Deporre la spada per impugnare la medesima PDF Stampa E-mail
Venerdì 30 Luglio 2010 07:16 | Scritto da redazione web

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Primo fatto strano: a un certo punto questi giocatori, accecati dalla passione sportiva, smettono di darsele di santa ragione, allo scopo di darsele di santa ragione. 
Secondo fatto strano: la polizia interviene acciocché i contendenti smettano di darsele di santa ragione, allo scopo di ricominciare a darsele di santa ragione.
Quanto al primo dei fatti strani: era proprio necessario che i giocatori sospendessero le botte professionali, diciamo così, per darsene di non professionali? Quanto al secondo: come si fa a distinguere tra botte professionali e non professionali e che differenza si trova fra le une e le altre?

E' il caso, pure capitato a Roma, di due pugilatori che, durante un incontro, accecati dalla passione sportiva, si presero a pugni. Ma se già stavano prendendosi a pugni? Era proprio necessario che sospendessero i pugni, per darsene altri? E, visto che si sono regolati così, era proprio necessario, per i tutori dell'ordine, di intervenire acciocché i due smettessero di fare a pugni e riprendessero la competizione, consistente appunto nel fare a pugni? "Via, via", diceva il pubblico, "smettete di fare a pugni e fate a pugni". Difatti, quando i due si furono rappacificati, non fecero altro che ricominciare a darsele.

Insomma, più strano di tutto appare, in questi casi, il contegno delle autorità, che intervengono per ristabilire l'ordine; il quale ordine consiste nel fatto che i contendenti ricomincino a darsele.
Certo, non è bello che, durante un incontro di pugilato, i due contendenti diano il poco edificante spettacolo di prendersi a pugni. Dovrebbero fare come quel pugile che, durante un incontro, disse all'avversario: "Questo pugno te lo farò pagare; ci vedremo fuori, dopo il match".

A proposito, poi della passione sportiva in genere, mi viene in mente l'altro caso storico dell'illustre scrittore americano Henry Furst, che in Italia si era messo per passione sportiva a fare il manager di un noto boxeur, mi pare Fiermonte. Un giorno, in un pubblico incontro, il boxeur le stava prendendo dall'avversario e, vedendo il manager che gli faceva cenni di riprovazione a causa dello stile dei suoi pugni, che pare lasciasse a desiderare, perse il lume degli occhi, si scaraventò su questo e lo tempestò di formidabili cazzotti. "Magnifici!", gridava Furst sotto la gragnuola, al colmo dell'ammirazione, "Questi sì che sono pugni, altro che quelli che dai all'avversario. Bravo bene, dài ! "

Il caso, a cui fu dedicata una tavola a colori di Beltrame sulla "Domenica del Corriere", mi ricorda anche quello del manager il quale, per incoraggiare il proprio allievo che, dopo i primi rounds di un incontro, era stato ridotto in condizioni pietose dall'avversario e boccheggiava mezzo morto, gli si avvicinò durante un intervallo e gli disse : " Non ti scoraggiare, ci sono altre dieci riprese ".

Altri episodi che si avvicinano a quelli citati furono i duelli fra Candido Sassone e Aurelio Greco, fra il grande Nedo Nadi e Adolfo Cotronei, e altri. Si trattava sempre di famosi schermitori. Spesso il "casus belli" nasceva durante un incontro di scherma.
Allora gli avversari deponevano la spada, per impugnare la medesima. Nel duello Sassone-Aurelio Greco, la polizia, messa sull'avviso, cercò di intervenire e i due, inseguiti, furono costretti a scappare da Roma a Colonna per fare quello che indisturbati avrebbero potuto fare in sala d'armi.

 

Fonte: Giuliano Musumeci *

In un incontro di pugilato per il titolo mondiale dei pesi massimi, lo sfidante, visto che non riusciva a strappare all'avversario l'ambito titolo con la forza dei propri pugni, a un certo punto perse la pazienza e lo prese a pugni. Fu processato: "Perché avete preso a pugni il campione del mondo?" , gli domandò il giudice, severo. E lui: " Perché volevo farlo diventare campione dell'altro mondo".
Un altro caso del genere capitò a un incontro di lotta libera, dove uno dei contendenti, in un momento di rabbia per un colpo dell'avversario di cui non era rimasto soddisfatto, sollevò, di peso questo, il quale, tra parentesi pesava più di un quintale e mezzo, e lo scaraventò fuori del quadrato. "Perché avete fatto una cosa simile?", gli domandò il giudice, al processo che ne seguì. E il lottatore: "Signor giudice, è stato un momento di debolezza ".

Achille Campanile 

Da "Arringa in difesa di un giocatore di rugby", "L'Europeo", 1957. Fonte: campanile.it

 

  (*) Note di Giuliano Musumeci in calce al video 

Questo è un documento storico eccezionale: un duello vero al primo sangue fra due campioni del mondo Aurelio Greco e Candido Sassone, rispettivamente di Roma e di Vercelli e ognuno per affermare la propria supremazia nel duello. E' un documento drammatico in cui la tensione per questa sfida si scopre nel volto e nell'atteggiamento dei contendenti. Curiosità: le macchine che arrivano hanno percorso quella che oggi è Via della Farnesina e tutti i colli della Farnesina sono inquadrati in un'immagine del filmato. Un'altra nota caratteristica è l'abbigliamento dell'epoca delle donne e dei giovani del paese di Colonna (a sud est di Roma). La spada originale dello scontro di Aurelio Greco è conservata dalla famiglia Musumeci Greco.-

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L'immagine di copertina è tratta dal Calendario Storico dei Carabinieri, giugno 2002

  

 

 

Commenti 

 
0 # Ella 2010-08-02 11:42
Il video è veramente un documento interessante, grazie a Giuliano Musumeci per averlo messo a disposizione di tutti in Rete.

Mi sto chiedendo anch'io in base a quale reale necessità i due famosi maestri di scherma si batterono in un duello rocambolesco quando avrebbero potuto gareggiare sportivamente in pedana.

Forse fu una risposta obbligata – per i tempi - ad una provocazione. O l’esibizionismo delle propria maestria ad ogni occasione influenzato forse dalla cultura futurista. Oppure siamo di fronte ad una forma di advocacy advertising, una pubblicità di sostegno ritenuta essenziale in quanto fu messa in discussione una posizione ritenuta legittima. Chissà.
 

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