L'iniziativa PDF Stampa E-mail
Lunedì 09 Gennaio 2012 11:35 | Scritto da Giancarlo Toran

scherma-attacco01Prendo spunto dall’articolo di Gil Pezza “On the Primacy of Fundamentals”,  in italiano “Sulla prevalenza degli elementi fondamentali".

Il tema di questo articolo è il concetto di iniziativa, che Pezza propone di considerare al posto della velocità, come componente della classica triade: tempo, misura e velocità. Di questo tema, più generale, dirò magari in un prossimo articolo. Qui, invece, desidero puntualizzare il concetto di iniziativa: un'idea che non è affatto nuova, ma non mi risulta che sia stata da altri proposta o definita, in tempi precedenti le mie “Dispense di spada", che da circa tre lustri sono testo d’esame per gli aspiranti istruttori e maestri. Riporto qui l’inizio del paragrafo dedicato all’attacco:

Attacco
Si denomina attacco ogni azione di offesa che ha la precedenza (o la contemporaneità, in caso di attacco simultaneo) dell'iniziativa, senza soluzione di continuità sino all'espletamento del colpo, indipendentemente dalla sua riuscita.
Si  dice che ha l'iniziativa chi, a partire dall'ultima  interruzione, o dall'ultima pausa nell'azione, per primo  avanza verso l'avversario, sino al colpo di uno dei due, o di entrambi, o sino alla pausa o interruzione successiva. L'iniziativa e la minaccia (reale, o simulata), insieme, configurano l'inizio di un attacco, che potrà essere  portato a compimento, o interrotto. L'iniziativa, da sola,  fa parte della preparazione.

E poi, in una nota esplicativa:

L'introduzione del concetto di "iniziativa" è necessaria perché, dai trattati e dal Regolamento Internazionale (R.I.), non si deduce,  con sufficiente chiarezza, che un attacco può aver luogo solo avanzando. Ed anche perché, nella spada, è possibile più facilmente colpire arretrando, durante una preparazione: cioè una avanzata,  senza minaccia. Questi colpi, pur non essendo iniziato l'attacco, dovremo comunque denominarli colpi di controffesa.

Si impone, qui, una prima considerazione, su un problema sempre presente nella mente di chi scrive di scherma: i trattati, in particolare. La terminologia e la progressione didattica non sempre vanno d’accordo. Mi spiego: l’ordine logico richiesto per una classificazione che metta insieme le azioni dello stesso tipo (ad esempio, tutte le parate, o tutte le azioni di controffesa), e che aiuta a memorizzarle, è spesso ben diverso dall’ordine con cui si insegnano le azioni. Il primo è più utile a chi insegna. Il secondo, a chi impara, e varia da un insegnante all’altro. Nei trattati, in genere, si cerca un difficile equilibrio fra le due esigenze. Talvolta, i trattati sono organizzati in lezioni: come il celeberrimo Masaniello Parise, oppure, per argomenti. Ma dovendo, alla fine, trattare in modo esauriente tutta la materia, si finisce col mescolare i due sistemi. A mio parere, sarebbe meglio separarli: prima la classificazione e le definizioni, poi la didattica.

Torniamo all’iniziativa, e alla definizione che ne ho dato. In questo caso, ha prevalso il primo aspetto: il desiderio di classificare correttamente certe azioni offensive che si eseguono arretrando, e a cui non si può dare il nome di attacchi, senza tradire il buonsenso.

Volendo invece dare la priorità all’aspetto didattico, e quindi a quello tattico, il concetto di iniziativa può essere ampliato.

Partiamo da un’immagine che ho utilizzato, anni fa, scrivendo a proposito del  modello dello schermidore. L’articolo potete scaricarlo qui: http://alturl.com/o5a2o mentre l’immagine cui faccio riferimento, la n°6, qui riportata:

Toran-modello_schermitore

A e B, nell’immagine, rappresentano i due schermidori. Le frecce che entrano nei due rettangoli, i dati in ingresso. Quella in uscita, l’atto motorio. A e B ricevono dati sia dal proprio movimento (frecce blu, in basso), sia dal movimento dell’altro (frecce rosse, in alto). I dati in ingresso sono elaborati e quindi producono la decisione circa il movimento da eseguire. Gli sport, come la scherma, in cui la parte più rilevante delle informazioni proviene dal nostro avversario, che a sua volta si regola su di noi, li definisco sport tattici.

L’insieme dei due avversari rappresenta un sistema dinamico, che tende a mantenere una situazione di equilibrio, fino a quando almeno uno dei due non decide di passare dalla preparazione all’azione di offesa, o alla provocazione. L’equilibrio consiste nel mantenimento della misura: una distanza che consenta di vedere in tempo utile l’attacco dell’altro, per difendersene, o controffendere. Il limite minimo di questa distanza l’ho chiamato “punto critico”: oltre questa misura, non si è in grado di difendersi facendo affidamento sui tempi di reazione. Oltre questa distanza, l’equilibrio di cui sopra si rompe: e quindi parte l’azione offensiva, se chi la vuole ha trovato anche le altre condizioni richieste (atteggiamento, inizio di un determinato movimento, come una ricerca del ferro, un arresto, ecc.); oppure, se quelle condizioni non ci sono, si torna indietro, recuperando la misura più lunga.

La misura, più che vederla, si “sente.” Siamo geneticamente attrezzati per riconoscere la distanza di pericolo, anche quando l’avversario impugna un attrezzo, un’arma, che ne aumenta la portata.

La ricerca della misura, che è la condizione preliminare, parte dal movimento, e quindi dall’iniziativa: di uno dei due, o di entrambi. In genere, si alternano fasi in cui uno dei due si muove per primo—e diremo che “guida”—e l’altro segue.

Seguire significa reagire al movimento dell’altro: quindi, necessariamente, con un ritardo pari almeno al proprio tempo di reazione (circa due decimi di secondo, o poco meno). Ma seguire non significa necessariamente arretrare, e guidare non significa sempre avanzare: a volte, chi guida arretra, per ottenere dall’altro un passo avanti, di cui eventualmente approfittare.

L’iniziativa, quindi, in questo contesto, non è solo quella di chi avanza per primo, ma quella di chi guida, anche andando indietro. Chi guida, va sottolineato, ha sull’altro un vantaggio: quei due decimi di secondo, che nella scherma non sono pochi.

Vediamone, ora, qualche applicazione pratica.

- Un modo molto efficace per “rubare misura”, e quindi raggiungere il punto critico quando l’altro non se lo aspetta, è partire, per l'attacco o per la provocazione, sull’inizio del passo avanti dell’altro: cioè quando il piede anteriore si solleva per il passo avanti, e non quando si è già posato sulla pedana.
- Se è l’altro a guidare, è più facile: lo si segue per un po', in modo da abituarlo all'idea che sulla sua avanzata arretreremo, e poi si parte, nell'attimo giusto, come sopra precisato.


In genere, però, ci si alterna rapidamente alla guida: prima uno, poi l'altro. Quando uno si ferma, o esita, in generale l'altro ne approfitta per guidare a sua volta, anche solo per recuperare terreno. Buona cosa, in questo caso, è arretrare qualche volta, prima di partire con l'azione voluta, in modo da rendere difficile per l'avversario prevedere la partenza.

Infine, quando l'avversario si chiude in una difesa passiva, e si rifiuta di guidare, un buon modo per stanarlo è alternare passi avanti e passi indietro. L'altro tenderà a sincronizzare il suo movimento col nostro: iniziando il passo indietro, lento, dovremo fare attenzione al piede anteriore dell'altro, che tenderà ad avanzare, per seguirci, e in questo caso, e solo in questo caso, invertiremo rapidamente la direzione per lanciare la nostra azione.

Avanzare quando l'altro ha già iniziato ad avanzare, anche solo muovendo il piede anteriore, possiamo chiamarlo "controiniziativa". E poiché abbiamo considerato come parte dell'iniziativa anche il passo indietro di chi guida, potremo considerare parte della controiniziativa anche lasciare volontariamente che l'altro entri in misura, cioè raggiunga il punto critico, ritenendo di aver previsto ciò che farà, e di aver pronta la giusta contraria.

Iniziativa e controiniziativa sono parte del gioco per vincere la battaglia preliminare sulla misura: che consiste nell'arrivare al "punto critico" avendolo previsto. Ci si arriva necessariamente insieme, ma solo chi lo ha previsto è in grado di agire "in tempo", cioè con quei due decimi di secondo di vantaggio che fanno la differenza, superato il "punto critico".

Giancarlo Toran

 

Commenti 

 
+5 # Gil Pezza 2012-01-12 03:32
Caro Giancarlo,

Ho riletto con piacere la tua brillante disamina sull'iniziativa che durante la mia ricerca per il mio articolo ha contribuito a stimolare le mie cellule piramidali sull'argomento. Tu pero' mi dai troppo credito. Anche se forse sono stato il primo a richiedere in maniera formale il riconoscimento dell'iniziativa come elemento fondamentale, l'idea originale dell'iniziativa - sempre come elemento fondamentale- e' del Maestro Antonio Di Ciolo. Io, come comune mortale, non ho fatto altro che darne una definizione piu' ampia nel contesto di una classificazione degli elementi fondamentali.
 
 
+3 # Magis 2012-01-12 22:23
Sì, caro Gil, hai ragione, ma non del tutto. Conosco anch'io l'intervista in cui Antonio Di Ciolo parla dell'iniziativa: ma lo fa in modo abbastanza informale, discorsivo, senza darne una definizione precisa da cui partire. Dice, ad esempio, che la velocità non ha nessuna importanza, e questo certo non può essere vero: ma può essere accettato in una chiacchierata in cui si vuole lasciare intendere che invece ne ha poca.
Quando parla di iniziativa, e dice che consiste nel far fare all'avversario quel che si vuole, io intendo che sta parlando di tattica, e non che sta dando una precisa definizione di quel concetto.
Tu, invece, stai avanzando una proposta formale, come sottolinei, e quindi per iscritto. Per sostenere in modo approfondito un discorso teorico, abbiamo un gran bisogno di definizioni nette: quel che spinge l'ago della bilancia verso la scienza, anziché verso l'arte.
Se vogliamo applicare alla scherma il metodo delle scienze cognitive, non possiamo che partire da qui.
 
 
+3 # Gil Pezza 2012-01-13 07:56
Caro Giancarlo, i tuoi arguti commenti sono ulteriore conferma che la penna e’ piu' incisiva della spada poiche’ richiamano dilemmi filosofici sulla conoscenza umana del tipo: Se cade un albero in una foresta e nessuno lo sente, fa rumore? O nella fattispecie, un dilemma ancora piu' complesso: Puo’ la teoria esistere, di per se’, anche se non ancora estratta dalla metodologia? Ma, di interesse maggiore, anche se la risposta a quest’ultima domanda fosse SI', quanto tempo impiegherebbe, questa teoria ancora in stato embrionale, a scomparire del tutto? Proprio come il suono di quell’albero che cade reso afono dall’assenza dell’orecchio umano; oppure, usando un esempio piu’ puntuale, come la scuola di Di Rosa - quando gradi di separazione diluiranno negli anni il nesso tra il defunto Maestro ed i suoi discepoli. E cosa rimane quindi (a prescindere dal retaggio) come conoscenza per le generazioni future? Se siamo fortunati un’antologia di frammenti su YouTube. Come il filmato del Maestro Giuseppe Mangiarotti che da’ lezione al figlio Dario, con il Maestro Marcello Lodetti, seduto a lato, che prende appunti. Cosa rimane poi del genio originale quando l’apprendista supera il maestro? Forse solo un ciclo che si ripete. Se la conoscenza dei Grandi Maestri fosse stata elaborata, per iscritto, in maniera sistematica e seguendo una logica formale avremmo ora un patrimonio schermistico inestimabile.

I Grandi Maestri hanno due cose in comune: Sono dedicati a creare grandi campioni di scherma, e non sono scrittori prolifici. Sorvolando per il momento sulle nostre opinioni sull’iniziativa , bisogna chiedersi cosa puo’ essere fatto, o meglio cosa possiamo fare per salvaguardare la conoscenza dei Grandi Maestri in vita? Questa sarebbe veramente un’iniziativa che conta! Una Richiesta di Idee in merito quindi, e forse un’iniziativa interessante per la FIS, L’AIMS, e l’Accademia, ed enti omologhi in altri paesi.
 
 
+1 # Enrico Di Ciolo 2012-01-15 15:02
Leggo con piacere la preoccupazione di Gill. Che cosa possiamo fare per salvaguardare la conoscenza dei Grandi Maestri? Rimarrà ciò che viene tramandato oralmente, non solo quello che viene scritto e filmato. Per quello che riguarda l'idea di mio padre a proposito dell'iniziativa ringrazio Gill che lo evidenzia nei suoi articoli. Che per mio padre l'iniziativa sia fondamentale è "risaputo" da tempo. Nelle sue "spiegazioni" ha parlato sempre di dove, quando, come, perchè vuoi fare la stoccata. Ciò si traduce in pratica nel decidere. Decidere significa fare piuttosto che venga fatto dall'avversario. Piuttosto, a proposito di velocità, ha ragione Toràn, mio padre non crede sia necessaria la velocità massima per tirare il colpo quando per questa velocità massima intendiamo la rapidità di reazione e non il movimento logico e voluto. L'altro aspetto cruciale è la tattica. La relazione tecnica-tattica è un discorso che mio padre ritiene imprescindibile . Per lui non si può parlare di tecnica senza parlare di tattica. Considerare la tattica come espressione tecnico piuttosto che come pensiero. Insomma, lui pensa che ci siano da fare poche masturbazioni mentali. Sulla pedana si usano i sensi, le psicomotricità, le relazioni motorie.
 
 
+3 # Gil Pezza 2012-01-21 04:44
Enrico: Il tuo commento finale in riferimento a quei particolari “esercizi” mentali, mi ha fatto sorridere perche' mi ha riportato indietro negli anni facendomi ricordare cio' che il mio maestro mi disse prima di un'assalto importante: "Non farti troppe ……..[usando un termine piu’ conciso del tuo] ….… mentali e cerca di vincere l'assalto". Questo ovviamente in linea con la realta’ che la scherma in pedana si fa' senza troppe incertezze.

Trovo molto interessante la tua spiegazione del rapporto decidere/agire, specialmente nel contesto espressamente proattivo dell’iniziativa come intesa dalla scuola di tuo padre. Penso poi, che se il decidere diventa tuttuno con l’agire, la vera velocita derivi dall’unione tra pensiero e azione. Questa e’ senz’ altro una discussione che merita approfondimento e da contrapporre a quelli che hanno un ottica esclusivamente ”musculare’ della velocita’.

Per cio’ che riguarda la conoscenza tramandata oralmente, scripta manent, ed a rischio di fare io, la zanzara noiosa, ti chiedo se in un prossimo futuro potresti intercerdere con il Maestro e fargli aprire il suo forziere di idée per ricavarne un definizione, precisa, di Iniziativa. I posteri, e noi tutti, te ne saremo molto grati.
 

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