La Fis che risponde: intervista a Giorgio Scarso PDF Stampa E-mail
Venerdì 15 Ottobre 2010 19:54 | Scritto da Ella Loescher

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Questa conversazione parte dal punto dove avrebbe potuto esserci la tavola rotonda con la Federazione al primo Congresso per insegnanti di scherma. Sono molto grata al Presidente Scarso per avere accettato con apertura di rispondere alle nostre domande.

4 ottobre 2010

 

Presidente Scarso, da maestro di scherma e da capo della Federazione, ritiene che nei sei anni del suo mandato i maestri di scherma abbiano progredito nel loro status di professionisti della scherma? Può farci la sua analisi dal punto di vista economico, per quanto riguarda la serietà del rapporto con l'istituzione federale, relativamente all'apporto delle loro idee ed istanze nell'ambito delle delibere federali?

I maestri non possono non tener conto che a partire dal 2001, con la Legge Melandri, sono stati chiamati ad essere non più "prestatori d'opera", per così dire, ma artefici della gestione federale. Con la mia elezione a presidente della Federazione, e non faccio riferimento alla mia persona ma alla mia professione di maestro di scherma, il coinvolgimento dei maestri è stato rafforzato ulteriormente. Oggi l'elezione di un maestro a qualsiasi carica istituzionale viene vista come un fatto normale, per nulla straordinario. Ma allora, quando si profilò l'ipotesi delle candidatura di un maestro a presidente della Federazione, furono espresse non poche perplessità da parte dei dirigenti dei grossi club schermistici storici; temevano che un maestro presidente avrebbe potuto destinare la maggior attenzione alle esigenze della categoria magistrale a scapito delle altre figure. Allora io, per limpidezza verso le società che osservavano con attenzione e per una corretta gestione federale che non facesse nemmeno lontanamente pensare ad una qualsiasi forma di nepotismo o di favoritismi, fra tutte le parti del nostro mondo non ho messo in cima alle priorità i maestri e le loro esigenze. Non volevo che passasse in alcun modo il concetto che l'unica mia preoccupazione fosse corporativa, cioè che privilegiassi gli interessi dei miei colleghi.

Pertanto, per rispondere alla domanda, sicuramente i maestri in questi sei anni non hanno avuto forte migliorie economiche anche se non è mancata la giusta e corretta attenzione. Certamente, c'è stata nel nostro mondo una maggior presa di coscienza dell'importanza del maestro, non tanto e non solo nella conduzione tecnica quanto come lettore di tutte le tematiche della scherma con tutte le problematiche che questa comporta. E voglio aggiungere: il miglior e più forte contributo si può dare ad un maestro è quello di una federazione funzionante. Oggi la nostra Federazione grazie al lavoro di questo consiglio è una federazione funzionante e di questo i Maestri ne debbono tener conto.

 

Pensa che i cambiamenti intervenuti con la Legge Melandri abbiano, nella scherma, prodotto benefici sostanziali al mondo magistrale, a parte la possibilità di divenire presidenti dei sodalizi da loro creati?

Oggi c'è la consapevolezza che il maestro può assumere decisioni di responsabilità anche nella gestione delle società. Non le nascondo che quando assisto a controversie all'interno dei club fra maestri e dirigenti trovo difficile far comprendere ad alcuni miei colleghi maestri scherma che il maestro ricopre un ruolo importante e fondamentale ma non deve aspettarsi che un dirigente sia sempre pronto a cogliere solo ed esclusivamente le sue aspettative. La dirigenza deve tener sì conto delle aspettative dei maestri ma non può e non deve tralasciare le tematiche inerenti gli atleti, la vita del club, il rapporto con della società civile.

In alcuni casi si verifica che il corpo magistrale "caldeggi" l'elezione di un dirigente in cambio di un altro per poi pretendere che questi prenda ordini dai maestri. In questi casi, rari per fortuna, si tratta di comportamenti assolutamente non condivisibili, che non può e non deve far parte del comportamento di un maestro. Il maestro - che non è solo l'allenatore il cui scopo è raggiungere un risultato sportivo, ma colui che riveste un ruolo fondamentale nella crescita sia dell'atleta sia dell'uomo - è chiamato a sposare le problematiche gestionali della società senza con questo rinunciare a far valere le proprie aspettative economiche e quanto altro.

Quando poi, viceversa, si trova nell'impossibilità di condividere certe scelte della dirigenza, è giusto e legittimo che un maestro si organizzi e crei un proprio club diventando imprenditore e assumendosi rischi e godendo dei benefici della sua conduzione.
Insomma, non si può pensare che al dirigente vadano i rischi e al maestro i vantaggi.

Pertanto, trovo oltremodo positivo che un maestro possa diventare presidente della sua società; innanzitutto serve a fargli prendere coscienza delle problematiche di gestione e in secondo luogo, se ha capacità imprenditoriali, potrà lanciarsi in un'attività propria cogliendo l'opportunità di sviluppare la scherma, nonché di trarre tutti quei vantaggi economici che una corretta gestione potrà offrirgli.

 

L'unico impegno programmatico del rappresentante dei tecnici eletto in Consiglio Federale - secondo quanto da egli dichiarato, quello di "perseguire l'unità della classe magistrale" - è stato raggiunto?

Esiste un problema di base. La nostra associazione Maestri di Scherma in passato aveva un fronte unico in quanto - a torto, a ragione, o a torto e a ragione – vedeva nella dirigenza federale la controparte. Attenzione, controparte non intesa negativamente come avversaria bensì come rappresentante di interessi opposti o diversi.

Con l'elezione di un maestro a presidente della Federazione questo cliché è caduto - si può dire cipressache sia caduto un metaforico "Muro di Berlino" – facendo emergere l'esigenza di trovare nuovi equilibri all'interno del movimento magistrale.

Pertanto è assai importante il ruolo del Tecnico eletto in Consiglio in quanto rappresenta TUTTI i tecnici a prescindere che questi appartengano a questa o quella associazione.

 

Ma perché non cercare un accordo, un bilanciamento attraverso la diplomazia? Ricordo che ai tempi della divisione del club pisano ci fu un interessamento federale da parte del rappresentante preposto, se ne parlò anche su Schermaonline. Al contrario, non sembra di aver visto la stessa attenzione riguardo le note iniziative della neo presidenza AIMS contro alcuni maestri all'indomani della sua elezione. A chi ha osservato dall'esterno, il disinteresse in questa vicenda può essere sembrato un lavata di mani in attesa del salto sul carro dei vincitori.

Un conto è quello che appare pubblicamente, un conto è quello che si è cercato di fare. Posso garantire che nella vicenda di Pisa tutti i componenti del Consiglio si sono spesi per trovare un punto d'incontro fra le parti. Anche se apparentemente non ci sono state prese di posizioni ufficiali si è cercato di far comprendere che un confronto prolungato nel tempo non avrebbe prodotto nulla di buono. C'è da aggiungere che la vicenda di Pisa si sviluppò in un momento di transizione sotto l'aspetto statutario e di fatto ambo le parti avevano appigli per immaginare di stare dalla parte della ragione. Credo che grazie all'impegno di tutti e fondamentalmente delle parti in causa, i Pisani abbiano trovato ognuno spazi per promuovere e far crescere la scherma.

Pertanto, se da una parte condivido la sua considerazione, e cioè che la lettura dall'esterno ha potuto far pensare a una FIS "Ponzio Pilato", dall'altra le assicuro che in privato abbiamo cercato in tutti i modi di evitare che la situazione diventasse controproducente per il nostro sport.

In merito alle decisioni assunte dall'AIMS nei confronti di alcuni associati, pure qui abbiamo cercato di mediare, senza purtroppo riuscire a raggiungere il risultato sperato. Anche questa problematica si inquadra nella peculiarità dell'Aims che, mentre risulta essere l'organismo tecnico della FIS (dicitura priva di un significato giuridico) la vita interna dell'associazione è regolata da uno statuto la cui modifica può essere fatta solo ed esclusivamente dall'assemblea dei suoi soci. Mi auguro che anche questa anomalia possa essere superata con il nuovo Statuto FIS che sarà sottoposto all'approvazione della prossima assemblea straordinaria indetta per le modifiche statutarie, e quindi con l'adeguamento del proprio statuto da parte dell'AIMS.

 

Che cosa pensa, al di là delle frasi di convenienza, dell'Accademia della Scherma?

Sinceramente all'inizio mi ero chiesto se l'Accademia avesse come obiettivo la contrapposizione all'AIMS e ciò forse influenzato dal fatto che alcuni suoi rappresentanti non erano risultati vincitori nel confronto elettorale che pochi mesi prima aveva interessato il mondo magistrale .

coltorti-congresso-adsPer espressa specifica presa di posizione del suo Presidente Alberto Coltorti, l'Accademia della Scherma non doveva essere vista come un'anti Aims e mi sembra di constatare che questo corrisponda al vero.

Al di là di ciò, personalmente vedo come un fatto assolutamente positivo la presenza di questa associazione. La sensazione è che l'Accademia miri a valorizzare la figura del Maestro e a far crescere l'autostima del corpo magistrale e a sensibilizzarlo verso la consapevolezza che, come per ogni professione, anche quella dei maestri di scherma ha bisogno di investimenti ed aggiornamenti continui. Insomma, credo che l'Accademia della Scherma stia lavorando per potenziare e valorizzare l'identità dei maestri.

 

Esiste la possibilità, per una qualunque associazione di tecnici, oltre l'AIMS, di avere il riconoscimento della Federazione? Che prerogative sono insite nella denominazione di "associazione riconosciuta"? Esistono delle regole per ambire al titolo di "associazione riconosciuta"?

Al momento attuale la Federazione riconosce l'Aims per la sua storia e per il fatto che da oltre 50 anni è nello Statuto della FIS. Nulla proibirebbe alla Federazione in linea di principio di riconoscere in futuro l'Accademia della Scherma o altre nuove associazioni. Ciò non è vietato dallo Statuto, ma tuttavia io credo il riconoscimento di un'altra associazione con gli stessi obiettivi dell'AIMS creerebbe ulteriori difficoltà e spaccature delle quali il nostro movimento non ha bisogno.

Insomma, ritengo assai improbabile che si possa attribuire il riconoscimento ad un'altra associazione con identiche finalità fermo restando che una tale decisione spetta all'Assemblea Nazionale e non certamente al Consiglio federale.

 

Ravvisa o ha ravvisato ambiguità nel comportamento del Direttivo federale relativamente al rispetto dei dettami per il riconoscimento dello statuto dell'Organismo Tecnico della FIS?

Non parlerei di 'ambiguità'. Come in tutte le situazioni che subiscono dei cambiamenti, per una serie di ragioni che sarebbe troppo lungo elencare e non serve riacutizzare, si è dovuto avanzare a piccoli passi. Piccoli passi che qualcuno ha interpretato come ambiguità e qualcun altro come riluttanza della Federazione a dare spazio all'AIMS, ognuno la vede secondo i propri punti di vista. Io ritengo che siano stati dettati dall'esigenza di modificare 40-50 anni di rapporti improntati su situazioni a volte preelettorali, a volte di circostanza, a volte di buoni intenti, a volte di incomprensioni, a volte di rapporti interpersonali. Noi ci siamo sforzati di portare tutti questi momenti verso temi istitutivi e istituzionali.

E dunque, la convenzione su cui stiamo lavorando per definire i rapporti con l'AIMS, con lo Statuto che verrà modificato nella prossima assemblea della Federazione per cui l'AIMS non sarà più un organismo tecnico federale, concederà all'Aims di essere una libera associazione con un proprio statuto, e a noi della Federazione di valutare tutto il lavoro che quei maestri dovranno svolgere.
Riteniamo di aver agito correttamente nella gestione di questo passaggio, ponendo un'estrema attenzione al rispetto generale in un contesto abbastanza variegato e tentando di non mortificare nessuno. Forse le nostre intenzioni non sono state completamente convincenti, ma le assicuro che ciò che è stata fraintesa per ambiguità è stata invece la ricerca di un passaggio morbido verso un nuovo modo di improntare i rapporti.

 

Cos'è la Lista tecnica nominata nel regolamento organico? Chi ha diritto a farne parte? Chi decade dalla stessa? Esiste ed è pubblicata, attualmente, una lista tecnica?

La Lista tecnica è un altro dei piccoli passi che nel tempo sono stati fatti dalle varie dirigenze federali per gestire la tematica dell'AIMS. Ai tempi in cui la FIS gestiva e l'Associazione dei Maestri subiva, venne dato all'AIMS il compito di tenere il registro dei maestri di scherma. Nella seconda metà degli anni Novanta vi fu uno scontro apicale fra AIMS e la Federazione , tanto che quest'ultima decise di disconoscere l'associazione dei maestri istituendo la Lista tecnica che nella sostanza sostituiva il registro tenuto dai maestri. A seguito dell'entrata in vigore della Legge Melandri, la Lista tecnica è diventata di fatto l'elenco dei tesserati maestri di scherma con diritto di voto.

Però anche la Lista tecnica ha sofferto dell'insufficiente chiarezza normativa e del sospetto con la quale veniva guardata dall'AIMS. Alcuni maestri si iscrivevano, altri no, altri ancora consideravano più opportuno non farlo. Insomma, questa Lista tecnica è stata da chi osteggiata, da chi spinta... qualcuno vi si iscriveva un minuto prima delle elezioni dei grandi elettori!!

Noi stiamo lavorando affinché la Lista tecnica sia la lista effettiva dei maestri di scherma che operano all'interno delle società e che hanno i requisiti previsti nonché il diritto ad essere convocati dalla FIS. Abbiamo avuto in un passato recente, per non dire nel presente, dei maestri convocati nella Nazionale che non erano iscritti alla Lista tecnica perché questo era l'andazzo. Proprio stamane, ho disposto su mandato del Consiglio Federale di non elargire più nessun contributo-premio e di non convocare quei maestri che non sono iscritti alla Lista tecnica della Federazione, perché di fatto non sono tesserati alla Fis. Come in tutte le situazioni in cui si vuole fare ordine, bisogna contestualizzare situazioni e procedimenti. Purtroppo, il voler sistemare le cose comporta difficoltà di ogni genere, non solo organizzative.

Insomma, le considerazioni critiche su questa Lista sono fondate, le sue regole erano effettivamente poco definite, il suo scopo era nebuloso. Ma d'ora in poi, ripeto, solo chi sarà iscritto alla Lista tecnica potrà insegnare nelle società affiliate; essere convocato in Nazionale o per allenamenti a vario titolo; ricevere premi in denaro assegnati annualmente dalla Federazione per chi raggiunge risultati di prestigio; esercitare il diritto di voto per l'elezione del grandi elettori e quindi del Tecnico in Consiglio e del Presidente della FIS.

 

Vediamo l'attuale situazione di congiuntura economica che affligge lo sport dilettantistico nonché la continua situazione di precarietà di tutti coloro che hanno scelto la scherma come attività lavorativa primaria. In questi scenari ritiene opportuno che la FIS emani la necessaria norma attuativa (*) per la distinzione dell'attività dilettantistica da quella professionistica nella scherma? E se sì, quando, in che modalità e con quali contenuti?

(*) Art. 2 Legge 23 marzo 1981, n. 91 - Norme in materia di rapporti tra società e sportivi professionisti:"Ai fini dell'applicazione della presente legge, sono sportivi professionisti gli atleti, gli allenatori, i direttori tecnico-sportivi ed i preparatori atletici, che esercitano l'attività sportiva a titolo oneroso con carattere di continuità nell'ambito delle discipline regolamentate dal CONI e che conseguono la qualificazione dalle federazioni sportive nazionali, secondo le norme emanate dalle federazioni stesse, con l'osservanza delle direttive stabilite dal CONI per la distinzione dell'attività dilettantistica da quella professionistica."

Questo è un tema, per la verità, trattato ad alti livelli dello Sport. Finora il professionismo nella scherma - di fatto i maestri sono dei professionisti – non è stato un argomento trattato sufficientemente anche a livello legislativo. Forse una risorsa potrà essere portata dalla Scuola magistrale - che stiamo varando con non poche difficoltà di ordine logistico - in quanto mira a conferire ai maestri di scherma un titolo riconosciuto non solo dalla Federazione ma anche dalle organizzazioni che fanno capo al mondo dello sport e con norme dettate dalla Comunità Europea. Questo sarà il primo passo.

Il secondo obiettivo sarà portare i maestri di scherma ad avere un ruolo professionale definito con un contratto di lavoro ben definito, con una posizione e con competenze chiare anche dal punto di vista normativo. In altre parole: io credo che un maestro di scherma debba essere trattato come un qualsiasi altro lavoratore con una regolare busta paga: stipendio netto più parte contributiva per l'assistenza medica, pensionistica e tutto il resto come dev'essere. A questo riguardo posso portare la mia esperienza. Nella società schermistica da cui provengo, ho gettato le basi di qualcosa che si potrebbe attuare a livello nazionale: due maestri nell'ambito della società che di fatto hanno il loro contratto di lavoro, con la loro tredicesima e quattordicesima.

Chiaramente per il datore di lavoro ciò comporta il versamento delle tasse all'erario secondo la Legge. Ma questo che cosa consente al maestro dipendente? Innanzitutto di avere dignità. Perché un conto è mettersi in tasca una retribuzione in nero, un altro è percepire uno stipendio secondo le regole che consente di poter accendere un mutuo in banca per l'acquisto di una casa - già questo non è cosa da poco – e poi di avere l'assistenza medica, i contributi per la pensione... Poi, se ci saranno a livello legislativo dei passaggi – come mi auguro – per cui si possa fare un distinguo preciso fra quelli che sono i professionisti e i dilettanti, e in maniera non penalizzante per la Federazione, allora ben venga.

Insomma, la Federazione sta facendo quello che è alla portata della Federazione: cercare di far crescere nelle società schermistiche e nei maestri la coscienza che chi insegna la nostra disciplina non deve essere considerato come il doppiolavorista in nero. Al contrario, deve essere visto, in particolar modo se è giovane, come una persona che ha deciso di investire il proprio futuro su una scelta sportiva e che ha legittimamente il dovere di pagare quanto dovuto allo Stato ed il diritto di ricevere secondo contratti di lavoro.

 

Citando un esempio concreto, la FISE (Federazione Italiana Sport Equestri), oltre ad occuparsi delle discipline olimpiche, annovera tra le sua fila società che praticano molte altre attività connesse al cavallo, così come la FIN (Federazione Italiana Nuoto) si occupa anche di pallanuoto, tuffi e nuoto sincronizzato. Cosa pensa dell'accoglienza nella FIS delle molte discipline schermistiche ad oggi non riconosciute, ma diffuse e praticate egualmente, sia a livello nazionale che internazionale?

carrozzina_emkQuesta domanda cade a fagiolo perché proprio ieri ho chiesto delega al Consiglio federale – ed ho avuto il mandato all'unanimità - per occuparmi dei dovuti passaggi, anche con il CIP, per portare la disciplina della scherma in carrozzina, ovvero per disabili, completamente nella nostra Federazione. SI parla tanto di integrazione, ci si riempie spesso la bocca a sproposito sulla solidarietà, e poi ognuno fa quello che gli pare.

baldini_e_ferraro-aretusasportNoi vogliamo portare sotto l'egida della Federazione tutto quello che ha a che fare con la disabilità. Pertanto così come abbiamo il settore del fioretto, della spada, della sciabola avremo in futuro quello e della scherma per i diversamente abili. Questi atleti non devono più andare in giro senza sapere a quali interlocutori rivolgersi, sarà la Federazione della Scherma che attuerà completamente tutta la politica di promozione, diffusione e gestione del settore sia a livello nazionale che internazionale. Non a caso, il prossimo anno ai Mondiali di Catania, con una probabilità del 90% faremo anche i campionati del mondo per disabili perché vogliamo dare questo forte segnale a favore dell'integrazione. A giorni incontrerò il Presidente del CIP per affrontare i passaggi istituzionali sperando che persista la volontà da parte degli atleti disabili di rientrare nella famiglia della Federazione Italiana Scherma.

 

E la scherma storica?

Stesso discorso. E' evidente che questa Federazione si è fatta promotrice della scherma storica perché, per la prima volta, l'anno scorso è stato indetto il campionato italiano di tale disciplina quando, fino a qualche anno fa, per i suoi atleti non c'era nemmeno la possibilità di tesserarsi alla Federazione; oggi invece possono farlo e partecipare alle attività promosse dalla Federazione.

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Come detto nella stagione 2099/2010 si è svolto il primo campionato italiano, nel 2011 ci sarà il secondo Campionato Italiano di Scherma Combat e così via per gli anni a venire.

Vi sono altre realtà assimilabili alla scherma storica però vogliamo esplorarle meglio per avere la certezza che chi entra nella grande famiglia della Fis abbia regole certe; non si possono improvvisare spettacoli circensi assimilandoli a gare di scherma.

La volontà politica da parte nostra sicuramente c'è.

scarso_cappelliIl passaggio culturale, in questo senso, ha visto anche l'inserimento dei Master nelle attività della federazione perché fino alle Olimpiadi di Atene, le attività dei master non interessava alla Federazione tant'è vero che nacque l'Associazione Italiana Master di Scherma [AMIS]. L'attuale consiglio Federale ha inteso invece riconoscerli, inserirli a pieno titolo nell'attività nazionale e internazionale. Nei giorni scorsi si sono conclusi i campionati mondiali a Poreč [Croazia] e, come è giusto che sia sul sito federale è stata data ampia e puntuale informazione sui risultati e sullo svolgimento dell'evento, testimoniando ciò il pieno e totale coinvolgimento dell'attività dei Master nell'attività della nostra Federazione.

Tornando alla sua domanda, rispondo affermativamente. In questi anni c'è stata un'apertura culturale e credo che i passaggi compiuti siano stati significativi ed importanti. D'altro canto non dobbiamo perdere di vista una cosa: una federazione come la nostra, nell'immaginario collettivo è chiamata ad ottenere sempre risultati eccellenti e di prestigio. Dunque noi, nell'andare ad individuare tutte le iniziative che arricchiscono il movimento schermistico, dobbiamo farlo senza distogliere risorse all'attività olimpica fondamentale per la nostra Federazione, senza trascurare quei settori che danno vitalità al nostro movimento. Una cosa è certa: tutto il percorso che stiamo facendo dev'essere graduale affinché non vi sia un abbattimento di risorse per la scherma olimpica che tradizionalmente ci hanno portato immagine, consenso e risultati. Contemporaneamente, apriremo e daremo spazio a tutto quello che ha a che fare con la scherma.

 

Quello che ho appena sentito mi fa molto piacere, Presidente, perché è l'avverarsi di un'idea nella quale ho sempre creduto fin dall'inizio della mia collaborazione con Schermaonline. Tutti gli atleti di qualsiasi disciplina e specialità hanno uguale dignità e uguale diritti: all'assistenza tecnica e medica, alla promozione e alla divulgazione della loro specifica scherma, al patrocinio federale.

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Dando uno sguardo al suo lavoro in questi sei anni, le va dato il merito del suo impegno instancabile e dei grandi risultati ottenuti anche in ambito internazionale. Dove sta oggi la forza della scherma italiana?

Quando la scherma era per poche persone, fino agli anni Sessanta si era un'élite e la nostra disciplina veniva praticata in una decina di città, non di più: Torino, Milano, Venezia, Bologna, Livorno, Firenze, Roma, Bari, Napoli, Catania. Questi club avevano pochissimi appassionati dotati di grande tecnica con risultati olimpici prestigiosi, il che ha gettato le basi per il nostro movimento. Il nostro DNA è questo, ma guai a continuare con questa politica.

Oggi, i nostri ragazzi Cadetti e Giovani che partecipano ai campionati europei o del mondo rappresentano quasi tutte le regioni italiane; ne manca qualcuna del Nord che in passato era un punto di riferimento ma abbiamo la Sicilia, la Calabria, la Puglia. scarso-cuscataniaOggi, i nostri atleti nel giro della Nazionale provengono da città di provincia, un esempio per tutte è Acireale che dà quattro atleti sia nella Nazionale assoluta sia nei Giovani. E' questa la grande differenza dagli anni Sessanta: noi siamo diventati un movimento, i nostri numeri crescono e crescono le società schermistiche, la scherma oggi è presente su tutto il territorio nazionale. Credo possa essere il vanto di questa Federazione l'aver creato le condizioni per far sì che la scherma non fosse individuabile soltanto in poche grandi i città ma diventasse un movimento sportivo con l'ambizione non solo di ben figurare alle Olimpiadi ma di diffondere la pratica di questo sport. Questo deve rimanere il nostro grande impegno perché altrimenti, se i numeri si riducono sempre più anche se si riesce a portare dei risultati, tutto viene sminuito.

Cosa diversa è quando noi abbiamo ad un GPG 2500 ragazzi partecipanti o quando andremo la prossima domenica a fare un campionato Cadetti con oltre 1000 partecipanti. Allora questi sono segnali di un movimento che cresce e che deve sentire l'esigenza di coinvolgere anche la scherma per disabili, storica, artistica e master. Questo è un passaggio che avrà bisogno dei suoi tempi di maturazione ed anche nella dirigenza deve maturare questa consapevolezza perché, ahimè, finora si è fatto questo tipo di equazione: grande risultato ai Mondiali e alle Olimpiadi, grande Federazione, scarsi risultati scarsa Federazione. L'ideale sarebbe continuare ad ottenere bei risultati e crescere numericamente nel territorio.

Però se la Federazione per un quadriennio privilegiasse gli investimenti per la promozione, verrebbe a risentirne l'attività agonistica con un conseguente calo di immagine. Insomma, dobbiamo essere capaci di tenere le squadre ad alto livello e nel contempo investire per la promozione e diffusione della scherma. A questo proposito mi sento soddisfatto per come questa Federazione abbia saputo coniugare le due cose: il risultato agonistico è sotto gli occhi di tutti e sardegnamantiene gli standard consueti della scherma.

Sulla diffusione della scherma sul territorio nazionale non credo ci sia dubbio, è cresciuta in maniera esponenziale. Una regione fra tutte può essere significativa, pur essendo a margine: la Sicilia. Ora stiamo guardando alla Sardegna. Qui il discorso è geografico e quindi logistico; bisogna farla uscire da questo isolamento. Ci stiamo lavorando. Speriamo di riuscire ad inaugurare presto un impianto a Sassari per dare una maggiore visibilità a tutte le attività schermistiche.

In merito all'attività in ambito internazionale posso affermare che grazie all'impegno di tutti oggi la nostra Federazione viene vista in tutto il mondo come un punto di riferimento sia sotto il profilo tecnico che organizzativo e i 58 protocolli di collaborazione firmati dall'Italia con le federazioni del Sud Est Asiatico, del Mondo Arabo, dell'Africa e dell'America Latina lo testimoniano in modo inequivocabile

 

A metà del suo secondo mandato, i maestri si chiedono se nei suoi programmi futuri ci sarà un'attenzione dedicata alla loro esigenze. Se sì, in quale direzione? Con quali tempi?

Questo biennio sarà dedicato ai maestri, anche se in realtà avevamo già iniziato a pensare a loro da qualche tempo con il varo della Scuola magistrale riservata ai maestri di scherma. Purtroppo, per i motivi personale a molti noti, non ho potuto recarmi a quel convegno a Prato organizzato dall'Accademia ma, da qui in avanti, assumo l'impegno di essere presente a tutte le riunioni in cui siano presenti dei maestri a prescindere da chi le organizzi - Federazione, AIMS, Accademia della Scherma, riunione autogestite... - perché voglio far crescere fortemente nei maestri il senso di appartenenza e di corresponsabilità nella gestione della Federazione.

Ma anche quando inizialmente ci siamo dedicati alla problematica delle società, di fatto c'era un interesse rivolto ai maestri. Ricordo che quando le gare iniziavano alle otto del mattino e finivano a mezzanotte, l'una, i maestri ne pativano: prima perché fisicamente e mentalmente erano costretti a dei tour de force terribili, poi perché dovevano giustificarsi con i genitori. (Il genitore che porta un bambino in sala scherma non si rivolge alla Federazione per eventuali disagi, lo fa con il maestro.) Pertanto quel povero maestro, anziché sentir soddisfare l'esigenza di accrescere il numero degli atleti per promuovere la disciplina, doveva giustificare una federazione che organizzava malamente le gare provocando disaffezione fino a preludere all' abbandono.

Noi abbiamo risolto alla base: oggi il maestro è in grado di dire al genitore "Puoi prenotare il treno o l'aereo di x perché a quell'ora la gara di tuo figlio è finita"; non è cosa di poco conto nella gestione del lavoro del maestro. Recentemente qualcuno mi ha fatto notare che ci sono troppe gare, che il maestro è sottoposto a continue sfacchinate. A questo proposito, ho ricevuto una lettera di alcuni maestri di sciabola che hanno partecipato all'allenamento degli Azzurrini e sto predisponendo la risposta ed anche dei correttivi suggeritimi.

Ma tornando alla sua domanda, ribadisco che nei due anni che mancano alla fine del mio mandato voglio dedicarmi alla tematica dei maestri a 360°: professionalità, crescita, rappresentatività; anche al discorso economico seppur con difficoltà enormi dal punto di vista gestionale.

 

Intanto aspettiamo di conoscere il regolamento definitivo del progetto della Scuola magistrale.

Ancora un po' di pazienza. La Scuola dello Sport ci ha fatto notare che le ore che noi avevamo individuato per alcuni gradi di qualifica andavano modificate. Poca cosa. Speriamo di aggiustare nell'arco della settimana e di procedere alla pubblicazione cartacea e online del documento sui canali federali affinché possiate conoscerlo tutti.

 

Presidente, l'intervista termina qui. Grazie per la diponibilità concessa all'Accademia della Scherma, ad accademiadellascherma.it ed alla sottoscritta, a risentirci alla prossima occasione. Viva la scherma!

scarso-smileGrazie a lei e un saluto a tutti, viva la scherma!

 

 

 

 

------•)= Foto cortesia EvaMariaKunz, C.R.Lombardo, CusCataniaScherma, Schermaonline, AretusaSport =)•------

 

 

Commenti 

 
+7 # alcol 2010-10-17 06:57
Vorrei, innanzi tutto, ringraziare il Presidente della FIS Giorgio Scarso per aver accettato di dialogare con i tecnici di scherma attraverso il nostro portale compensando l’assenza, più che compresa, al nostro primo congresso.


I punti sollevati da Ella Loescher, nella sua intervista, sono numerosi ed andare a puntualizzare tutto sarebbe impresa difficile, soprattutto in un dibattito mediatico.


L’impressione generale che ho avuto dalle risposte del Presidente è quella di una estrema cura a non sbilanciarsi, a mantenere un equilibrio che talvolta sconfina nel convenzionale. Del resto il ruolo istituzionale che riveste lo consiglia in tal senso, tanto da giustificare il suo atteggiamento, anche se mi sarebbe piaciuto che fosse entrato con più forza nel merito di alcuni argomenti.
Ancora talvolta traspare, seppure tra le righe, il suo pensiero intimo, profondo che può sfuggire ad una lettura veloce, superficiale.


Sono personalmente critico su alcune questioni generali, di metodo, in particolare la politica dei piccoli, oserei dire minimi, passi. Le trasformazioni avvengono velocemente e si rischia di rimanere dietro, di perdere il treno che forse non passerà più. I politici dovrebbero precorrere i tempi, non subirli.
Giorgio Scarso ha governato per un quadriennio, nel secondo mandato è in carica da due anni e, per sua stessa ammissione, per non dare adito a critiche su un eventuale atteggiamento corporativo ha lasciato insoluti i problemi della classe magistrale tanto da voler recuperare nel prossimo biennio.
Scusate lo scetticismo ma i cambiamenti si preordinano e non mi sembra sia stato preparato il terreno per trasformazioni epocali. Nonostante ciò mi auguro una smentita.




Mi piacerebbe, ora, analizzare alcuni punti particolari toccati nell’intervista .


La dignità del maestro si misura attraverso la sua qualifica professionale e con riconoscimenti che sono di diversa natura: economici, previdenziali, gratificazioni calibrate sui meriti, onorifiche, ecc...
La legge Melandri, di cui il Presidente FIS ha goduto i benefici, ha premiato i tecnici dello sport permettendo loro di essere rappresentati politicamente fino al punto di poter gestire le società sportive che creano.
Cosa è avvenuto nel mondo della scherma?
È stato eletto a capo della federazione un nostro rappresentante che, per non subire la critica di favorire la categoria di provenienza, ne ha ignorato le problematiche. Non potendo e/o non volendo farsi carico delle nostre tematiche ha escluso anche chi potesse alzarsi e prendere parola. Non più un rappresentante che, scelto dai maestri, con parere consultivo potesse sedersi in Consiglio Federale o nelle diverse commissioni. I tecnici lì presenti, da allora in poi, sono stati di nomina federale!


Dal punto di vista economico numerosi sono gli esempi di arretramento.
Quali parametrazioni seguono i compensi (lavorativi?) della FIS?
Per i CAF, fino allo scorso anno, si percepivano 52 euro lordi al giorno, per gli allenamenti collegiali ai maestri vengono riconosciuti 77,5 euro lordi al giorno, sono stati eliminati i contributi alla società di provenienza del tecnico quando questo viene impiegato per allenamenti nazionali, i premi per l’attività internazionale sono diminuiti percentualmente rispetto a quelli, già decurtati, dell’atleta, i premi per l’attività nazionale sono oggi riservati solo agli insegnanti di chi, nelle gare individuali, raggiunge il podio o, agli assoluti, entra nei primi otto.
Forse conoscono, i signori che siedono in Consiglio Federale, la paga oraria o giornaliera di un lavoratore non specializzato? E di uno specializzato? Provino ad analizzare la parcella che gli viene presentata quando portano a riparare la loro macchina.
Con quale dicitura ci vengono riconosciuti i corrispettivi per l’attività lavorativa in federazione? Compensi per attività dilettantistica !


Cito testualmente il Presidente Scarso: “Insomma, la Federazione sta facendo quello che è alla portata della Federazione: cercare di far crescere nelle società schermistiche e nei maestri la coscienza che chi insegna la nostra disciplina non deve essere considerato come il doppiolavorista in nero. Al contrario, deve essere visto, in particolar modo se è giovane, come una persona che ha deciso di investire il proprio futuro su una scelta sportiva e che ha legittimamente il dovere di pagare quanto dovuto allo Stato ed il diritto di ricevere secondo contratti di lavoro.”
Condivido assolutamente questo pensiero anche se verifico, per quanto ho raccontato, una contraddizione palese fra le parole e i fatti.
È auspicabile che il trattamento riservato ai maestri di Modica venga esteso non solo a tutti i club italiani di scherma ma anche alla Federazione retta dal Presidente Scarso. Ho paura invece che la Federazione Scherma ci consideri ancora dilettanti e volontari ai quali corrispondere un gettone di presenza.


Per quanto riguarda le affermazioni relative all’AIMS e all’unità dei maestri di scherma ribadisco un concetto fondamentale: i tempi cambiano in fretta e la politica dei piccoli passi rischia di arrivare tardi! Innanzi tutto non ritengo che si sia tentato l’impossibile, da parte dei nostri colleghi che siedono nella stanza dei bottoni, per assicurare l’unità della categoria, soprattutto da parte di chi ha ricevuto, su sua espressa richiesta, la delega a rappresentare i maestri.


Per quanto riguarda le associazioni di categoria esistenti e per quelle che possano gemmare nel futuro, ritengo che la Federazione debba rispettare i principi statutari che si è data e, in maniera equa, non discriminare alcuno, come avverrebbe nel caso si riconoscessero privilegi particolari all’una o all’altra. Seppure lo statuto dell’AIMS fosse stato in contrasto con quanto richiesto dalla FIS, fin quando esisteva quell’unico consorzio di tecnici e nessuno protestava, le cose potevano continuare a procedere come per il passato.
Oggi, disgraziatament e, non più.
Ritengo che concedere benefici sulla base della tradizione e di un nostalgico affetto sia anacronistico e produca divisioni sempre più marcate. Diverso sarebbe agire per meritocrazia.
Penso che il Presidente questo lo capisca ma che il gioco politico lo costringa, talvolta, in un angolo.


Uno dei maggiori meriti di questa federazione è aver razionalizzato e migliorato, grazie anche alla tecnologia, l’organizzazion e delle gare. Che ciò abbia agevolato, indirettamente, anche i maestri mi sembra ovvio.
Dissento però dall’affermazio ne del Presidente secondo la quale “... anche quando inizialmente ci siamo dedicati alla problematica delle società, di fatto c'era un interesse rivolto ai maestri ... Noi abbiamo risolto alla base: oggi il maestro è in grado di dire al genitore "Puoi prenotare il treno o l'aereo di x perché a quell'ora la gara di tuo figlio è finita"; non è cosa di poco conto nella gestione del lavoro del maestro.”
È troppo facile controbattere che oggi, per il maestro, è difficilissimo frenare l’emorragia di abbandoni che sono legati agli aumenti enormi del costo della scherma cui la FIS contribuisce direttamente e indirettamente in molteplici modi, ancor più quando, con una quantità spropositata di gare, costringe a tante trasferte sempre più costose.
Oggi per un ragazzo di quindici anni e oltre, di livello medio, la scherma costa almeno tra iscrizione al club, materiale e gare una cifra variabile tra i 1500,00 e i 2500,00 euro all’anno. Quanto incide questo nel bilancio di una famiglia monoreddito a salario statale?
Per non dire, poi, del tempo che il maestro sottrae al lavoro in palestra e al peso economico di circa 20 spostamenti nazionali annuali. La stragrande maggioranza dei maestri italiani ritiene che il numero delle gare sia eccessivo e molte società sono al limite della sopravvivenza non potendo incrementare ulteriormente le quote associative.
I tempi d’oro dell’artigianat o che trattava gli atleti come pezzi singoli è finito, oggi si lavora industrialmente e si cercano gratificazioni al di là dell’alto livello.



Quanto sarebbe auspicabile avere ancora un rappresentante vero della nostra categoria che, con cortesia, sottolineasse queste incontrovertibi li realtà in Consiglio Federale.


Ci sarebbe tanto altro da dire (riforma del curriculum di studi per tecnico di scherma e non "scuola magistrale", lista tecnica) ma mi fermo qui perché rischio di essere prolisso.


Spero che occasioni di dibattito pubblico franco e sincero, come queste, si ripetano in futuro in modo da portare i politici tra la gente e rendere comprensibile la politica ai più.


Alberto Coltorti
 
 
+3 # Ella 2010-10-22 13:12
Su Schermaonline - www.schermaonline.com/scherma/modules.php?name=News&file=article&sid=2890 - ci sono stati alcuni commenti interessanti seguiti al primo intervento di Alberto Coltorti. Li riporto qui.




lenatort: "Ma i maestri chi sono? Quanti sono? Quanti sono quelli che lavorano effettivamente? Quanti sono gli abusivi? Quanti sono quelli che lavorano in nero? Dove stanno? Come si comunica con loro? Hanno voglia di parlare? E' possibile conoscere le loro esperienze? E infine: come la pensano su questi argomenti? Qualcuno lo sa?
Senza questi dati chi legge e non conosce la situazione nei dettagli ha la sensazione che si parli del nulla, del vuoto, di un qualcosa che non ha una dimensione reale."




achillesegato: "Qualche domanda per il Maestro Coltorti.

Compensi per i maestri bassi. Alzarli ovviamente significherebbe tirare la coperta da una parte. Quale parte dovrebbe rimanere scoperta secondo lei? Quale voce nell'elenco delle attività e delle uscite della FIS andrebbe eliminata o ridotta all'osso, per trovare i soldi per aumentare i gettoni ai maestri?

Se i maestri dovessero essere messi in regola dai club come risolverebbe il problema economico che si creerebbe? Non ritiene che molte società sarebbero costrette a chiudere?

Dalla sua risposta sembra che il rappresentate dei maestri in Consiglio non ci sia. Ma non dovrebbe essere il vicepresidente Cipressa? Non vi rappresenta bene? Avete un colloquio con lui? Cosa gli avete chiesto di fare per voi e quali rivendicazioni avrebbe dovuto portare avanti per la categoria?"




esedra: "Una bella raffica di domande, da 'lena' e 'achille'.
Non sono state rivolte a me, ma poiché ho discreta memoria, in attesa che il Maestro Coltorti risponda, se lo vorrà, vi rinvio a questi suoi articoli pubblicati su Schermaonline: si tratta di due lettere aperte all’attuale Vice Presidente della Fis, Maestro Andrea Cipressa.

Maggio 2008: Impossible is nothing, www.schermaonline.com/scherma/modules.php?name=News&file=article&sid=1873

Novembre 2008: I buoni propositi, www.schermaonline.com/scherma/modules.php?name=News&file=article&sid=2139




alcol: "Egregi anonimi,

mi sarebbe piaciuto il confronto con nomi e cognomi meno fantasiosi ma, per gentilezza, di fronte a domande vere se pur provocatorie, mi accingo a rispondere.

Relativamente all’identificazione del maestro il quesito lo dovrebbe, al momento, risolvere la Federazione, dando contenuti alla teca “Lista Tecnica”.

Chi sono i Maestri o i Tecnici della scherma? Probabilmente coloro che, avendo sostenuto un esame di cui la Federazione approvi la validità (attualmente affidato all’ente certificatore dell’Accademia Nazionale di Napoli) operi con continuità nel settore dell’insegnamento. L’Accademia della Scherma ha formalmente chiesto alla FIS di definire i limiti di appartenenza alla Lista Tecnica anche perché l’elettorato attivo e passivo dovrebbe riguardare solo chi ne fa parte. Attualmente si parla di lista tecnica nel Regolamento Organico ma non si conoscono i criteri per l’inclusione o l’esclusione dalla stessa, la lista non è pubblicata e così via. Il problema potrebbe essere risolto se ci fosse l’albo professionale dei tecnici che assicurerebbe un determinato curriculum di studi, il superamento di un esame abilitante, un codice etico, una, seppur embrionale, previdenza, un tariffario di riferimento per le prestazioni.

Le altre domande, in conseguenza della mancanza di una normativa precisa, trovano difficile risposta, talvolta appaiono provocatorie. Ben venga la provocazione quando è di stimolo per una ricerca ed un approfondimento. Sempre attraverso l’associazione che presiedo ho proposto un censimento su base regionale e, di conseguenza, nazionale dei cosiddetti tecnici della scherma, teso a dare una risposta a quello che è il suo quesito, chi è il maestro di scherma?

Le domande del secondo interlocutore sono sostanzialmente tre e aprirebbero un dibattito ampio che avremmo desiderato sviluppare nel corso del primo congresso dell’Accademia della Scherma, purtroppo andato deserto per i tragici eventi concomitanti. Proverò a rispondere dal punto di vista di un profano che non siede nella stanza dei bottoni e che, quindi, non è addentro a questioni tecniche (amministrative, normative e così via). Mi piacerebbe anche sottolineare che tali domande sono scaturite da un mio commento all’intervista del Presidente Federale teso non tanto ad una strumentale contrapposizione quanto ad aprire una discussione fattiva e chiedere attenzione per un settore, secondo me importante e trascurato, del nostro mondo sportivo.

Aspetto economico. Svolgo, quale unica attività lavorativa, quella di maestro di scherma e mi trovo in difficoltà quando il mio impegno orario, per esempio quello della didattica rivolta ai futuri insegnanti, svolto fuori dalla mia sede, è ripagato con cifre di quindici – venti euro ed è lasciato nell’incertezza. Per esempio, ieri ho fatto riparare la mia moto e ho pagato la manodopera oraria 31 euro senza iva, oppure ho retribuito la pulizia della mia sala di scherma 9 euro orarie nette più contributi. Altrettanto provocatoriamente rispondo, lo ripeto da profano, alla sua domanda “Quale voce nell'elenco delle attività e delle uscite della FIS andrebbe eliminata o ridotta all'osso, per trovare i soldi per aumentare i gettoni ai maestri?”. Per esempio eliminando i gettoni di presenza dei Consiglieri Federali che, per definizione, sono dilettanti, oppure riducendo all’osso le presenze di persone non strettamente necessarie alle competizioni internazionali, oppure diminuendo il numero di gare in Italia organizzate dalla Federazione o, ancora, non sovvenzionando organismi della Federazione che spendono le loro risorse nel pagare i viaggi dei propri iscritti che partecipano ai campionati italiani maestri di scherma, e così via.

Per quanto riguarda la regolarizzazione dei contratti ai maestri che lavorano nei club di scherma il quesito si pone soprattutto per coloro che svolgono quest’attività quale unica professione. La questione, ora, è soprattutto quella di cominciare ad avere coscienza del problema e a studiare e ipotizzare soluzioni perché possa essere risolto. Secondo me se i maggiori esborsi fossero suddivisi tra lavoratore, club e federazione forse si potrebbe arrivare alla quadratura del cerchio.

Esedra, attraverso la riproposizione degli articoli da me pubblicati, ha già dato parziale risposta al terzo quesito. La realtà e che, fino ad ora, il maestro non si è mai posto più di tanto il problema della propria rappresentatività o, almeno, si è affidato totalmente al consiglio della propria, unica associazione, l’AIMS, il cui ruolo nell’elezione federale è stato, a mio parere, determinante. Oggi l’Accademia della Scherma si pone, partendo dall’indipendenza economica e intellettuale dalla FIS, nell’ottica di creare una coscienza di categoria che faccia comprendere quanto sia importante esprimere rappresentanti veri del proprio mondo, coloro, cioè, che vivendo giornalmente i problemi della sala di scherma e delle competizioni, hanno una dimensione esatta delle problematiche che li riguardano.

Seppure nella stringatezza e banalità delle risposte spero di aver dato un’opinione efficace delle mie idee riguardo ai quesiti posti.

Alberto Coltorti"
 
 
+4 # esedra 2010-10-17 11:56
Una bella intervista. Oserei dire coraggiosa, da entrambe le parti.
Lo dico con assoluta sincerità.
Mi complimento per le domande di Ella, pregnanti e disinvolte, e per la disponibilità del nostro Presidente.

Su molte delle questioni affrontate nello scambio, trovo corrispondenza tra le affermazioni del Presidente e la realtà dei fatti: parlo dell’apertura alla Scherma storica, dell’attenzione sempre crescente verso il movimento Master, dell’interesse effettivo mostrato dalla Fis per la Scherma dei disabili, dello sviluppo notevole nel settore della comunicazione, dell’ottima e lungimirante politica internazionale e dei tanti riconoscimenti che ci rendono tutti orgogliosi di appartenere alla Federazione Italiana Scherma.
Seppure desidero osservare, con ottica strettamente pragmatica, come il giusto supporto economico a molte di queste iniziative rappresenterebb e, in realtà, l’unica forma di accoglienza e di promozione concreta.
D’altra parte, è vero che l'attuale crisi finanziaria mortifica le buone intenzioni e rallenta l’attuazione di alcuni progetti, ma è anche normale che essa debba indurre a un’azione di sfoltimento oculato delle spese, all’eliminazion e, cioè, di quelle davvero improduttive.
Non so se ce ne siano, ma ritengo che per la nostra federazione, invidiato modello organizzativo per le federazioni di tutto il mondo, dovrebbe costituire sforzo primario la ricerca di soluzioni economiche che non attingessero unicamente alle tasche della base, ma salvaguardasser o le casse federali in modo, diciamo, un po’ più creativo.
Ma non vorrei parlare di denaro.

Resto alquanto perplessa, invece, su uno dei passaggi iniziali dell’intervista .

Dice il Presidente: “Non volevo che passasse in alcun modo il concetto che l'unica mia preoccupazione fosse corporativa, cioè che privilegiassi gli interessi dei miei colleghi.

La frase in sé ha una dignità forte. Ma, nel nostro caso, mi sembra contenere una forzatura ideologica indicata dallo stesso contesto argomentativo in cui si è sviluppata.
Lo riporto: “Con la mia elezione a presidente della Federazione, e non faccio riferimento alla mia persona ma alla mia professione di maestro di scherma,[…] allora, quando si profilò l'ipotesi delle candidatura di un maestro a presidente della Federazione, furono espresse non poche perplessità da parte dei dirigenti dei grossi club schermistici storici; temevano che un maestro presidente avrebbe potuto destinare la maggior attenzione alle esigenze della categoria magistrale a scapito delle altre figure. Allora io, per limpidezza verso le società che osservavano con attenzione e per una corretta gestione federale che non facesse nemmeno lontanamente pensare ad una qualsiasi forma di nepotismo o di favoritismi, fra tutte le parti del nostro mondo non ho messo in cima alle priorità i maestri e le loro esigenze.

Presidente, mi consenta una notazione.
La sua prima elezione, se non sbaglio, ricevette il fiducioso sostegno della classe magistrale. Classe che non credo, però, avesse riposto le proprie speranze in favoritismi poco limpidi da parte del neo Presidente, ma avesse affidato al Maestro Scarso un compito fondamentale: smontare, non solo con una prova di belle capacità manageriali - che c’è stata, indiscutibilmen te - ma anche con una prestigiosa battaglia culturale di solidarietà e con i conseguenti atti di governo, quelle pesanti resistenze che da sempre hanno condizionato, e mortificato, il ruolo del maestro. Una conquista di dignità, cioè, legata al valore consolidato di una categoria, e delle sue motivazioni, non alle qualità politiche di un singolo né a forme attaccabili di favoritismi e di nepotismo.
E così penso, ma senza presunzione – mi creda, Presidente -, che ben sei anni di promesse disattese e di scarsa determinazione, solo per fugare il sospetto di parzialità, siano stati davvero troppi nell’ambito di una illuminata strategia politica, e non rendano giustizia neppure alla sua storia personale, alla forza delle convinzioni ideologiche che sono certa l’abbiano sostenuta, nel suo lungo operato da Maestro, e lanciato nella sua prima campagna elettorale, creando nei colleghi maestri l’illusione di un riconoscimento già maturo per certi traguardi.
Non mi permetto di dire questo per sottolineare ancora una volta ciò che non si è fatto, né ciò che purtroppo si è sviluppato per l’eccessiva ‘morbidezza’ utilizzata nel risolvere alcune spinose questioni che riguardano le associazioni dei maestri, né gli errori compiuti – ma questa è un’altra storia - in nome di una falsa idea del rispetto e della correttezza.
Lo dico, più semplicemente, per sottolineare che questo buon discorso, da Lei pronunciato al centro del suo secondo mandato, contiene un chiarissimo impegno programmatico al quale, ormai, non si potrà che dare seguito attuativo, proprio alla luce delle varie riflessioni consentite dall’incontro su questo spazio mediatico e grazie alle sue doti di intuizione politica.
Mantenere una promessa non è sempre facile, ma in questo caso, io credo, non sarà facile neppure tradirla.

Mi ha fatto piacere leggerla, Presidente. E scriverle.

Buon lavoro, dunque.
 
 
-1 # schermaonline 2010-10-25 01:11
Quanta caramellosità, che in alcuni passaggi sfiora la ruffianeria.
Saranno l'aria molle dell'Accademia e il buonismo coltortiano a ispirarti, o si tratta di una strategia innovativa per distinguerti dalla graffiante Esedra di schermaonline, che tanti problemi ha creato al sottoscritto e tanto ha influito nella morte del mio sito?
 
 
0 # Rapier 2010-10-18 16:35
Vorrei esprimere il mio personale ringraziamento al Presidente Scarso per la lungimiranza e la sensibilità dimostrata nell'accogliere in Federscherma la scherma storica, garantendo un mio sempre maggiore impegno nell'onorare la sua fiducia e quella di tutti gli schermidori italiani, storici e olimpici, offrendo il massimo della serietà e dell'attenzione nell'organizzazione delle attività sportive e culturali di questo nuovo settore.

Riguardo al resto, spero vivamente che le maglie della politica non riescano a fermare i buoni propositi di chi vuole realizzare qualcosa di concreto, anche se, purtroppo, spesso chi vuole cambiare e migliorare le cose si scontra con chi preferisce che le cose continuino ad andare come sempre (se così fosse continueremmo a credere che la terra è piatta e comunicheremmo ancora con i piccioni viaggiatori).

Buon lavoro, Presidente.
 
 
-3 # xabwote 2010-10-27 20:26
accademia della ssssscherma...


Citazione:
Allora io, per limpidezza verso le società che osservavano con attenzione e per una corretta gestione federale che non facesse nemmeno lontanamente pensare ad una qualsiasi forma di nepotismo o di favoritismi...


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Citazione:
Mi ha fatto piacere leggerla, Presidente. E scriverle.

Buon lavoro, dunque.




Citazione:
Spero che occasioni di dibattito pubblico franco e sincero, come queste, si ripetano in futuro in modo da portare i politici tra la gente e rendere comprensibile la politica ai più.




Citazione:
Vorrei esprimere il mio personale ringraziamento al Presidente Scarso per la lungimiranza e la sensibilità dimostrata


 

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