| Handischerma. Intervista a Fabio Giovannini |
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| Venerdì 28 Gennaio 2011 00:00 | |
Un'intervista nasce in molti modi ma nessuna, fra tutte quelle che ho realizzato, ha avuto un così lungo lasso di tempo tra l'idea e la sua concretizzazione. Era, infatti, dai Mondiali di Torino che speravo di intervistare Fabio Giovannini ma una serie di contrattempi ha sempre rimandato quest'opportunità. Il Protocollo d'Intesa recentemente sancito tra CIP e FIS, evoluzione di un lungo cammino d'integrazione iniziato più di settant'anni fa, è stato l'occasione propizia per questa intervista lungo la quale Giovannini ci racconta la sua storia che è anche la storia della scherma in carrozzina italiana, fino a toccare il tema della scherma per ciechi e ipovedenti. Per il CT questa new entry in casa FIS può essere possibile se si tiene presente che l'organizzazione di una scherma efficace richiede la salvaguardia di alcuni prerequisiti.Non manca, al termine di questa intervista, un breve scambio in reciproca franchezza sulle associazioni dei maestri.
Ringrazio Giovannini per la sua cordiale disponibilità, e Sergio Brusca per aver fatto da tramite, a varie riprese, tra Giovannini e la sottoscritta.
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![]() Allora Giovannini, finalmente eccoci qui. Vuole raccontare brevemente agli ospiti di questo sito la sua storia di maestro di scherma? Volentieri. Sono istruttore dal 90 e maestro dal 93. Ho insegnato ad Anzio, ARS, Gaudini, Terni, Ariccia e dal 2006 al CS Roma. Posso dire di aver lasciato sempre un buon ricordo e un segno positivo sia del mio lavoro per quanto concerne i risultati, sia della mia passione sotto il profilo umano. I miei maestri sono stati Michele e Daniele De Santis.
Come si è avvicinato a questo tipo di scherma? Mi sono avvicinato nell'85, a seguito di una specializzazione biennale presso la Scuola dello Sport inerente tutti gli sport praticati da tutte le varie disabilità, oltre ad una parte teorica comune a tutte le federazioni che ogni due anni venivano ammesse con dieci persone; 40 esami totali, una vera svolta sotto il profilo culturale.
Qual è il suo ruolo all'interno della Nazionale in carrozzina? Sono il responsabile tecnico nazionale nonché commissario tecnico.
Quando ha iniziato la sua attività di coordinamento? Quale organizzazione le ha assegnato questa responsabilità? Più semplicemente ho lavorato anche con la scherma in carrozzina dall'85, per il piacere di farlo. Venivo da una esperienza con persone con sindrome di Down, oggetto della mia tesi all'Isef di Roma; rimasi poi assistente all'Isef per la cattedra dell'allora "Ginnastica per minorati". Successivamente vinsi il concorso per essere ammesso ai corsi di specializzazione organizzati allora dal Coni alla Scuola dello Sport. Fu in quel contesto che conobbi la scherma in carrozzina e in modo più approfondito la scherma, e cominciai a praticarla quotidianamente da atleta in piedi e seduto. L'allora FISHa [Federazione Italiana Sport Handicappati] mi utilizzò subito e cominciai come accompagnatore della Nazionale disabili nell'86. Da allora ho ricoperto tutti i ruoli possibili arbitro compreso e ho partecipato tra l'altro a cinque paralimpiadi, vincendo come maestro o come commissario tecnico insieme ai miei atleti praticamente tutto.
Chi sono i suoi collaboratori? Di fatto tutti coloro che lavorano nel campo della scherma disabili, a vari livelli. Dal 2008 ho un vero e proprio staff, un gruppo di maestri, armieri e arbitri appassionati come me con i quali condividiamo questo progetto di sviluppo con grande sacrificio e abnegazione, delle persone davvero straordinarie.
Fra i tecnici ci sono:
Marco Melli [consigliere di Accademia della Scherma, foto, ndr]. Non ha atleti di livello ma insegna da anni in carrozzina e mi aiuta molto nell'attività promozionaleGiuseppe De Santis. Inserito da poco, ha esperienze passate (negli anni 80) con la scherma in carrozzina di cui è profondo conoscitore.
Francesco Montalbano. E' stato il primo maestro di Matteo Betti (D'Argenio lo è principalmente per la scherma in piedi). Ora Matteo si allena fino a giovedì con me a Roma e venerdì a Siena con lui.
Giuseppe Costanzo. Non ha atleti ma conto molto sulle sue capacità anche organizzative per sviluppare la scherma in
carrozzina anche al Sud.Alessio Bonino [foto] per la sciabola. Allena gli sciabolatori di Torino.
Tra gli arbitri:
Andrea Pontillo. Di fatto tecnico a Torino dove allena fiorettisti e spadisti e fa un ottimo lavoro di coordinamento con l'unità spinale di Torino. Inoltre mi aiuta a livello informatico, regolamentare: insomma, a lui posso sempre chiedere!
Massimo La Rosa. Come Pontillo è arbitro internazionale, allena in Sicilia alcuni atleti di categoria C tra cui William Russo.
Infine gli armieri:
Giorgio Abbate e Roberto Biaggi, in ordine alfabetico. Impagabili, com'è d'uso tra noi fanno praticamente di tutto, oltre ad essere bravissimi nella loro competenza ufficiale.
Ma ci sono tante altre persone con i quali ho rapporti tecnici e organizzativi in tutta Italia, laddove si parli di scherma in carrozzina.
Avrebbe voluto avere nel suo staff dei collaboratori disabili? Li ho avuti, anzi sono stato alle loro dipendenze tecniche. Ne cito due eccezionali: Vittorio Loi e Pierino Scarsella, ma gli anni passano per tutti. Purtroppo da questo punto di vista gli atleti più in gamba che hanno recentemente smesso l'attività agonistica non hanno intrapreso questa strada. Conto però di riaverne in futuro, anche perché conoscono meglio l'aspetto specifico della carrozzina, ma devono essere realmente preparati tecnicamente: non faccio discriminazioni nel bene e nel male, nell'interesse esclusivo degli atleti.
Cosa comporta gestire una squadra di questo tipo? Niente di particolarmente diverso dalla gestione di una qualsiasi squadra, anzi forse la maturità di questi ragazzi rende tutto più facile.
A circa metà strada fra Pechino e Londra, vuole tracciarci un'analisi della situazione atleti? Abbiamo solo tre atleti realmente competitivi e due-tre con buone potenzialità, a fronte però di una base sempre più numerosa e di livello sempre migliore, ma c'è tantissimo da fare sotto tanti punti di vista. Diciamo che il dopo Pellegrini poteva essere preparato meglio, ma solo pochi anni fa a nessuno interessava nulla della scherma disabili, anche se ora molti Soloni hanno tutte le soluzioni in tasca... Purtroppo a parlare siamo tutti capaci, specie in Italia. Ma va bene così, anche questo è sinonimo di crescita e interesse.
Da quanti schermitori è formata la squadra? Attualmente dai numeri che le ho citato, ho provato negli ultimi due anni in prove di coppa del mondo circa 20 atleti che spero innalzino il livello nazionale di base, nell'attesa dei campioni.
Da dove provengono? I migliori da Roma, perché storicamente la scherma in carrozzina è nata qui, anche se abbiamo buone individualità specialmente in Toscana, nel Piemonte e nel Veneto.
C'è un rapporto concreto di collaborazione fra lei ed i loro maestri di scherma? Assolutamente si!
C'è un leader all'interno del gruppo atleti? Non un vero e proprio leader, c'è molta collaborazione nel gruppo.
Dal prossimo autunno la scherma in carrozzina beneficerà delle competenze tecniche della Fis. Oggi si può già individuare questa direzione? Più che delle competenze tecniche al momento parlerei di quelle organizzative, che non è poco. Credo e spero in un impulso della scherma disabili proprio perché finalmente saremo gestiti dalla FIS e non dal CIP che si occupa di tanti sport. Ma non dimentichiamo che è proprio grazie al CIP che siamo arrivati a questo. Tecnicamente i nostri maestri sono già FIS.
Finora dove vi siete allenati per prepararvi alla competizioni olimpiche e di coppa del mondo? Solo nelle società, la mancanza di fondi impedisce raduni collegiali e di fatto ostacola la crescita tecnica e promozionale, ma come dicevo il mio staff fa miracoli per cercare di organizzare almeno un paio di raduni all'anno, a spese degli enti locali e nostre atleti compresi... Ma non può e non deve durare così in eterno.
Nell'ambito dei cambiamenti in corso, è prevista anche la condivisione dei centri di allenamento federale? C'è già, talvolta, ma con gli U.23 sarà formalizzata.
Sono previsti degli incontri per realizzare concretamente una sinergia tra i vari responsabili tecnici d'arma degli atleti disabili e normodotati, e fra atleti in piedi e sulle ruote? Non servono incontri, serve cultura e uomini disponibili. Ciò sta accadendo in modo che definirei lento ma inesorabile, sia tra i tecnici che tra gli atleti. Le forzature però possono essere controproducenti.
Normale e disabile. Quale significato attribuisce a queste due parole? Statisticamente norma è il dato più frequente. Non vedo altra definizione, visto che se guardo le pubblicità mi sento disabile anche io! Disabile invece si legge svantaggiato, il resto è demagogia. Però i conti si fanno alla fine, così come gli svantaggi e i vantaggi possono invertirsi a seconda delle situazioni.
Cosa vorrebbe dire alla Federazione? Grazie dell'attenzione, senza retorica.
Ai maestri di scherma? Avvicinatevi alla scherma per disabili, ne guadagnerete tecnicamente e umanamente.
Ai suoi atleti in carrozzina? Allenatevi!
Agli atleti normodotati? Allenatevi anche con i disabili, vi servirà pure tecnicamente.
Cosa pensa del progetto di scherma per i ciechi di cui si occupa tecnicamente il maestro Puglisi? Credo che Giancarlo Puglisi [foto] si stia impegnando intensamente per coinvolgere ciechi e ipovedenti, sono stato invitato a Modica lo scorso anno e ho potuto apprezzare la bontà del suo lavoro. Da maestro ho voluto subito dare una lezione di spada ad uno dei non vedenti presenti in sala a Modica e ho constatato le enormi potenzialità che mi aspettavo.So per esperienza quanto possono essere straordinarie le capacità anche sportive dei ciechi, tuttavia non so quanto questa attività possa diventare valida agonisticamente. Sicuramente lo è come attività motoria, che non è comunque poco.
Per poter allargare il movimento, poi, ho cercato di capire in quali nazioni ci fossero esperienze simili oltre che in Francia, dove l'avevo già vista praticare sia da seduti che da in piedi.
In quali nazioni viene praticata oggi la scherma per ciechi? Al momento, a parte i Francesi, non la pratica nessuno. Coinvolgendo l'Unione Italiana Ciechi sarà molto facile trovare nuovi schermitori, poi si vedrà. Qui a Roma comincerò presto con due ipovedenti, affiancato dall'istruttrice di spada Alice Manni, alla quale lascerò poi il campo per mancanza di tempo anche se naturalmente seguirò il suo lavoro.
Quale dovrebbe essere l'obiettivo per questo tipo di disciplina? L'unica cosa importante è che la scherma sia valida tecnicamente e piacevole da provare anche per i normodotati che per l'occasione indosseranno una mascherina sugli occhi. Allora sì diverrà vera integrazione!Inoltre, poiché penso che la scherma per ciechi possa essere utile anche agli schermitori vedenti per affinare le sensazioni con il ferro, si dovrà esaltare questo aspetto, però attenzione: abbiamo impiegato decenni per dare dignità tecnico-sportiva alla scherma in carrozzina, superando la non-cultura del disabile come "handicappato-scemo".
Se tecnicamente si supereranno le difficoltà ancora esistenti - ed il maestro Puglisi sta lavorando benissimo in tal senso – bene, altrimenti a livello agonistico i non vedenti dovranno praticare altri sport.
Insomma, il principio deve essere simile ai meccanismi di scelta per normodotati: ognuno può praticare qualsiasi sport a livello amatoriale, ma a livello agonistico i gesti devono essere spettacolari e tecnicamente elevati. Così come io non posso pretendere di fare ad alti livelli sport dove si richiedono caratteristiche fisiche o abilità tecniche che non posseggo, così il disabile deve fare ciò per il quale è più portato o che meglio la sua disabilità gli consente. Spero quindi che la cosa prenda piede ma spero soprattutto che gli espedienti tecnici adottati da Puglisi consentano di arrivare a vedere (!) una bella scherma, altrimenti si rimane nel pietismo.
Per finire, la sua opinione sugli obiettivi dell'Accademia della Scherma del cui sito siamo ospiti: non solo formazione ma anche impegno per tutelare la professionalità di quei colleghi meno favoriti che hanno nella loro attività di maestro l'unica fonte di reddito. E' sicura che siano tutti meno favoriti?
Buona parte certamente, e tra questi ci sono molti giovani maestri ed istruttori che hanno come unica fonte di reddito il lavoro che proviene dalla scherma. Converrà con me che non tutti hanno la possibilità di avere altri stipendi o pensioni dall'Istruzione o dalla Difesa, per fare un esempio. Oggi occuparsi solo di scherma è diventato sinonimo di professionalità, cosa non sempre vera. Non parlerei di Accademia ma di uomini, visto che sono gli stessi protagonisti fino a qualche mesi fa nell'AIMS; ma se fino ad oggi questi stessi uomini non sono riusciti a cambiare quasi nulla in ambito magistrale, siamo sicuri che la volontà di cambiamento sia reale e non invece diretta contro l'ex amico di turno? .
Si dovrebbe riuscire a liberarsi da questi meccanismi proiettivi :-). Forse le sue domande volevano essere retoriche ma voglio rispondere ugualmente: ho molta fiducia in Alberto Coltorti e gli Accademici della Scherma, hanno il coraggio di fare le loro scelte e non hanno mai perso di vista i loro obiettivi originari che erano germinati ben prima della separazione dall'AIMS.
Oggi l'AIMS gode di frutti maturati anche grazie al lavoro di qualcuno che ora è socio dell'Accademia della Scherma e ognuno dovrebbe avere l'onestà intellettuale di riconoscerlo. Contemporaneamente e purtroppo per se stessa, l'AIMS ha perso autorevolezza e autonomia riducendosi a diventare nella sostanza una commissione federale. E' un dato di fatto che in questi due anni abbia costruito molto molto poco con le sue sole forze.
Diceva Trilussa: "...Torneranno ancora più cordiali, li rapporti personali..." .
Questa è una speranza e una volontà che devono avere tutte le persone civili.
Ma ora è tempo di tornare alla scherma in carrozzina che assieme a lei è protagonista in questo nostro spazio. Lei più di altri può testimoniare ciò che questa disciplina insegna a tutti: che ci dobbiamo rispettare nelle diversità, che non sempre si vince dominando bensì sforzandosi di eccellere facendo le cose nel migliore dei modi.
Vorrei concludere questa nostra conversazione dedicando a tutti noi che amiamo la scherma le parole di Luca Pancalli:"L'impresa per molti [disabili] è vivere con lo spirito giusto, valorizzando quel che è rimasto della vita: la normalità, la quotidianità. Non c'è impresa particolare, ma qualcosa di collettivo che ci lega."
Auguro a tutta la sua squadra medaglie e soddisfazioni, e grazie per il tempo che ci ha dedicato.
Grazie a voi, un saluto a tutti!
Guardando in senso orario: Loredana Trigilia, Riccardo Formenton, Alessio Sarri, Matteo Betti, Fabio Giovannini, Pietro Miele, Marco Cima.
La foto di Giovannini in apertura è presa da Inail.it
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Un'intervista nasce in molti modi ma nessuna, fra tutte quelle che ho realizzato, ha avuto un così lungo lasso di tempo tra l'idea e la sua concretizzazione. Era, infatti, dai Mondiali di Torino che speravo di intervistare Fabio Giovannini ma una serie di contrattempi ha sempre rimandato quest'opportunità. Il Protocollo d'Intesa recentemente sancito tra CIP e FIS, evoluzione di un lungo cammino d'integrazione iniziato più di settant'anni fa, è stato l'occasione propizia per questa intervista lungo la quale Giovannini ci racconta la sua storia che è anche la storia della scherma in carrozzina italiana, fino a toccare il tema della scherma per ciechi e ipovedenti. Per il CT questa new entry in casa FIS può essere possibile se si tiene presente che l'organizzazione di una scherma efficace richiede la salvaguardia di alcuni prerequisiti.

Marco Melli
carrozzina anche al Sud.


Credo che
L'unica cosa importante è che la scherma sia valida tecnicamente e piacevole da provare anche per i normodotati che per l'occasione indosseranno una mascherina sugli occhi. Allora sì diverrà vera integrazione!