Del cavaliere dall'armatura tutta bianca PDF Stampa E-mail
Giovedì 19 Agosto 2010 09:50 | Scritto da redazione web

picasso-cav-inesAvanzava ai margini del campo, in luoghi solitari, su per un'altura spoglia. La notte calma era percorsa soltanto dal soffice volo di piccole ombre informi dalle ali silenziose, che si muovevano intorno senza una direzione nemmeno momentanea: i pipistrelli. Anche quel loro misero corpo incerto tra il topo ed il volatile era pur sempre qualcosa di tangibile e sicuro, qualcosa con cui si poteva sbatacchiare per l'aria a bocca aperta inghiottendo zanzare, mentre Agilulfo con tutta la sua corazza era attraversato a ogni fessura dagli sbuffi del vento, dal volo delle zanzare e dai raggi della luna. Una rabbia indeterminata, che gli era cresciuta dentro, esplose tutt'a un tratto: trasse la spada dal fodero, l'afferrò a due mani, l'avventò in aria con tutte le forze contro ogni pipistrello che s'abbassava. Nulla: continuavano il loro volo senza principio né fine, appena scossi dallo spostamento d'aria. Agilulfo mulinava colpi su colpi; ormai non cercava nemmeno piú di colpire i pipistrelli; e i suoi fendenti seguivano traiettorie piú regolari, s'ordinavano secondo i modelli della scherma con lo spadone; ecco che Agilulfo aveva preso a fare gli esercizi come si stesse addestrando per il prossimo combattimento e sciorinava la teoria delle traverse, delle parate, delle finte.  

Si fermò d'un tratto. Un giovane era sbucato da una siepe, lì sull'altura, e lo guardava. Era armato solo d'una spada e aveva il petto cinto d'una lieve corazza.

- Oh, cavaliere! - esclamò. - Non volevo interrompervi! È per la battaglia che vi esercitate? Perché ci sarà battaglia alle prime luci del mattino, è vero? Permettete che io faccia esercizio con voi? - E, dopo un silenzio: - Sono arrivato al campo ieri... Sarà la prima battaglia, per me... È tutto così diverso da come m'aspettavo...

Agilulfo stava ora di sbieco, la spada stretta al petto, a braccia conserte, tutto chiuso dietro lo scudo. - Le disposizioni per un eventuale scontro armato, deliberate dal comando, vengono comunicate ai signori ufficiali e alla truppa un'ora prima dell'inizio delle operazioni, - disse.

Il giovane restò un po' confuso, come frenato nel suo slancio, ma, vinto un leggero balbettio, riprese, col calore di prima: - È che io, ecco, sono arrivato ora... per vendicare mio padre... E vorrei che mi fosse detto, da voi anziani, per favore, come devo fare a trovarmi in battaglia di fronte a quel cane pagano dell'argalif Isoarre, sì, proprio lui, e spezzargli la lancia nelle costole, tal quale egli ha fatto col mio eroico genitore, che Dio l'abbia sempre in gloria, il defunto marchese Gherardo di Rossiglione!

- È semplicissimo, ragazzo, - disse Agilulfo, e anche nella sua voce ora c'era un certo calore, il calore di chi conoscendo a menadito i regolamenti e gli organici gode a dimostrare la propria competenza e anche a confondere l'impreparazione altrui, - devi fare domanda alla Sovrintendenza ai Duelli, alle Vendette e alle Macchie dell'Onore, specificando i motivi della tua richiesta, e sarà studiato come meglio metterti in condizione d'avere la soddisfazione voluta.

Il giovane, che s'aspettava almeno un segno di meravigliata reverenza al nome di suo padre, restò mortificato per il tono prima che per il senso del discorso. Poi cercò di riflettere alle parole che il cavaliere gli aveva detto, ma ancora per negarle dentro di sé e tener vivo il suo entusiasmo. - Ma, cavaliere, non è delle sovrintendenze che mi preoccupo, voi mi comprendete, è perché mi chiedo se in battaglia il coraggio che mi sento, l'accanimento che mi basterebbe a sbudellare non uno ma cento infedeli, e anche la mia bravura nelle armi, perché sono ben addestrato, sapete? dico se là in quella gran mischia, prima d'essermi orizzontato, non so... Se non trovo quel cane, se mi sfugge, vorrei sapere com'è che fate voi in questi casi, cavaliere, ditemi, quando nella battaglia è in ballo una questione vostra, una questione assoluta per voi e voi solo...

Agilulfo rispose secco: - Mi attengo strettamente alle disposizioni. Fa' anche tu così e non sbaglierai.

- Perdonatemi, - fece il ragazzo, e se ne stava lì come intirizzito, - non volevo importunarvi. Mi sarebbe piaciuto fare qualche esercizio alla spada con voi, con un paladino! Perché, sapete, io nella scherma sono bravo, ma alle volte, al mattino presto, i muscoli sono come intorpiditi, freddi, non scattano come vorrei. Succede anche a voi?

- A me no, - disse Agilulfo, e già gli voltava le spalle, se ne andava.

 

Da Il cavaliere inesistente di Italo Calvino, Oscar Mondadori, pagg. 12-14

Il disegno è di Pablo Picasso per la copertina de Il cavaliere inesistente

 

 

 

 

Commenti 

 
0 # Rodomonte 2010-08-22 23:44
Grazie per avermi fatto conoscere questo bellissimo passaggio e rievocare Calvino e i verdi anni del liceo. :)
 
 
0 # Ella 2010-08-31 08:27
Grazie a te!
Il confronto tra l’ideale e la sua applicazione pratica, però, ci impegna di più adesso che siamo adulti.
Più che mai attuale il significato allegorico dei personaggi, dalla fredda volontà di Agilulfo, al camaleontico Gurdulù corpo senza coscienza, ai bricconi camuffati da paladini per arraffare più che possono , per citarne solo alcuni.
 

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