Un mito da 5000 spettatori. Il suo metodo per vincere PDF Stampa E-mail
Lunedì 30 Agosto 2010 12:53 | Scritto da William Gaugler. Introduzione di Giancarlo Toran

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"Il mio stile è tutt'altro che fisso. Soprattutto, ho sempre cercato di sfruttare al massimo tutti gli errori del mio avversario – un principio fondamentale che non ho mai abbandonato. Indirettamente, questo mi ha portato a modificare continuamente il mio stile di combattimento, e così facendo ho dato ai miei avversari l'impressione di avere tanti metodi diversi." 

 

 

 

Ho ricevuto dal prof. William Gaugler, che fu allievo di Aldo Nadi e si diplomò Maestro presso l'Accademia Nazionale di Scherma di Napoli, un articolo sulla tecnica schermistica dell'indimenticato campione. Non ho studiato inglese, ma ho voluto tentare ugualmente di tradurre il tutto, per non aspettare l'anima gentile di turno. E anche per curiosità, e un po' per sfida. Il risultato, eccolo qua, insieme alla versione originale: conto sulla vostra indulgenza per gli errori che non mancherete di scoprire. Qualcuno, però, è solo apparente: ho dovuto in qualche punto modificare il testo per renderlo compatibile con la terminologia italiana, e rendere così più comprensibili le azioni tecniche descritte.

Gaugler, come tutti gli allievi di Aldo Nadi, è un grande ammiratore della tecnica e della personalità, invero non facile, del suo celebre Maestro. Chi aveva visto all'opera Aldo – ne ho conosciuto qualcuno – non aveva esitazioni a definirlo un campionissimo. Per alcuni, era stato anche più forte del fratello Nedo, un'icona della scherma mondiale e dello sport italiano.

Nell'articolo si fa riferimento a qualche raro filmato su Aldo Nadi. Se cercate su Youtube, ne trovate due. Nel primo, qui

lo vedete mentre tira di spada e daga, presso la Sala Lacaze, nel 1934.

Nel secondo, qui

 

si vede qualcosa del funerale di Lucien Gaudin, il più famoso schermitore francese dell'epoca, e una parte dell'assalto che oppose i due campioni a Parigi, nel 1922, quando Aldo Nadi iniziò la carriera professionistica. L'assalto lo vinse Gaudin, che giocava in casa, e aveva preteso ed ottenuto di dettare tutte le regole. Ma la borsa era favolosa, e Aldo accettò tutto. Perse la qualifica di dilettante, e quindi la possibilità di partecipare ad altre Olimpiadi: in quelle di Anversa aveva vinto tre medaglie d'oro, con le squadre, e una d'argento, nel fioretto individuale, dietro il fratello, che vinse cinque medaglie d'oro. Perse anche l'assalto e, subito dopo, tutti i soldi, al tavolo da gioco. Sul match si riempirono pagine e pagine, e conservo numerosi articoli che ne parlano, sviscerandolo stoccata per stoccata. Ne sorse una polemica rovente: tutta pubblicità. Pensate che all'evento assistettero, si dice, circa cinquemila spettatori paganti. Altri tempi, e forse altre idee.

Ma torniamo al filmato che, per qualche strano motivo, è stato riprodotto a rovescio: per cui Gaudin, che era mancino, e indossa calzoni neri, vi appare come destro, mentre Aldo Nadi sembra mancino.

Vi propongo perciò un terzo filmato che ristabilisce la verità, ma è un po' più breve, tratto da un documentario francese del 1922.

 

 

maestroWGauglerPer completezza, e per chi ancora non lo sapesse, William Gaugler è Professore emerito di Archeologia Classica presso l'Università di San Josè, in California.

Gaugler, appassionato e valente etruscologo - ha scritto vari libri sull'argomento -, ha fondato il "Fencing Master Program" presso la stessa Università che è l'unica, negli U.S.A., ad offrire la preparazione e la certificazione per i maestri di scherma. Ha scritto vari libri sulla scherma tradotti in molte lingue. Fra questi, il suo trattato "La Scienza della Scherma" tradotto anche in italiano, come "La Storia della Scherma" e il "Dizionario di terminologia schermistica" tradotti e stampati a suo tempo per conto dell'Aims.

Giancarlo Toran

 

 

 

ALDO NADI - IL SUO METODO PER VINCERE

di

William M. Gaugler

 

aldonadi-PhotoFunia-419c27Aldo Nadi è stato ampiamente riconosciuto come lo schermidore più competitivo del 20° secolo. Nella sua maturità, fu senza rivali in tutte e tre le armi, fioretto, spada e sciabola, e rimase praticamente imbattuto per 12 anni consecutivi fino al suo ritiro nel 1935 e la partenza per gli Stati Uniti, dove si dedicò esclusivamente all'insegnamento, per il resto della sua vita.

In un documento intitolato "My Fencing Record", Nadi ha scritto: "Ho vinto una sessantina di competizioni, italiane e internazionali. Nato a Livorno, in Italia, nel 1899, e allievo di mio padre, Beppe Nadi, sono stato presentato in pubblico all'età di cinque anni: il mio maestro mi ha dato lezione. All'età di undici ho vinto il mio primo torneo a Milano, il Campionato d'Italia Junior di fioretto e sciabola, aperto a giovani sotto i diciotto anni d'età. I secondi classificati in entrambe le armi sono stati, infatti, diciottenni".

Dal 1920 Aldo si trasformò rapidamente da uno dei più forti spadaccini dilettanti in Europa al campione imbattibile dei professionisti, che schiacciò spietatamente ogni avversario che osasse misurarsi con lui. Considerava ogni colpo contro di lui come un insulto personale. Infatti, nel periodo in cui le due massime potenze schermistiche in Europa erano l'Italia e la Francia, Nadi sconfisse 14 campioni francesi, tra i quali Lucien Gaudin (1920, fioretto, 3/1), Philippe Cattiau (1922, fioretto, 10/4), René Haussy (1925, fioretto, 14/9), Georges Buchard (1926, spada, 12/5) e Roger Ducret (1926, spada, 12/5). Questi uomini rappresentavano la crema degli schermidori internazionali durante la cosiddetta età d'oro della scherma. E anche in Italia Aldo ha dominato tutti i rivali, ad eccezione del suo fratello più anziano, Nedo, che prudentemente ha evitato uno scontro sulla pedana, e così Aldo ha regnato come campione d'Italia dei professionisti nelle tre armi, dal 1924 al 1927, senza subire una sola sconfitta. Fino al 1935, quando Nedo acconsentì ad esibirsi pubblicamente con Aldo in un assalto dimostrativo.

C'è oggi, fra gli schermidori, chi metterebbe in dubbio l'efficacia di Aldo Nadi e dei suoi contemporanei, dicendo che lo sport è cambiato molto da quei giorni, e che la sua scherma statica ed i suoi atteggiamenti eleganti non sopravviverebbero ai ritmi serrati della moderna scherma agonistica. Ma queste persone non hanno mai visto schermidori come i fratelli Nadi e Lucien Gaudin in azione, e non hanno la minima idea di quanto fossero dinamici, potenti e veloci quegli uomini.

Ho osservato il Maestro Nadi in azione ogni settimana, quando sono stato suo allievo, e inoltre, nei decenni successivi, ho visto la maggior parte dei migliori schermitori olimpici, e posso assicurare ai lettori che c'è una grande differenza tra Nadi e i nostri campioni attuale. La sua scherma era strettamente controllata, e straordinariamente precisa, la sua guardia classica non esponeva praticamente nessun bersaglio, il suo movimento di gambe era scorrevole e senza sforzo, e la sua velocità assolutamente abbagliante. Infatti, credo che i più forti spadaccini della storia probabilmente sarebbero stati efficaci in qualsiasi periodo di tempo. Alcuni dei filmati dal 1920 e 1930 che recentemente sono stati riproposti supportano il mio punto di vista.

Qual era la chiave per il successo fenomenale di Aldo Nadi? La risposta è: grande precisione nell'esecuzione delle azioni, combinata con un senso tattico altamente sviluppato. Suo fratello Nedo, secondo Aldo, era una macchina di scherma impeccabile, prevedibile eppure difficile da contrastare a causa della sua abilità meccanica e grande velocità. Aldo, invece, secondo i suoi contemporanei, era completamente imprevedibile.

In "The Living Sword" [L'autobiografia di Aldo, Ndt], Nadi ha scritto: "Il mio stile è tutt'altro che fisso. Soprattutto, ho sempre cercato di sfruttare al massimo tutti gli errori del mio avversario – un principio fondamentale che non ho mai abbandonato. Indirettamente, questo mi ha portato a modificare continuamente il mio stile di combattimento, e così facendo ho dato ai miei avversari l'impressione di avere tanti metodi diversi." Ma il sistema di insegnamento di Aldo lascia intuire, come già il suo illustre padre e maestro, che il suo metodo pedagogico era solidamente fondato sulla scherma classica. L'accento era posto sulla precisione e sulla economia di movimento, ogni azione era seguita logicamente dalla sua contraria. In questo modo, la lezione era il riflesso di un un combattimento e automaticamente portava l'allievo a concepire intere frasi schermistiche. La lezione portava progressivamente dal semplice al complesso, con azioni che comprendevano le finte triple, e parate e risposte composte. Eppure il Maestro ha sempre sottolineato l'importanza di utilizzare in combattimento azioni semplici, e azioni complesse nella lezione, al fine di sviluppare destrezza e finezza.

Le azioni e le loro contrarie penetravano nella mente dell'allievo con la pratica quotidiana, così da consentirgli di anticipare il seguito, sia di un'azione da lui avviata, sia di un movimento nato dall'avversario. Il momento ideale per colpire, osserva Nadi, è quando la misura è giusta e l'avversario ha sollevato il piede anteriore da terra per un passo avanti, trovandosi per un attimo fuori equilibrio e vulnerabile. E il Maestro era molto attento agli aspetti concreti, e così mentre i maestri tradizionali, della vecchia generazione, in Italia e in Francia, rifiutavano di affrontare questo aspetto del combattimento, dichiarando che la scherma a stretta misura è il risultato di un errore schermistico e, pertanto, scherma mediocre, al contrario, Aldo insegnava ai suoi allievi a restare vicino all'avversario che avesse chiuso la misura, mantenendo le lame in contatto, scendendo in una guardia molto bassa, e mantenendo il braccio flesso e la spada all'interno della coscia anteriore, lama verso l'alto, pronti a colpire nell'istante in cui le lame si fossero liberate. L'avversario, generalmente in posizione eretta, facendo un passo indietro e liberando le lame, esponeva il bersaglio che era facile da colpire con un coupé.

Le azioni che si erano rivelate particolarmente efficaci per Aldo Nadi nel corso della sua lunga carriera agonistica erano regolarmente insegnate ai suoi allievi: ad esempio, il coupé sotto, cioè alla linea esterna bassa. Questo è stato il movimento più ampio insegnato da Nadi nel fioretto. Non appena la lama partiva per un rapido cerchio in senso antiorario dalla linea alta verso quella bassa, l'avversario la perdeva di vista, si lasciava prendere dal panico e perdeva la sua compostezza. Faceva eseguire all'allievo questa azione dapprima da fermo, legando il suo ferro in quarta, e facendola ripetere fino ad ottenere rapidità di esecuzione e controllo perfetto, per poi richiedere di eseguire l'azione di allungo, ma solo quando la punta dell'arma era già diretta con precisione al fianco, il braccio completamente disteso e immobile. Aldo diceva: "L'affondo, poi". Il movimento circolare in senso orario della lama doveva essere accompagnato da una rotazione del polso dalla quarta alla terza posizione (un quarto di giro in senso antiorario), in modo che la lama, fissa sul bersaglio, girasse orizzontalmente sotto il gomito dell'avversario. Successivamente, il coupé sotto era eseguito in tempo: in altre parole, mentre l'insegnante tentava di legare la lama dell'allievo in quarta. E successivamente l'allievo imparava a usare il coupé come una finta, seguita da una cavazione stretta al petto, in senso orario.

La finta era coordinata con l'avanzare, in modo che il piede non si muovesse fino a che la punta non fosse rivolta al bersaglio, e il braccio completamente disteso. In questo caso la mano restava in quarta per la finta. Se la finta era stata abbastanza profonda e convincente, l'avversario si precipitava a proteggere la sua linea di esterna-bassa con una parata di seconda, esponendo così la sua linea di alta alla cavazione sopra, in senso orario, con l'affondo. E, infine, la cavazione sopra poteva anche servire come finta per provocare una parata semplice di quarte o terza, subito dopo la parata di seconda, con la parata di quarta elusa da una cavazione in senso orario, o quella di terza da una cavazione in senso opposto.

La posizione di quest'ultima finta dipendeva da quale delle due parate l'avversario preferisse utilizzare. Scegliendo la quarta, l'allievo avrebbe diretto la sua finta più all'interno; la terza, più all'esterno. E il Maestro consigliava ai suoi studenti di tirare sempre "un po' più da vicino", in modo che l'avversario avvertisse maggiormente la minaccia, e fosse spinto ad agire impulsivamente.

Nel caso in cui l'attacco di coupé sotto, semplice o composto, fosse stato parato dall'avversario in ritirata, e la risposta non fosse stata immediata, Nadi aveva addestrato i suoi schermitori ad eseguire immediatamente, con la massima velocità, un nuovo attacco con cavazioni, uno-due o cavazione e circolata, con ritorno in guardia in avanti e nuovo affondo. Questo metodo era stato utilizzato da Aldo dopo ogni attacco con affondo, parato da avversario che arretra o ritarda la risposta.

Gli schermidori francesi del passato avevano un debole per l'utilizzo di risposte ritardate, che non facevano parte del repertorio delle azioni italiane. In realtà, i maestri della scuola italiana avevano sempre insistito, sin dai tempi più antichi, di rispondere immediatamente, preferibilmente di filo, mantenendo cioè il contatto del ferro, "come un fulmine".

La lezione di Nadi prevedeva sempre la parata e risposta, per ogni tipo di attacco. Contro il coupé sopra, interno o esterno, ha ideato una parata che è come una barriera contro i colpi che provengono dall'alto, e l'ha chiamata quinta: assomigliava alla parata omonima di sciabola, ma con la mano in supinazione, come in posizione di terza alta (fig. 1).

 

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Nell'eseguire la parata e risposta, il Maestro consigliava ai suoi allievi di abbassarsi con la parata "scomparendo nel pavimento" e di sporgersi in avanti nella risposta. Anzi, voleva la più piccola pausa possibile tra la parata e la risposta, in modo che l'una seguisse l'altra quasi senza soluzione di continuità. E raccomandava combinazioni di parate che includevano quelle semplici e quelle di contro, come la quarta e contro di quarta, la terza e contro di terza, e la doppia contro di quarta e terza. Inoltre, amava particolarmente le combinazioni che coprivano sia le linee alte, sia quelle basse, come la contro di terza, seconda e quarta. Chiamò queste combinazioni uno "scudo d'acciaio". L'istante in cui la lama avversaria iniziava a penetrare in un attacco, una combinazione di parate partiva e continuava fino a quando la lama avversa era trovata e deviata dalla sua linea iniziale.

Tra le azioni sul ferro, Aldo insegnava il legamento di quarta e il trasporto in seconda, col pugno di quarta, seguito da un colpo di filo al fianco, e la battuta diretta in quarta e terza (fig. 2), seguita da una botta dritta. Costruiva su entrambe queste azioni, aggiungendo variazioni logiche. Per esempio, nel trasporta da quarta in seconda, l'allievo, avvertendo una contropressione, avrebbe dovuto interrompere il filo e dirigere il colpo sulla linea alta. La stessa azione quindi poteva servire come finta per provocare una semplice parata di quarta o di terza, secondo la finta: come spiegato prima, per il coupé. E la parata, ancora una volta, poteva essere elusa con una cavazione. La battuta diretta in quarta o terza poteva essere seguita anche da una finta dritta, per provocare una parata semplice o di contro, a loro volta eludibili con cavazioni o circolate. Sia Nedo che Aldo Nadi avevano una predilezione per la battuta diretta in quarta e botta dritta con salto avanti e affondo, o balestra. Come insegnata da Aldo, era un corto saltello in avanti, con le gambe flesse, corpo in posizione perfetta di guardia e con il pavimento che serviva come un trampolino di lancio per l'affondo esplosivo che seguiva. Battuta e salto erano coordinati in modo che i suoni di questi movimenti, lama e piedi, fossero simultanei.

 

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L'arresto di Nadi sulla linea esterna ad alta era insegnato con un nervoso spostamento laterale del ferro per incoraggiare l'avversario ad eseguire un uno-due (fig. 3). Dopo aver osservato la propensione l'avversario per questa azione, si distende il braccio portando il ferro verso la lama avversa. Poi, una leggera pressione in terza per ottenere una finta di cavazione all'interno, sulla linea alta. Quindi, un minimo accenno di rapido spostamento all'interno, per convincere l'avversario di aver intenzione di parare quarta. Non appena accenna alla cavazione, braccio che si distende rapidamente per chiudere la linea con un colpo in tempo all'esterno, incontrando la sua lama e deviandola con forte opposizione, e l'avversario resta infilzato. L'arresto è eseguito avanzando, e con il corpo abbassato e inclinato in avanti.

 

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Come molti schermitori italiani del passato, Aldo Nadi avanzava verso l'avversario con il braccio completamente disteso, arma in linea e punta sul bersaglio. L'obiettivo, naturalmente, era spingere l'avversario alla fine della pista, costringendolo per disperazione a reagire incautamente e in fretta, quindi ricorrendo alle sue azioni preferite, che erano già state ben osservate in precedenza, e quindi erano prevedibili. Il passo avanti doveva essere corto, con i piedi che sfioravano la superficie del pavimento, e mantenendo il corpo in posizione di guardia bassa e ben profilata. Questo approccio tattico spingeva l'avversario ad eseguire un'azione sul ferro, come una battuta, che poteva essere anticipata e contrastata con la cavazione in tempo. Schermidori più sofisticati, capaci di utilizzare la battuta per provocare la cavazione in tempo [e pararla, in controtempo, per poi rispondere. Ndt.], potevano essere contrastati con la [contro]parata e risposta, o con un contrattacco in controtempo: la finta in tempo era tenuta di riserva, pronta per l'uso, se necessario.

Così, chi tirava di scherma con Aldo e Nedo Nadi era costantemente indotto ad arretrare, perché essi si muovevano con cautela ma metodicamente in avanti, in modo ipnotizzante, con l'arma in linea, a volte eseguendo piccole e rapide cavazioni, alternate occasionalmente con una finta profonda improvvisa, a minacciare un bersaglio esposto, per distrarre dal bersaglio reale dell'attacco. Ma alla fine non c'era alcun modo per sottrarsi all'inevitabile stoccata! C'era solo un dubbio: dove e quando sarebbe arrivata?

Dr. William M. Gaugler

Maestro di Scherma
Membro d'onore dell'Accademia Nazionale di Scherma di Napoli
 
 
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