| La schiena degli schermitori, il parere del dottor Fiore |
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| Lunedì 17 Gennaio 2011 00:00 | |
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Come si può difendere la schiena degli schermitori grandi e piccoli? "Nella scherma il rachide* svolge sotto il profilo biomeccanico un ruolo chiave in tutte le situazioni statiche e dinamiche che caratterizzano questa disciplina."
Abbiamo chiesto di parlarcene al dottor Antonio Fiore, medico di Federscherma, chiedendogli di tracciare un vademecum utile non solo per i maestri di scherma e gli allenatori ma anche per i genitori e gli atleti e per chi, come la sottoscritta, ha un'informazione superficiale di questo importante distretto del corpo.
Grazie per aver accettato il nostro invito.
E. L.
Simboli di navigazione per centrare gli argomenti a colpo d'occhio:
Come si comporta il rachide nella varie azioni schermistiche? A partire dalla posizione di partenza, - la cosiddetta posizione 'di guardia' - il rachide subisce delle torsioni sul proprio asse verticale e delle flessioni sia in senso antero-posteriore che laterale, le quali variano in relazione allo schema posturale acquisito dall'atleta sin dai primi anni di pratica. E' evidente, inoltre, che le caratteristiche specifiche di fioretto, sciabola e spada condizionano engrammi** motòri del tutto diversi. In aggiunta a ciò, entrano in ballo le diverse impostazioni didattiche dei maestri, che a loro volta possono essere influenzate dalle diverse 'scuole di pensiero' schermistico. Soprattutto nel fioretto, ad esempio, possono evidenziarsi aspetti biomeccanici estremamente variegati già dalla semplice osservazione della posizione di partenza dello schermitore. In particolare, può variare il grado di torsione della colonna sul proprio asse: torsione che ha il proprio fulcro nel tratto dorso-lombare, ed è orientata in chiave di obiettivo tecnico sia a ridurre il bersaglio valido dello schermitore, sia a metterlo nella condizione di effettuare le parate e le risposte con la massima efficienza possibile. In tale posizione assume un'importanza fondamentale anche il grado di flessione in senso antero-posteriore della colonna, le cui variazioni possono a loro volta modificare in modo sensibile il baricentro corporeo, col conseguente impegno massivo di vari gruppi muscolari agonisti e antagonisti, dal cui equilibrio dinamico dipende l'integrità della colonna stessa.
Che cosa può fare il maestro di scherma per proteggere la schiena di un atleta?
Un'eccessiva flessione in avanti del rachide, ad esempio, non può prescindere da un impegno continuo della muscolatura posteriore, e soprattutto del quadrato dei lombi, mirata a compensare l'azione dell'ileo-psoas. In chiave dinamica, è molto difficile analizzare l'insieme infinito di movimenti cui è sottoposto il rachide di uno schermitore, perché la varietà delle situazioni agonistiche determina talora un'assoluta imprevedibilità delle stesse: ciò determina un impegno oltremodo variabile del rachide sotto il profilo degli assi di rotazione interessati, ma soprattutto dal punto di vista della potenza espressa dall'azione muscolare, che a sua volta è condizionata dai tempi di esecuzione del gesto tecnico. Un aspetto è certo: quanto maggiore è il livello tecnico dello schermitore, tanto maggiore sarà la sua economia del gesto, e tanto meglio lo stesso atleta riuscirà a gestire le varie situazioni agonistiche in una condizione di equilibrio generale del corpo che, nella scherma, è strettamente collegata al livello della performance. . Il sovraccarico del rachide, quindi, varia da uno schermitore all'altro ed è differente in fioretto, sciabola e spada.
Volendo entrare nei dettagli delle singole discipline, i ragionamenti sopra enunciati – i quali riguardano in primis il fioretto – possono essere validi in linea di principio anche nella sciabola e nella spada, sebbene queste due armi presentino degli aspetti biomeccanici sensibilmente diversi, a loro volta connessi alle specificità tecniche. Nella sciabola moderna, infatti, i tempi di azione sono estremamente ridotti rispetto alle altre due armi, poiché le situazioni tecniche in pedana sono caratterizzate dall'esigenza di esprimere velocità più elevate. Tale aspetto comporta a mio avviso un impegno della colonna diverso: più connesso alla necessità di esprimere elevate potenze muscolari in chiave esplosiva, e meno condizionato dalla ricerca di soluzioni tecniche in grado di provocare torsioni e flesso-estensioni del rachide che di norma sono di grande impatto usurante. Nella spada, infine, i tempi di azione sono mediamente più lunghi di quelli del fioretto (in particolare del fioretto maschile), con delle situazioni molto variegate sotto il profilo posturale.
La necessità di mantenere posture particolari per tempi maggiori, determina delle condizioni biomeccaniche di sovraccarico funzionale maggiori, che si riflettono spesso in disturbi occasionali oppure in vere e proprie patologie del rachide.
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Nelle differenze di sovraccarico influisce anche il sesso degli schermitori?
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Ci sono evidentemente anche differenze basate sul sesso, a loro volta dovute a diversi fattori.Una preparazione muscolare differente, in primis, che nasce dalle prerogative biologiche (antropometriche e ormonali, in particolare), ma anche da un diffferente percorso di educazione motoria, che spesso nei maschi è più ricco nell'età evolutiva di elementi in grado di fornire loro migliori qualità di destrezza e, soprattutto, migliori adattamenti cardiocircolatori e metabolici.
Muscolatura della cintura addominale e lombare [core] L'allenamento del core richiede attenzione!
Cosa succede se il core non viene allenato? Se, al contrario, l'allenamento fosse abbinato ad una pratica intensa ed insistente della scherma, si potrebbe incorrere in qualche effetto dannoso? E' evidente come la preparazione dello schermitore, e in particolare di quello di alto livello, non possa prescindere da un'estrema attenzione alla cura di ogni particolare.
E' indispensabile che la muscolatura di raccordo tra tronco e arti inferiori – il cui ruolo è delicatissimo sia in condizioni statiche che nell'effettuazione di quasi tutti i movimenti schermistici – sia perfettamente in grado di svolgere la propria funzione di sostegno in ogni situazione tecnica. Una carenza in questo aspetto fondamentale della preparazione può pertanto determinare, come già accennato in precedenza, una serie di disturbi clinici, sia di carattere acuto che, soprattutto, cronico. Sotto il profilo statistico, il problema che si presenta acutamente nella vita dell'atleta con la maggiore incidenza, è la lombalgia. Tale disturbo doloroso, che più spesso è monolaterale, può rappresentare agli esordi la semplice espressione di una contrattura muscolare del muscolo quadrato dei lombi o dell'ileo-psoas - o di entrambi - a sua volta connessa alle condizioni di squilibrio del tratto lombo-sacrale derivanti da carenze di forza, ma anche di elasticità, dei gruppi agonisti e antagonisti coinvolti nei vari movimenti.
L'azione di intense forze torsionali sui corpi vertebrali, inoltre, può causare danni acuti a carico delle strutture capsulo-legamentose e, in particolare, delle articolazioni latero-vertebrali, con conseguente innesco di situazioni dolorose, cui l'organismo risponde invariabilmente con contratture di difesa dei gruppi muscolari distrettuali. In questi casi è spesso assai difficile esprimere una diagnosi precisa, in quanto il comune denominatore di tutte queste situazioni acute è il dolore: dolore che nella stragrande maggioranza dei casi è localizzato a livello lombare, ma che spesso può essere situato a livello dorsale o cervicale, sulla base di dinamiche etiopatogenetiche sostanzialmente analoghe.
Gli squilibri di carico cui è sottoposto nel tempo il rachide si possono nel tempo materializzare anche in una vera e propria degenerazione della matrice ossea della struttura, con la formazione di osteofiti (speroni ossei espressione di vettori di carico anomali) e la graduale deformazione 'a cuneo' di uno o più corpi vertebrali, e di alterazioni della regolarità del profilo delle limitanti somatiche dei corpi stessi.
Come reagisce il corpo dell'atleta agli esercizi intensi ed insistenti?
In ogni caso, se un atleta è consapevole di non essere in grado di ritornare rapidamente nella posizione di guardia dopo un tentativo o una minaccia di affondo, a causa di una carenza a livello della muscolatura del core, tenderà a evitare tale gesto tecnico, o ad eseguirlo in modo scorretto e non massimale. In linea generale, infine, una lombalgia, una dorsalgia o una cervicalgia rappresentano condizioni estremamente limitative in senso tecnico e agonistico per uno schermitore.
Ci sono precise patologie del rachide che potrebbero instaurarsi durante un allenamento o durante una gara? In linea generale, non credo sia possibile una distinzione netta tra patologie del rachide in allenamento e in gara, perché si tratta di due fasi della vita di un atleta estremamente variabili in relazione alle modalità specifiche di somministrazione dei carichi di lavoro, adottate da ogni allenatore.
Tali condizioni possono rappresentare il terreno predisponente per danni di ogni tipo, soprattutto se le esercitazioni citate non vengano adeguatamente 'preparate' da un punto di vista muscolare.
Una modalità di allenamento di questo tipo può causare lesioni muscolari acute, ma arrivare a provocare danni cronici a carico di tutti i tessuti, i quali possono perfino dare luogo a fratture da stress.
Che cosa mette a rischio la salute della schiena di un atleta in gara? La gara schermistica comporta situazioni oltremodo variabili, connesse anche alla sua durata: la quale, ovviamente, dipende in massima parte dalle qualità dell'atleta, e può variare da poche decine di minuti a diverse ore. Ciò che a mio avviso può svolgere un ruolo importante, sotto il profilo etiopatogenetico, è la componente psicogena dovuta all'ansia preagonistica, la quale può determinare:- l'esecuzione di gesti tecnici imperfetti;
- una generica predisposizione a tensioni muscolari eccessive, e dunque contratture dolorose;
- un affaticamento precoce ed eccessivo dell'atleta, che a sua volta amplifica gli altri fattori in una sorta di circuito perverso.
Ad ogni modo questo elemento psicogeno – al quale va aggiunto quello inerente le condizioni di salute di partenza dell'individuo al momento della competizione – non è di norma presente in allenamento, e dunque può capitare con una certa frequenza che anche atleti in forma e ben allenati, sottoposti a tensioni eccessive o a situazioni di stress psichico legate alle cause più varie, possano andare incontro a disturbi o a danni a carico del rachide.
Cosa fare, allora?
I paramorfismi sono sostanzialmente delle alterazioni delle curve del rachide in senso laterale o antero-posteriore, caratterizzate dal fatto di non essere strutturate. Possono essere dovute a svariati fattori: un atteggiamento posturale in iperlordosi o in ipercifosi, ad esempio, oppure un dislivello del bacino: nella maggioranza dei casi connesso a sua volta a una dismetria degli arti inferiori, o all'eccessiva pronazione di un retropiede rispetto al controlaterale.
La scherma può causare o peggiorare eventuali asimmetrie della colonna vertebrale?
Ciò che è viceversa frequente osservare nella scherma è una differenza di trofismo nella muscolatura di un emisoma** rispetto all'altro, a sua volta correlata all'effettuazione dei gesti tecnici specifici di questo sport, che comportano una sostanziale condizione di asimmetria del corpo. Questa componente a mio avviso non è necessariamente causa di squilibri posturali e dunque di paramorfismi, ma in ogni caso può essere facilmente compensata mediante l'effettuazione di lavori che interessino i gruppi muscolari relativamente ipotrofici rispetto ai controlaterali.
Parliamo di bambini e ragazzi. Quali attenzioni porre per mantenere sana la loro schiena? Il rachide dei soggetti in età evolutiva che non soffrano di particolari patologie o malformazioni, presenta delle caratteristiche che di norma lo preservano dalla comparsa di patologie acute o croniche: a condizione, però, che gli allenatori rispettino determinate regole, e tengano presenti tutti i fattori di rischio.
Intimamente collegato al problema di una composizione corporea inadeguata, c'è di norma il problema dell' ipocinesia, che è oltremodo frequente nella nostra società, e che si può risolvere solo svolgendo un'opera di convincimento nei confronti di questi soggetti e delle loro famiglie, finalizzata a condurre un'alimentazione più corretta e, soprattutto, una vita più dinamica in senso lato: andare a scuola a piedi, ad esempio, salire sempre le scale a piedi, non stare ore di fronte a un pc o a un videogame, svolgere anche altre attività sportive, ecc.
Il soprappeso produce sovraccarichi su tutte le articolazioni di sostegno, e in particolare sulla colonna, col rischio di causare a questo livello lesioni serie già in età estremamente precoci, o di determinare un peggioramento di lievi malformazioni congenite (spondilolisi, ad esempio, o schisi).
Quali regole devono seguire gli allenatori per tutelare la schiena dei loro giovanissimi allievi?
Vanno evitati, inoltre, lavori di muscolazione svolti mediante l'ausilio di sovraccarichi pesanti (bilanceri), e vanno privilegiati i lavori con pesi leggeri (manubri, elastici), o a carichi naturali.
Lombalgia, lombosciatalgia, ernia del disco, alterazioni dello spondilo... Cosa accomuna e cosa distingue queste malattie? Il comune denominatore di tutte queste patologie è il dolore lombare. La lombalgia, in altri termini, rappresenta un sintomo comune a varie condizioni patologiche. Sotto il profilo anatomo-patologico, una spondilolistesi rappresenta l'evoluzione regressiva di una spondilolisi, una condizione spesso asintomatica che rappresenta una soluzione di continuo dell' istmo vertebrale su base prevalentemente congenita, la quale interessa nella stragrande maggioranza dei casi le vertebre lombari L4 o L5. La sostanziale instabilità causata dalla malformazione vertebrale può determinare nel tempo, in concomitanza di altri fattori causali e in particolare di carichi incongrui a livello lombosacrale, lo scivolamento in avanti della vertebra affetta dalla lisi, e ciò può innescare squilibri funzionali e ulteriori danni anatomici, quali protrusioni, ernie, fenomeni artrosici precoci. Per quanto riguarda i concetti basilari di protrusione ed ernia discale rimando a quanto già scritto in precedenza. La lombosciatalgia altro non è che la sofferenza di una o di entrambe le radici nervose del nervo sciatico, le quali emergono bilateralmente dalla colonna a livello degli ultimi spazi intervertebrali lombo-sacrali: in particolare, L3-L4, L4-L5 ed L5-S1. La condizione di sofferenza, che in fase di esordio è prevalentemente su base irritativa e infiammatoria, è in genere determinata dalla compressione di tali radici da parte di una protrusione o di un'ernia del disco intervertebrale. Se la compressione non viene ridotta in qualche modo, può accadere che il danno al nervo diventi irreversibile, con esiti consistenti in deficit sensitivo-motori a carico delle zone dei glutei e degli arti inferiori correlate al metamero, e dei gruppi muscolari interessati dal danno.
Da cosa nasce il dolore lombare? La genesi del dolore lombare in alcuni casi può essere dovuta all'interessamento del cosiddetto nervo seno-vertebrale di Luschka , un ramo nervoso ricorrente cui presiede la sensibilità dolorosa delle strutture anatomiche di quella zona, compresi il legamento longitudinale, il legamento giallo, il plesso venoso extradurale. Pertanto, anche un danno a livello di una qualsiasi di tali strutture (ad esempio un movimento brusco che ne determini una lesione per elongazione o stiramento) può scatenare una sintomatologia dolorosa, che in questi casi non è dunque collegata a una discopatia. L'impulso afferente proveniente dai recettori dolorifici locali può a sua volta provocare una risposta riflessa da parte del Sistema nervoso centrale, che consiste in una contrattura dei muscoli lunghi del dorso, la quale si configura perciò come una condizione a partenza primitivamente neurogena e non come una contrattura 'di difesa'.
Quali sono le zone della schiena dello schermitore sottoposte a maggior impegno? La cerniera dorso-lombare e quella lombo-sacrale rappresentano le zone maggiormente esposte ai carichi tipici della scherma e delle sue posture, come già accennato in precedenza. Questi punti focali della colonna sono sottoposti nella scherma a carichi sia compressivi che, soprattutto, torsionali, sia nella posizione di guardia che in molti movimenti specifici, quali l'affondo, le brusche flessioni o iperestensioni del tronco, o le fasi caratterizzate da finte, tentativi di attacco, avanzamenti e arretramenti rapidi in pedana, azioni eseguite in prossimità del cosiddetto 'metro' (che talora vengono eseguite in condizioni di equilibrio oltremodo precario). La possibilità di tollerare un insieme così vasto di movimenti che spesso sono imprevedibili – in quanto conseguenza di fasi dell'assalto convulse – non può prescindere da un'efficienza elevatissima dei gruppi muscolari coinvolti nel raccordo funzionale tra tronco e arti inferiori.
Si occupa di scherma dalla metà degli anni ottanta, e nella veste di Medico Federale della FIS è stato il responsabile sanitario della preparazione olimpica della squadra azzurra negli ultimi cinque cicli olimpici, e sta lavorando nel corso del sesto. Qualche curiosità: ha anche frequentato per due anni l'Accademia di Belle Arti di Roma, si è diplomato alla Scuola di Giornalismo e Comunicazioni di Massa della LUISS di Roma, e si è dedicato con un certo successo anche alla narrativa, pubblicando numerosi racconti.
Nel 2006 ha creato e organizzato il Concorso letterario della FIS 'Sul filo di lama'. Esperto di webgrafica e webdesign, ha creato nel 2004 il sito schermaonline.com
(*) Rachide: è la struttura portante del nostro corpo composta da ossa (le vertebre), dischi intervertebrali, muscoli e legamenti; al suo interno ospita il midollo spinale, un sistema di nervi che raggiunge le varie parti del corpo (**) Emisoma: metà del corpo (***) Engramma: è un ipotetico elemento neurobiologico che consentirebbe alla memoria di ricordare fatti e sensazioni immagazzinandoli come variazioni biofisiche o biochimiche nel tessuto cerebrale.
Ultimo aggiornamento: ore 15:00, 2 febbraio 2011 |





Ci sono evidentemente anche differenze basate sul sesso, a loro volta dovute a diversi fattori.
Il disco intevertebrale è di sicuro la struttura che va incontro alle lesioni più evidenti nell'atleta.
Paramorfismi del rachide. Di che cosa si tratta?
In altri termini, l'idea - che molti genitori hanno - basata sulla convinzione che i propri figli siano degli sportivi solo perché si impegnano dalle due alle quattro ore a settimana in un'attività fisica, è del tutto fuorviante.
Commenti
All'indomani della pubblicazione del video "Scherma in TV con Toran, Pivotti ed Erba" ho chiesto al dottor Fiore di scrivere per l’Accademia della Scherma una breve relazione sulle problematiche del rachide che potesse essere utile per i maestri.
Lui mi ha chiesto di preparargli delle domande.
Avrei voluto risposte più sintetiche, in verità, per cui ho cercato di focalizzare graficamente i punti interessanti per maestri e allenatori e rendere più leggero un lavoro interessante ma anche molto specialistico.
Preciso che le domande sono mie e di nessun altro, poste in due riprese.
Le risposte sono del dottor Fiore.
Se il loro contenuto, prima della pubblicazione su questo sito, sia stato utilizzato in altri luoghi sotto altre forme, io non ne sono mai stata a conoscenza fino ad oggi, quando l’ho scoperto casualmente.
In ogni caso, credo che l'autore di una relazione scientifica possa scomporre o adattare il suo prodotto intellettuale come gli sembra, sia in un'unica relazione sia in un'intervista sia in altre forme. Così come un pittore dipinge più quadri di diverse dimensioni con lo stesso soggetto.
Ella Loescher
La ‘relazione’ in oggetto non è mai stata pubblicata su riviste scientifiche né sportive e l’autore ne ha finora concesso l’utilizzo solo in forma di intervista, prima al Maestro Omeri per un suo lavoro universitario, poi alla Dott.ssa Loescher per Accademia della Scherma, in una versione personalizzata dalle domande e dalle illustrazioni di quest’ultima, decidendo infine di pubblicarla su Schermaonline dove egli specifica di chi sia l’impostazione delle domande, cioè di Ella Loescher.
Ed è a questo punto che il Maestro Omeri, ritenendosi l’unico ideatore dell’intervista e avendola di fatto sollecitata per primo al Dott. Fiore, ha deciso di puntualizzarlo su Schermaonline, non intravedendo, forse, nella formulazione delle domande una ‘mano’ diversa dalla propria.
A questa sua nota, e sempre su Schermaonline, è seguito il chiarimento del Dott. Fiore, a beneficio della verità dei fatti, e dunque a conferma del chiarimento di Ella Loescher, che leggiamo qui sopra.
A tal proposito vorrei anche precisare quanto quest’ultimo mi sia apparso superfluo. E, di certo, non solo a me.
Chiunque tenti, pure in buona fede, di mettere in discussione la correttezza di Ella, vuoi per carente conoscenza della sua persona, vuoi per scarsa frequentazione dei siti cui Ella ha collaborato e collabora, vuoi per semplice incapacità di giudizio, non può trovare credito tra tutti coloro, e sono molti, che hanno avuto occasione di accertarne negli anni la professionalità , l’educazione, la sensibilità.
Finisco: trovo questo articolo un lavoro molto interessante e davvero ben fatto, sia sotto il profilo culturale sia divulgativo.
Forse ho capito il busillis. Le parti dell'intervista precedentemente scritte in blu tipo “Considerazioni sul rachide nella scherma dal punto di vista biomeccanico” e che poco fa ho rimosso, dovrebbero essere le domande che il maestro Omeri ha posto al dottor Fiore. Però le domande presuppongono dei quesiti, delle informazioni; era difficile prenderle per tali senza il punto interrogativo. Avevano tutta l’aria di essere i titoli dei paragrafi oppure una scaletta, per questo avevo lasciato tutto e quale.
Rimangono le mie domande scritte in rosso.
Morale della storia.
Ancora una volta un difetto di comunicazione insegna che è più facile fraintendersi che capirsi e che sorgono barriere tra noi e gli altri per linguaggi differenti, diversità culturali, peculiarità caratteriali, difficoltà negli scambi.
E che non sempre sono le donne le più difficili da capire!