| L’uomo, sempre perfettibile, non giunge mai alla perfezione |
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| Mercoledì 03 Febbraio 2010 20:19 | |
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Calcedonio Carnazza CENNO STORICO SU' VARI SISTEMI DI SCHERMA RICONOSCIUTI SINGOLARMENTE IN EUROPA Catania, da' tipi del Can. Franc. Longo, 1828 In 8 piccolo; 20,3cm x 14,5cm; pagg. 32
Dedicato alla famiglia ducale dei Paternò Castello, dalla cui biblioteca la copia analizzata proviene direttamente, rappresenta uno di quegli esempi storiografico-pedagogici tipici di un momento in cui alcuni maestri di scherma peninsulari hanno voluto, attraverso un'esposizione ragionata, tentare di ridonare la predominanza storica ed artistica alla scherma italiana in rapporto alle diverse scuole che, a partire da essa, potevano nel tempo essere sorte in Europa nei due secoli precedenti. Altro grande nome che molti saggi dedicherà all'argomento sarà ancora quello di un siciliano, Blasco Florio, coevo del Carnazza.
Il volumetto si presenta in legatura muta di carta non rigida. Le pagine sono fresche, ben conservate e ber rifilate. Si nota ancora una stampa a torchio manuale, e, in quanto tale, molto "pesante", ovvero caratterizzata da una visibile e tastabile, a polpastrello, marcatura di ogni singola lettera sulla carta stessa. Questo saggio d'antan ha il merito di dare un'efficace declinazione delle scuole di scherma dall'autore considerate come rappresentative del panorama europeo, secondo un pragmatico schema che, per ogni nazione citata, comprende:
Gli stili che Carnazza analizza sono, nell'ordine, quello francese, lo spagnolo, il tedesco e, infine, quello italiano, il quale, manco a dirlo, è considerato il migliore (senza però per questo evitare di notare i pregi altrui). Il confronto tra differenti "scuole" non è iniziativa nuova; basta farsi tornare alla mente come quasi tutti i grandi trattati francesi del XVII e XVIII secolo immancabilmente presentino un capitolo dedicato a "come si tira contro ..." (e mettete, di volta in volta, al posto dei puntini di sospensione, "un italiano", "un tedesco", "uno spagnolo"). In questo Carnazza mantiene un approccio comparativo già noto. Certo è che lo fa con piglio ben differente, dando fondamentali scorci a tutti coloro i quali possono ancor oggi essere interessati a comprendere le sostanziali differenze che si potevano allora osservare tra gli spadaccini delle diverse nazioni. Tali peculiari caratteristiche si declinano a partire da un'arma diversa, passando per una guardia caratteristica ad ogni scuola, per giungere, infine, alla differente gestione della misura d'attacco. L'opera serba importanti notizie sia per lo storico, a livello di quadro generale del periodo, sia, più specificatamente, per lo storico della scherma. Quanto espresso dall'autore è, infatti, per sua stessa ammissione, relativo a ciò per cui egli stesso ha avuto esperienza negli ultimi cinquant'anni (un buon arco temporale che va quindi a coprire l'ancien règime pre-rivoluzionario e la successiva Restaurazione). A concludere, è di fatto innegabile come opere quali i numerosissimi saggi dello stesso Calcedonio Carnazza, così come quelli del suo già citato conterraneo e contemporaneo Blasco Florio, pesantemente contribuiranno alla stesura di molte "introduzioni storiche" negli scritti dei loro successori peninsulari postunitari, i quali senza tanti complimenti attingeranno a piene mani dagli scritti dei due siciliani. Il volume qui descritto è citato in:
Non sarebbe peregrina speranza contare che, prima o poi, alcuni saggi tanto del Carnazza che del Florio vengano ristampati, ad uso e consumo anche degli schermidori contemporanei. Riccardo Rizzante
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"L'uomo, sempre perfettibile, non giunge mai alla perfezione" è l'efficace occhiello d'apertura del presente libricino, pregevole per la rarità, stante il periodo (in piena restaurazione) e l'ambito geografico, quella Regione Siciliana saldamente parte del Regno delle Due Sicilie ormai restituito ai suoi legittimi regnanti Borboni a seguito dell'intensa parentesi murattiana.
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