| L'iniziativa |
|
|
|
| Lunedì 09 Gennaio 2012 11:35 | |
|
E poi, in una nota esplicativa:
Si impone, qui, una prima considerazione, su un problema sempre presente nella mente di chi scrive di scherma: i trattati, in particolare. La terminologia e la progressione didattica non sempre vanno d’accordo. Mi spiego: l’ordine logico richiesto per una classificazione che metta insieme le azioni dello stesso tipo (ad esempio, tutte le parate, o tutte le azioni di controffesa), e che aiuta a memorizzarle, è spesso ben diverso dall’ordine con cui si insegnano le azioni. Il primo è più utile a chi insegna. Il secondo, a chi impara, e varia da un insegnante all’altro. Nei trattati, in genere, si cerca un difficile equilibrio fra le due esigenze. Talvolta, i trattati sono organizzati in lezioni: come il celeberrimo Masaniello Parise, oppure, per argomenti. Ma dovendo, alla fine, trattare in modo esauriente tutta la materia, si finisce col mescolare i due sistemi. A mio parere, sarebbe meglio separarli: prima la classificazione e le definizioni, poi la didattica. Torniamo all’iniziativa, e alla definizione che ne ho dato. In questo caso, ha prevalso il primo aspetto: il desiderio di classificare correttamente certe azioni offensive che si eseguono arretrando, e a cui non si può dare il nome di attacchi, senza tradire il buonsenso. Volendo invece dare la priorità all’aspetto didattico, e quindi a quello tattico, il concetto di iniziativa può essere ampliato. Partiamo da un’immagine che ho utilizzato, anni fa, scrivendo a proposito del modello dello schermidore. L’articolo potete scaricarlo qui: http://alturl.com/o5a2o mentre l’immagine cui faccio riferimento, la n°6, qui riportata: ![]() A e B, nell’immagine, rappresentano i due schermidori. Le frecce che entrano nei due rettangoli, i dati in ingresso. Quella in uscita, l’atto motorio. A e B ricevono dati sia dal proprio movimento (frecce blu, in basso), sia dal movimento dell’altro (frecce rosse, in alto). I dati in ingresso sono elaborati e quindi producono la decisione circa il movimento da eseguire. Gli sport, come la scherma, in cui la parte più rilevante delle informazioni proviene dal nostro avversario, che a sua volta si regola su di noi, li definisco sport tattici. L’insieme dei due avversari rappresenta un sistema dinamico, che tende a mantenere una situazione di equilibrio, fino a quando almeno uno dei due non decide di passare dalla preparazione all’azione di offesa, o alla provocazione. L’equilibrio consiste nel mantenimento della misura: una distanza che consenta di vedere in tempo utile l’attacco dell’altro, per difendersene, o controffendere. Il limite minimo di questa distanza l’ho chiamato “punto critico”: oltre questa misura, non si è in grado di difendersi facendo affidamento sui tempi di reazione. Oltre questa distanza, l’equilibrio di cui sopra si rompe: e quindi parte l’azione offensiva, se chi la vuole ha trovato anche le altre condizioni richieste (atteggiamento, inizio di un determinato movimento, come una ricerca del ferro, un arresto, ecc.); oppure, se quelle condizioni non ci sono, si torna indietro, recuperando la misura più lunga. La misura, più che vederla, si “sente.” Siamo geneticamente attrezzati per riconoscere la distanza di pericolo, anche quando l’avversario impugna un attrezzo, un’arma, che ne aumenta la portata. La ricerca della misura, che è la condizione preliminare, parte dal movimento, e quindi dall’iniziativa: di uno dei due, o di entrambi. In genere, si alternano fasi in cui uno dei due si muove per primo—e diremo che “guida”—e l’altro segue. Seguire significa reagire al movimento dell’altro: quindi, necessariamente, con un ritardo pari almeno al proprio tempo di reazione (circa due decimi di secondo, o poco meno). Ma seguire non significa necessariamente arretrare, e guidare non significa sempre avanzare: a volte, chi guida arretra, per ottenere dall’altro un passo avanti, di cui eventualmente approfittare. L’iniziativa, quindi, in questo contesto, non è solo quella di chi avanza per primo, ma quella di chi guida, anche andando indietro. Chi guida, va sottolineato, ha sull’altro un vantaggio: quei due decimi di secondo, che nella scherma non sono pochi. Vediamone, ora, qualche applicazione pratica.
Giancarlo Toran |



Prendo spunto dall’articolo di Gil Pezza “On the Primacy of Fundamentals”, in italiano “Sulla prevalenza degli elementi fondamentali".
Commenti
Ho riletto con piacere la tua brillante disamina sull'iniziativa che durante la mia ricerca per il mio articolo ha contribuito a stimolare le mie cellule piramidali sull'argomento. Tu pero' mi dai troppo credito. Anche se forse sono stato il primo a richiedere in maniera formale il riconoscimento dell'iniziativa come elemento fondamentale, l'idea originale dell'iniziativa - sempre come elemento fondamentale- e' del Maestro Antonio Di Ciolo. Io, come comune mortale, non ho fatto altro che darne una definizione piu' ampia nel contesto di una classificazione degli elementi fondamentali.
Quando parla di iniziativa, e dice che consiste nel far fare all'avversario quel che si vuole, io intendo che sta parlando di tattica, e non che sta dando una precisa definizione di quel concetto.
Tu, invece, stai avanzando una proposta formale, come sottolinei, e quindi per iscritto. Per sostenere in modo approfondito un discorso teorico, abbiamo un gran bisogno di definizioni nette: quel che spinge l'ago della bilancia verso la scienza, anziché verso l'arte.
Se vogliamo applicare alla scherma il metodo delle scienze cognitive, non possiamo che partire da qui.
I Grandi Maestri hanno due cose in comune: Sono dedicati a creare grandi campioni di scherma, e non sono scrittori prolifici. Sorvolando per il momento sulle nostre opinioni sull’iniziativa , bisogna chiedersi cosa puo’ essere fatto, o meglio cosa possiamo fare per salvaguardare la conoscenza dei Grandi Maestri in vita? Questa sarebbe veramente un’iniziativa che conta! Una Richiesta di Idee in merito quindi, e forse un’iniziativa interessante per la FIS, L’AIMS, e l’Accademia, ed enti omologhi in altri paesi.
Trovo molto interessante la tua spiegazione del rapporto decidere/agire, specialmente nel contesto espressamente proattivo dell’iniziativa come intesa dalla scuola di tuo padre. Penso poi, che se il decidere diventa tuttuno con l’agire, la vera velocita derivi dall’unione tra pensiero e azione. Questa e’ senz’ altro una discussione che merita approfondimento e da contrapporre a quelli che hanno un ottica esclusivamente ”musculare’ della velocita’.
Per cio’ che riguarda la conoscenza tramandata oralmente, scripta manent, ed a rischio di fare io, la zanzara noiosa, ti chiedo se in un prossimo futuro potresti intercerdere con il Maestro e fargli aprire il suo forziere di idée per ricavarne un definizione, precisa, di Iniziativa. I posteri, e noi tutti, te ne saremo molto grati.