

e qualche altro dato potete leggerlo qui

http://www.accademiadellascherma.it/educazione-e-formazione/e-capii.html
http://www.accademiadellascherma.it/attualita/dilettanti-allo-sbaraglio.html

... il tutto insieme a due piccole foto, sempre quelle. Davvero poche.

Scavando, però, ne ho trovate altre, che oggi vi propongo. Due, in bianco e nero, sono state scattate nella mitica sala del Cus Napoli, in via Mezzocannone, dove ho iniziato. Vi si può riconoscere, in una delle due - l'ultimo a destra - anche Marco Romano, medaglia d'argento olimpica a squadre a Mosca, nel 1980 (insieme a Dino Meglio, un altro allievo di Bassetti).
  • Bassetti_BN_1_rid

     

    Bassetti_BN_2_rid


    Le altre tre, a colori, riguardano una serata, non so più a casa di chi. Il libro, però, lo ricordo bene: "L'Inferno nella poesia napoletana". E ricordo Bassetti mentre declamava, a memoria, "La confessione di Taniello".

  • In primo piano è Gianluigi Placella, spadista, olimpionico a Monaco, amico carissimo e compagno di tanti allenamenti, al Cus o al Maschio Angioino, dove allora aveva sede l'Accademia Nazionale di Scherma. Sulla sinistra potete riconoscere il giovanissimo Alberto Coltorti, oggi nostro presidente. Le due signore sono la moglie di Gianluigi, e la Toranna.
  •  

    Bassetti_Color_1_rid

     

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    Addio, Dario. PDF Stampa E-mail
    Sabato 19 Maggio 2012 06:24

    da-mangiarotti

     

    Quando devi commemorare qualcuno che se n'è andato, non è mai facile trovare le parole.

    Quando devi commemorare un "grande" della scherma, come Dario Mangiarotti, ti rifugi nel conto delle medaglie: non sono poche, le sue. E farò anche questo, gli è dovuto.

     

    D-MangiarottiMa insieme al freddo metallo, vi dirò qualcosa dell'anima dell'uomo, che ho conosciuto abbastanza da vicino. Quando frequentavo gli allenamenti della spada, da atleta e da Maestro, l'ho visto a lungo insegnare, ne ho studiato il metodo, ho preso io stesso più volte lezione da lui. Gli sono debitore, insomma.

    Non era uno che si risparmiava. Dalla pedana traeva energia, dove gli altri la consumano. Sentiva la scherma come una missione: quella di tramandare il metodo del padre, il grande Giuseppe, genitore duro e forgiatore di campioni. I figli, primi fra i tanti. E il secondo dei tre, Edoardo, un grandissimo campione, che con le sue vittorie gli ha fatto talvolta ombra: è la legge dello sport.

    Dario_Sport_Fascista_1936_1C'è chi sostiene che Dario fosse anche più forte del fratello: piccolo di statura, tanto che oggi forse non sarebbe neanche preso in considerazione, ma con una volontà di ferro. Lo ricordano elastico come una palla di gomma, guizzante, rapidissimo.

    Avrebbe dovuto partecipare alla sua prima Olimpiade, a Berlino, nel 1936. Ma Nedo Nadi, presidente della Fis, preferì lasciarlo a casa, sebbene fosse lui il campione italiano di quell'anno, e il migliore in classifica dopo le quattro preolimpiche: gli preferì Pezzana, mentre aveva già deciso per gli altri cinque, fra cui il giovanissimo Edoardo.

    Dario_Sport_Fascista_1936_2Scelta tecnica? Scelta politica? Chissà. Ma la spada vinse tutto, a squadre, e riempì il podio dell'individuale, con Riccardi, Ragno e Cornaggia, ai primi tre posti. Un trionfo, e Dario avrebbe potuto essere lì, a goderselo con gli altri.

    Un colpo terribile, per chiunque. Lui non si lasciò abbattere, e l'anno dopo vinse i mondiali con la squadra, a Parigi. E due anni dopo, nel '38, vinceva il suo secondo titolo assoluto: ne ha vinti sei, in totale. La squadra, con lui, prese il bronzo ai mondiali di Piestiany: Edo fu secondo, e lui settimo. Tenacemente, voleva l'Olimpiade che gli spettava. Ma la seconda guerra mondiale lo privò della possibilità di partecipare, altre due volte.

    Si riprende, nel '47. La squadra è terza, e Dario scala un'altra posizione, nei valori mondiali. E' sesto, secondo degli italiani, mentre a Edo, quarto, sfugge la medaglia. Le Olimpiadi di Londra gli spettano, ora: ma la gara individuale non gli è concessa. Un'altra delusione. Con la squadra, sarà d'argento.

    Ma la tenacia di quest'uomo è superiore ad ogni ostacolo. Rieccolo, l'anno dopo, ai mondiali de Il Cairo. Siamo nel 1949. La vittoria, con la squadra, non sorprende nessuno. Ma non è quella sola che cerca. Vuole l'oro individuale, e lo acciuffa, in un modo che spingerà i redattori della rivista Scherma a intitolare il pezzo: "Eroismo sportivo". Eccone una parte: "Due francesi, Pecheux e Bougnol, lo svedese Carleson ed il nostro Dario Mangiarotti sono pervenuti ai quarti di finale. Dario ha disposto agevolmente di Pecheux nella prima frazione, poi è apparso in difficoltà — si profilavano i crampi che più tardi lo hanno fatto stramazzare al suolo — s'è ripreso e sorretto dalla volontà ha terminato vittoriosamente il difficile incontro. Nella seconda semifinale Bougnol aveva ragione di Carleson in forza della intelligenza con cui s'è prodigato. Ed eccoci all'emotiva finale: Mangiarotti già all'inizio accusa disturbi agli arti inferiori. A 2-1 per il francese cade per i crampi che lo attanagliano. Viene trasportato fuori dalla pedana ed il direttore di combattimento gli concede 15 minuti per rimettersi. Ritorna ed al primo allungo che esegue per toccare cade nuovamente. Altra sospensione a 2 pari. Si profila l'opportunità di farlo abbandonare per non esporlo ad una sconfitta che mai avrebbe subita se in condizioni normali di fisico. Gli vengono concessi ancora 15 minuti e malgrado non abbia potuto rimettersi e s'insista sulla opportunità di abbandonare, ritorna sulla pedana deciso a prodigarsi sino in fondo. Lottando da fermo riesce a contenere l'azione dell'avversario ed a strappargli la prima frazione sul colpo decisivo. Perde la seconda perché non osa allungarsi nella tema che si riacutizzino i crampi. Tuttavia appare più sciolto, il molto sale ingoiato (per chi non lo sapesse il sale è un prodigioso rimedio contro i crampi) e la stretta legatura operata alle cosce, gli consentono via via di riprendere. Vince per 5-3 la terza frazione e si aggiudica il titolo mondiale di cui s'era reso ben degno per le due superbe vittorie conquistate contro Guerin e Pecheux e per la magnifica prova di coraggio e di volontà offerta contro Bougnol."

    Dario_5_cr_da_Storie_di_medaglie_1Il mondiale è suo, ma non gli basta. Consolida la sua posizione in squadra vincendo, nei due mondiali successivi, Montecarlo e Stoccolma, un oro e un argento a squadre, e un argento individuale: è pronto, ora, per la sua Olimpiade individuale, quella che attende invano dal lontano 1936. Siamo ad Helsinki, nel 1952. Dario è in forma smagliante, e dopo la vittoria a squadre vede finalmente l'obiettivo di una vita. E lo sfiora. E tocca ad Edo togliergli, dopo spareggio, il sogno di una vita. I due si abbracciano, con Dario in lacrime, prima di salire sul podio insieme allo svizzero Zappelli, terzo. Ha 37 anni. Brillerà ancora, come agonista, per altri due mondiali, a Bruxelles, dove fu ottavo, e in Lussemburgo, dove fu quarto, e Edo, il solito Edo, di nuovo primo. Capisce che non è più quella la sua strada: è il momento di guardare oltre. E sceglie l'insegnamento.

    Nel 1955 Dario si diploma Maestro presso l'Accademia Nazionale di Scherma di Napoli. Non abbandona la pedana: è giunto il momento di trasmettere la sua passione, e lo farà sino alla fine.

    Prima, però, decide di partecipare ai campionati del mondo dei Maestri. E la storia, quasi, si ripete. Nel '58, a Bruxelles, è solo quinto: Pecheux si vendicò così, sportivamente, della sconfitta subita nel '49. Nel '64, a Stoccarda, lo ferma un altro francese, Drouillard, ed è secondo. E siamo a Roma, nel '66, quando Dario, ormai cinquantunenne, si lascia alle spalle due francesi, Lefin e Genin, e porta a casa l'oro. La tenacia di sempre.

    Da allora, è stata la colonna portante della gloriosa Sala d'armi Mangiarotti. Dei suoi innumerevoli e riconoscenti allievi mi aspetto di leggere, qui o altrove, i ringraziamenti e le memorie.

    Ma dicevamo, la tenacia: all'età in cui tutti avrebbero smesso da un pezzo, lui ha deciso di continuare. Andare in pensione? Neanche a parlarne. E per far che, poi? E così andava ancora in Sala, indossava il piastrone, e dava il ferro. Lo ha fatto per l'ultima volta martedì, prima della Domenica delle Palme. Poi è andato in vacanza a Lavagna, e il cuore ha ceduto. L'hanno ricoverato, operato, si è ripreso, ha scambiato parole e incoraggiamenti con Edo, al telefono. Si è seduto in poltrona, e ha reso l'anima. Grande anima. Addio, Dario. Ci mancherai.

     

    Su Dario Mangiarotti leggi anche: E' morto Dario Mangiarotti

     

    Dario_6_La_vera_scherma_2

     

     

     

    Dario_5_cr_da_Storie_di_medaglie_2

     


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