Arbitri & Maestri. Le interferenze ragionevoli PDF Stampa E-mail
Sabato 09 Luglio 2011 14:10 | Scritto da Giancarlo Toran

Credo che ogni persona interessata alla scherma, atleta, arbitro, insegnante o dirigente, non possa essere indifferente alla questione sollevata su questo sito dal maestro Vincenzo Castrucci, e poi rimbalzata su vari altri siti, fra cui Fencing.net. Grazie al paziente lavoro di traduzione e collegamento di Gladius abbiamo potuto conoscere le opinioni e i commenti dei frequentatori del sito americano.

Le opinioni sono opinioni, e le regole sono regole. Ma la realtà è cosa diversa, in ogni campo. Le vere regole del gioco non sono quelle scritte, ma quelle realmente applicate, e dipendono da coloro che le applicano, gli arbitri, e da chi li seleziona.. Mi sento di affermare che una delle condizioni affinché si possa parlare di avanzamento della civiltà è la diminuzione del divario fra quanto è scritto e quanto è realmente applicato.

A quanto pare, è diffusa l’opinione che, nella scherma, questo divario sia ancora troppo ampio. Io concordo con questa opinione, e credo di conoscere i motivi per cui questo accade.

Il RI (abbreviazione che utilizzerò, d’ora in poi, per Regolamento Internazionale della Fie) è nato con la stessa Fie, nel 1914. Quella versione, che è rimasta in buona parte immutata, per la parte tecnica, era già allora frutto di un compromesso fra le scuole allora dominanti: la francese, l’italiana, l’ungherese, rispettivamente predominanti per la spada, il fioretto e la sciabola. Come ogni compromesso, aveva molti difetti, e il tempo li ha accentuati. Allora come oggi, il RI faceva riferimento ai “trattati”, senza indicare quali. Ma le definizioni, poche e incoerenti, su cui si basava e si basa, sembrano essere tratte da testi francesi.

Due soli esempi.

Il famigerato “tempo schermistico”, che è la “durata di un’azione semplice” (t.1: riporto la numerazione seguita nell’ultima versione del RI). Per i francesi, l’azione semplice è quella eseguita in un solo movimento. Per gli Italiani, quella che non elude parata. Per cui, una battuta e botta dritta per i francesi non è semplice, ma lo è per gli italiani. Ma per i francesi, è semplice - cioè, ripeto, eseguita in un solo movimento - anche l’azione di coupé, in cui la lama, ad esempio per una risposta, passa davanti alla punta dell’avversario, con un evidente movimento all’indietro dell’arma (risposta semplice ed indiretta, dice il RI). Nessun riferimento, inoltre, al movimento di gambe che può accompagnare il movimento del braccio armato. Per cui il “tempo schermistico” è lo stesso per una botta dritta eseguita a misure differenti, a piè fermo come di passo avanti e affondo.

Secondo esempio. “Le differenti azioni offensive sono l’attacco, la risposta e la contro risposta” (t7). A parte il fatto che la contro risposta è una risposta (altrimenti, dovremmo includere anche la contro-contro- risposta, e così via…), cioè l’azione offensiva che segue immediatamente la parata, poche righe più avanti si “spiega”, e si cita, fra le azioni offensive, il contrattacco, che prima non c’era. Poco più avanti troviamo che ce ne sono anche altre: e nella stessa famiglia troviamo la rimessa, il secondo colpo (redoublement, in francese), la ripresa di attacco, che non è altro che un nuovo attacco da parte di chi ha esaurito il primo, e il controtempo (!): azione complessa, di seconda intenzione, che comprende una simulazione di attacco, una parata e una risposta, nel caso più comune.

Mi fermo qui. Se queste sono le “definizioni” e le “spiegazioni” su cui si appoggia il seguito del RI, non c’è da meravigliarsi più di niente. E poco conta che gli estensori, quasi a giustificarsi, dichiarino in una nota che queste “definizioni” non sostituiscono un trattato di scherma, ma servono solo a “facilitare” la comprensione del RI.

Se le basi sono poco solide, l’intero edificio non sta in piedi. Paradossalmente, questa è la sua forza. Poiché nessuno è capace di cambiarlo, o se la sente di affrontare l’impresa di cambiare le fondamenta dell’edificio, le cose restano come sono, e le interpretazioni sostituiscono le regole: e lo fanno in maniera pesante.

L’esempio più evidente è proprio in una delle definizioni cardine: quella che riguarda l’attacco. “L’attacco è l’azione iniziale eseguita distendendo il braccio e minacciando continuamente la superficie valida dell’avversario, precedente [la distensione, non un generico avanzamento] l’esecuzione dell’affondo o della flèche” (t.7). Questa è una cosa che non si vede più da decenni, se non nella spada. Il movimento in avanti delle gambe è diventato, nell’interpretazione corrente degli arbitri, il fattore di gran lunga più importante.

Non intendo, qui, gettare la croce sulle spalle degli arbitri: non è colpa loro se la scherma è diventata troppo veloce per poter seguire, dalla distanza di un metro o due, lo sviluppo contemporaneo di due azioni rapidissime. Il fatto è che la scherma delle armi convenzionali è cambiata profondamente, intorno agli anni cinquanta, e più precisamente da quando è stato adottato il fioretto elettrico, grazie ad una forte pressione italiana sulla Fie. Il RI, invece, è rimasto lo stesso, dimostrandosi assolutamente inadeguato.

Come e perché è cambiata? Mi limito, per ora, al fioretto. Quando la stoccata bisognava “vederla”, per dare il punto, la preoccupazione dello schermidore era volta, appunto, alla visibilità del colpo. L’estetica aveva la sua parte. Il bersaglio del petto era il principale, se non l’unico. Ogni colpo (dicevano i trattati) doveva essere portato con la dovuta opposizione (evidente l’affinità col duello, allora); l’arma doveva essere bene in linea, e le botte angolate al corpo quasi non esistevano.

Quando il fioretto elettrico si impose, divennero comuni le botte angolate e i colpi al margine del bersaglio valido, schiena compresa. Bastava che l’apparecchio le registrasse. I colpi angolati richiedono una flessione più o meno accentuata del braccio. Le parate, di conseguenza, si sono allargate. Con le nuove lame, più flessibili e leggere per motivi di sicurezza, botte angolate e coupé si sono presto trasformati in colpi di fuetto, che richiedono un braccio ancora più flesso, e parate ancora più larghe. Ecco apparire, allora, le chiusure (contrazioni insieme a chiusura di misura, quasi sempre a braccio piegato: unico modo per contrastare un attacco a braccio piegato!), insieme ad un gioco di misura più spinto, con spostamenti più ampi, sulla pedana. Il povero arbitro, per traguardare atleti e apparecchio contemporaneamente, dovrebbe correre più veloce di loro. Non può farlo. La sua visione periferica è in grado di cogliere i cambiamenti di direzione, ma non la precedenza di entrambi i movimenti delle armi.

In questa situazione, giudicare della correttezza di un attacco, anzi, di due, è impresa davvero difficile. Quel che appare a velocità normale, poi, spesso è molto diverso da quello che risulta evidente da una ripresa al rallentatore.

Trovo naturale, ma non certo giusto, che gli arbitri interpretino secondo la loro personale sensibilità: che purtroppo è spesso troppo diversa dall’uno all’altro. La conoscenza perfetta di un regolamento tanto imperfetto non può certo migliorare le cose. Su ogni punto, si potrà discutere all’infinito. E’ il caso dell’attacco composto, di cui si è discusso nelle ultime settimane.

Il regolamento, è vero, dice che il colpo deve arrivare al massimo quando il piede anteriore tocca terra, nell’affondo. Qui parliamo di sciabola, perché nel fioretto, se il colpo non fosse parato, ma l’attaccante restasse in linea, la priorità resterebbe la sua. Nella sciabola, invece, chissà perché, pur continuando a minacciare un bersaglio, il suo attacco è considerato come concluso, se l’altro non para, ma tira insieme al colpo finale (quello che segue la finta, arrivata insieme al contatto col terreno del piede anteriore). Non si capisce perché, dato che l’altro non para, e non arriva a bersaglio con un “tempo schermistico” di vantaggio: il RI dice chiaramente che solo la parata (quella col ferro) dà “diritto” alla risposta.

Se volessimo essere coerenti, dovremmo giudicare questa azione come un simultaneo, un tempo comune, senza assegnare il punto a nessuno. Ma se proprio volessimo giudicare l’azione in questo modo, dando cioè ragione a chi ha subito il primo attacco, sarebbe bene che la norma fosse scritta da qualche parte. Potremmo ritenere, come per altre azioni, che la norma sia sciocca, o sbagliata: ma almeno avremmo un punto di riferimento sicuro. Invece, ci tocca imparare che le cose stanno così, da un certo punto in poi, perché così è stato deciso in qualche riunione, prima di qualche gara. Ma, tolti gli arbitri presenti, e quelli che lo hanno saputo per trasmissione orale, nessuno ne sa niente.

E’ una situazione indecente, ma abbiamo finito con l’accettarla. Chi è più furbo, chi ha saputo o capito prima, potrà insegnare la “nuova” azione ai suoi allievi, e trarne vantaggio. Agli altri, non resterà che la sterile protesta, e il mal di fegato.

Che fare?

Ritengo che i tempi siano maturi per un cambiamento. Internet, a mio parere, è lo strumento adatto: le notizie volano, si diffondono, arrivano a chi gestisce il potere, nel mondo della scherma. Come sempre avviene, chi è in alto in un primo tempo è infastidito da queste “interferenze”. Che, se sono ragionevoli, espresse con rispetto (il che significa rendersi conto della difficoltà di gestire un problema complesso), e soprattutto numerose, possono ottenere di smuovere le montagne.

ToranGiancarlo Toran

 

Alcuni articoli ed interventi dello stesso autore:  

Scherma contro natura. L'arte di colpire quando si è colpiti

Una discussione 'virtuale' transatlantica sulla convenzione e le tre armi di oggi

Chiedi al maestro. Misura, tempo, velocità

Chi è un maestro?

Nati per mentire

 


 

Commenti 

 
+1 # Ella 2011-07-20 16:41
Maestro Toran,
è sempre un piacere leggerti: con misura e rispetto per l’amor proprio altrui inviti ad un confronto e ad un libero dibattito per scelte che diano sostanza a tanti discorsi. Grazie!

PS: Purtroppo anche lo ‘schermachese’ non aiuta la comprensione linguistica, alcuni suoi vocaboli intraducibili o che abbracciano vari significati non agevolano il compito dei traduttori. Confido, per un aiuto in questo percorso, nella diffusione ufficiale dell’indagine terminologica comparativa della schermitrice Petra Kogelnig. Che ne dici, c'è da sperarci?
 
 
+1 # Magis 2011-07-20 22:50
Contaci, contaci: lavori in corso...
 

Ultimi commenti