| Gli allievi in uno stampo |
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| Domenica 24 Luglio 2011 20:16 | |
![]() "Quel che occorre prima di tutto per aver dei resultati è uno spirito di sacrificio senza limiti.
Non basta vivere della scherma. Vivere «per» la scherma è necessario se si vogliono creare degli allievi.
Il metodo, certo, ha la sua importanza, ma tutti i metodi son più o meno buoni se si insegna con passione."
Da "Come insegno la scherma" di Beppe Nadi
Commenti ed osservazioni del Maestro Giancarlo Toràn
L’articolo di Beppe Nadi riguarda la scherma di altri tempi. Scherma agonistica, ma ancora piuttosto vicina alla logica del duello. Tuttavia, alcune sue osservazioni sono molto interessanti, e spingono a riflettere. “Il metodo, certo, ha la sua importanza, ma tutti i metodi son più o meno buoni, se si insegna con passione.” Questa è una prima considerazione importante. Anche oggi si dibatte sul metodo da seguire, nell’insegnamento. Ci sono maestri che hanno ottenuto, e ottengono, ottimi risultati con un metodo, e col metodo opposto. Il metodo di Beppe Nadi era piuttosto rigido, e l’allievo doveva adeguarsi. Tendeva, Nadi, a mettere gli allievi in uno stampo, il suo, e quindi doveva seguirli con particolare rigore. Cosa che ai tempi era possibile molto più di oggi, grazie alla mentalità dell’epoca, ed alla riconosciuta autorità di genitori e maestri. “La progressione è lentissima, e regola generale per me è quella di non insegnare all'allievo niente di nuovo se non eseguisce con sufficiente precisione quel che ha precedentemente imparato,” [nel sistema educativo odierno questo metodo si chiama “mastery-based learning”; prima di avanzare lo studente deve dimostrare la sua padronanza del soggetto (*)], e poi “è bene anche che vi dica che sulla pedana sono il più severo, il più noioso, il più fastidioso, il più irascibile degli insegnanti.” Quanti, oggi, potrebbero permettersi questa politica, e conservare gli allievi?
A ben vedere, è un’evoluzione frutto del nostro tempo, oltre che dell’acume dei maestri che l’hanno favorita: la scherma non è la stessa cosa, ma i cambiamenti degli ultimi cento anni sono stati a dir poco tumultuosi: dalla scomparsa del duello, alla segnalazione elettrica dei colpi, al cambiamento delle regole (in ossequio più alle esigenze televisive che a quelle della logica schermistica), per finire con le libere interpretazioni odierne, svincolate persino dal Regolamento vigente.
Le tre armi secondo Beppe Nadi
Il fioretto Per Beppe Nadi, era l’arma di base: e molti lo pensano ancor oggi. Ma il suo fioretto era parente strettissimo della spada. Nell ‘800 inizi ‘900 c’erano notevoli differenze tra il fioretto francese e quello italiano.
Come arma, il fioretto francese era più leggero, mentre il fioretto italiano era più vicino alla spada tradizionale. L'impugnatura italiana, poi, si legava al polso, e conferiva maggior potenza al lavoro sul ferro, mentre il francese, più libero (manico liscio), favoriva il gioco volante (i coupé, ad esempio) e quello sotto misura. Nella seconda metà dell'800, quando in Francia le due armi - fioretto e spada - già si differenziavano nettamente, come forma e come tecnica, in Italia erano praticamente la stessa cosa. Il trattato del Masaniello Parise, testo ufficiale di formazione della Scuola Magistrale, era un trattato di spada e sciabola. Ma la spada era il fioretto italiano. Vedi Parise Spada e Sciabola
Notare la coccia italiana, più adatta a proteggere la mano, e la coccia francese, a forma di otto, che quasi non proteggeva la mano.
La sciabola Il fioretto, come spiega Beppe Nadi, serviva come base anche per la sciabola. Grande rilievo alle azioni di punta, oggi quasi in disuso. E portamento antico, centrato sull’avambraccio e non sul polso: come serve a chi, prima o poi, potrebbe doversi misurare con una pesante sciabola da duello. La polemica era antica, e risaliva ai tempi delle dispute fra i seguaci di Radaelli (Masiello in testa) e quelli del Parise. Ma il duello andava a morire, mentre la scherma sportiva imponeva la sua logica. La sciabola sportiva era ed è un'arma leggera, mentre le sciabole vere, da cavalleria, erano pesanti - armi da guerra - e perciò richiedevano un maneggio diverso. Poi, però, anche per i duelli si adottarono soprattutto negli ultimi tempi, sciabole di peso paragonabile a quelle sportive, ma con punta e tagli.
La spada La “nuova” spada, quella importata e sviluppata in Italia da Giuseppe Mangiarotti, era spada agonistica: aveva successo, e tanto, ma agli occhi dei puristi non era bella da vedere. Un po’ perché differiva troppo dalla spada da duello, cui il fioretto italiano (non quello francese, però) tradizionale s’inspirava; un po’, forse, perché il nuovo arrivato, Mangiarotti, era considerato inizialmente quasi un intruso dalla scherma accademica nostrana, e qualche gelosia deve averla provocata. Da qui, probabilmente, la naturale antipatia di Beppe Nadi per un’arma, la spada, in cui i suoi figli, Nedo e Aldo, sapevano tranquillamente primeggiare, grazie alla solida base fiorettistica. Mangiarotti imparò prima da un maestro (Enrico Lancia Di Brolo, formato alla Scuola Magistrale) di tradizione italiana antica, e poi andò a perfezionarsi da Luigi Colombetti, a Torino. Ma era un grande estimatore della spada francese, che studiò con attenzione. La spada francese aveva preceduto quella italiana, nel senso che anche in Francia c'erano state forti resistenze all'affermazione della "nuova" arma, che si differenziava dal fioretto. Gli spadisti francesi si affermarono, e poi gli italiani seguirono l'esempio, non senza fortissime resistenze.
Armi usate in duelli famosi Senza controllare le statistiche del duello di Jacopo Gelli, le uniche che io conosca (ma non credo che ce ne siano altre), mi pare che il duello alla sciabola fosse più diffuso tra i militari. Alcuni duelli famosi:
Mi fermo qui. Ma posso aggiungere che forse si preferiva la sciabola perché la spada, malgrado le apparenze, era molto più pericolosa. Giancarlo Toràn
(*) Sul “mastery-based learning” ed una sua applicazione corrente in Silicon Valley consultare questo articolo molto interessante: http://www.wired.com/magazine/2011/07/ff_khan/all/1 . Bill & Melinda Gates Foundation è lo sponsor.
Le figlie dei Gates seguono il metodo descritto nell’articolo.
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Il metodo opposto, il “non metodo” di Antonio Di Ciolo 

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