| Maestro e allievo amici? |
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| Lunedì 04 Aprile 2011 10:06 | |
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"L'adulto amico mantiene il prestigio solo fino a quando non deve pretendere o porre dei freni."
Vi proponiamo una nuova pillola del dottor Vincenzo Prunelli, ideatore e curatore del progetto Nuovo Sport Giovani – osservatorio nazionale sullo sport giovanile – che l'Accademia della Scherma condivide e per il quale c'è stato l'accordo tra i due Presidenti di pianificare nell'immediato futuro un programma di reciproca collaborazione. Qual è l'obiettivo di Nuovo Sport Giovani?
"Gli scopi del nostro progetto" – spiega il dottor Prunelli - "sono la scoperta e l'analisi dei fattori che possono intervenire sullo sviluppo dei giovani che fanno sport e la proposta di un metodo in grado di formare uno sportivo capace di esprimere compiutamente tutte le proprie potenzialità. 1. Innanzitutto, correggere gli errori che influiscono sullo sviluppo della persona. 2. Insegnare e chiedere considerando il momento di sviluppo, le potenzialità, le motivazioni e la capacità, di collaborare del giovane. 3. Proporre un modello di adulto maturo ed evoluto nel quale il giovane si possa identificare. 4. Chiarire quale adulto possiamo formare utilizzando le potenzialità dello sport, che si può proporre come strumento educativo insieme alla famiglia e alla scuola. 5. Scoprire e sviluppare tutte le potenzialità dell'allievo, in modo da portare ognuno alla completezza possibile. 6. Trasformare il genitore in una presenza utile e in uno stimolo produttivo. Il metodo che proponiamo offre alcuni principi intuitivamente ovvi, ma non ancora consueti, perché manca una chiara metodologia per impiegarli nella formazione. Qualcuno afferma di impiegarli, ma una corretta applicazione presuppone percorsi, obiettivi e modi d'insegnamento, di rapporto e di conduzione non ancora usuali nello sport."
L'AMICIZIA Per gentile concessione dell'autore e di NuovoSportGiovani.it L'allenatore Chi vuole sinceramente essere amico va sempre apprezzato per le intenzioni, ma non per gli effetti che produce. L'allenatore amico, infatti,
• è aperto alle opinioni e ai bisogni degli allievi, ma in realtà ottiene un clima di adesione passiva.
• Sa creare un buon clima affettivo che esclude qualsiasi forma di conflitto, ma soffoca l'attività creativa con un rapporto privo di occasioni e possibilità di divergenza.
• È attento ai loro bisogni, ha tutte le soluzioni pronte, risolve i dubbi e sa rassicurare ma non li prepara a essere autonomi.
I rischi L'allenatore che propone questo tipo di rapporto può: ♠ privare l'allievo di condizioni per esercitare la critica o per verificare la fondatezza delle proprie opinioni; ♠ creare un succube che, in modo paradossale, non assume proprio le attitudini e la consapevolezza di sé necessarie per un rapporto paritario com'è l'amicizia; ♠ adattarsi per mettersi al riparo dalle critiche e ripararsi da opinioni discordi; ♠ proporsi come guida "affettiva", ma non funzionale.
L'allievo In un primo tempo, può essere soddisfatto di quest'attenzione e della possibilità di avere conoscenze e strumenti pronti per l'uso senza doversi impegnare a cercarli. Sembra sicuro e capace di assumere iniziative autonome, ma non riesce a superare i limiti di una sterile imitazione; si crede libero di decidere e di fare, ma sviluppa timori nei confronti dei giudizi e della sconfitta; difficilmente assume iniziative quando non è sicuro di evitare il rischio di un insuccesso o di un giudizio; per sentirsi apprezzato e accettato, si adegua alle opinioni degli altri e a quanto può fornirgli la certezza di non deludere, ma questa forma di assimilazione passiva non gli sarà più sufficiente quando occorrerà anche pensare e decidere. L'adulto amico mantiene il prestigio solo fino a quando non deve pretendere o porre dei freni. È facile che il contrasto arrivi con il talento al quale è sempre stato concesso tutto, anche un rapporto alla pari, "tra adulti", ma solo formale. Quando comincia a sentire vivo il desiderio di esprimere le proprie opinioni, e magari anche a fare come vuole, manca di quella misura necessaria per interrogarsi sulla produttività e legittimità delle proprie esigenze e dei propri comportamenti. Non si controlla e, alla fine, l'allenatore è costretto a porre un freno. Ma un giovane che non ha imparato a criticare le proprie azioni si oppone senza saper proporre alternative o, almeno, posizioni personali da discutere e confrontare, e una tale contrapposizione non potrà che sfociare in un conflitto. È chiaro, allora, che un rapporto di amicizia, se vissuto come approvazione reciproca e porta al rispetto dei doveri, è una risorsa, mentre diventa improponibile quando si tratta di imporne l'osservanza. L'esito scontato, nell'illusione di non diventare vittime di comportamenti non accettabili, è il passaggio a un metodo autoritario che trasforma la correzione in un atto impositivo che facilmente è vissuto come sfida o ingiustizia. Vincenzo Prunelli
Vincenzo Prunelli è un medico specializzato in Neuropatologia e Psichiatria presso l'Università degli Studi di Torino; psicanalista della Società Italiana di Psicologia Individuale, consigliere della Associazione Italiana di Psicologia dello Sport; iscritto all'Ordine nazionale dei Giornalisti, ha scritto di argomenti scientifici, culturali e sportivi in modo non continuativo su La Stampa (Tuttoscienze e Specchio), Repubblica e Gazzetta dello Sport, e per due anni in modo continuativo su Tuttosport. E' direttore della rivista IL MEDICO SNAMI. E' ideatore e curatore del progetto NuovoSportGiovani
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