| Arrivederci, Dottore! |
|
|
|
| Giovedì 07 Aprile 2011 10:23 | |
|
Era così che lo salutavo alla fine di un allenamento, quando per uscire dalla gloriosa sala di scherma di via Carlo Dottori a Padova mi affacciavo nella palestrina in cui svolgeva il suo lavoro di specialista in ortopedia e riabilitazione. "Ciao Giovanni!", rispondeva lui, con un sorriso sempre cordiale e una stretta di mano decisa, ma gentile, da vero schermidore, da vero Maestro di scherma. Figlio del grande Maestro Guido Comini, che fu il mio primo Maestro, il Dottor Giuseppe, detto Pino, più volte membro della nazionale azzurra di sciabola e vincitore della medaglia d'argento a squadre ai mondiali di Roma del 1955, mi ha accompagnato nel mio ritorno alla scherma, dopo un lungo abbandono forzato a causa della mia schiena, ed è stato il primo a concedermi uno spazio per praticare e insegnare la scherma storica. Ricordo le sue belle e dinamiche lezioni di sciabola e la bellissima impostazione classica che amava dare, senza porsi troppi problemi sulle nuove regole dell'arma bitagliente: "Forza Giovanni, passo-avanti-affondo e sciabolata alla testa, passo-avanti-affondo, passo-avanti-affondo, flèche!" "ma Dottore, la flèche l'hanno proibita!" "Non importa, FLÈCHE!". L'antica sala di scherma ora non c'è più, anche se la società schermistica padovana AS Comini 1885, fortunantamente, ne sta valorosamente sostenendo la memoria, mentre il Dottore si era ritirato in collina, per godersi un meritato riposo dopo decenni di professione medica e di insegnamento schermistico. Da tanto tempo non lo vedevo più e sapevo che la sua salute era costellata di alti e bassi, ma l'amico Antonio Zancato mi teneva costantemente informato sulle sue condizioni. Oggi Antonio mi ha telefonato, annunciandomi, con profonda tristezza, che il Dottore se ne è andato. Un pezzo fondamentale della mia vita schermistica se ne va con lui. Nel ricordo dell'antica sala che mi vide bambino imparare da suo padre e da giovane uomo imparare da lui non posso che unirmi al dolore dei sui cari, salutandolo come tanti anni fa. Arrivederci Dottore!
|



