| L’anno che è stato e quello che sarà |
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| Giovedì 30 Dicembre 2010 23:15 | |
Esedra e Rapier hanno potuto liberamente appellarsi alla munificenza di Babbo Natale e del Bambino Gesù, seppur nelle loro diverse specialità, beni materiali e doni spirituali. Esedra, nella sua proverbiale sensibilità e austerità ha lasciato la scelta agli umori e alla generosità del Pargolo Divino. Il mattacchione Zorro, invece, ha chiesto prove tangibili al dispensatore di regali per antonomasia.Per mia disgraziata natura, per orgoglio (non mi piace chiedere), per il ruolo che ho accettato di ricoprire in seno alla nostra associazione, e anche perché il tempo dei regali è terminato, non mi rimane che tracciare un sintetico bilancio di fine anno, della nostra breve vita e fare propositi per il futuro.
Il nostro sito, curato dalla maestria, dall'acutezza e dal buon senso di Ella, ha rappresentato un salotto buono, una palestra di cultura e speculazione che sostenesse l'erudizione dei lettori. Ci siamo astenuti dal pettegolezzo, dal gossip, che sicuramente ci avrebbe procurato maggiori proseliti. Abbiamo preferito la qualità alla quantità. Ciò si è riflesso anche nella connotazione dei nostri associati. Circa centoventi convenuti, per lo più lavoratori della scherma a tempo pieno, giovani, sempre più consapevoli del loro ruolo e un buon numero di nomi importanti nel panorama della didattica della scherma. Abbiamo chiesto alla F.I.S., interlocutore che inizialmente ci ha studiato con curiosità e scetticismo, di stabilire e rispettare le regole che donassero e riconoscessero dignità professionale alla nostra attività. Domande che riguardavano la lista tecnica e un impegno indirizzato all'affermazione di quelle tutele che permettessero di intraprendere, con fiducia, l'attività di insegnante. Abbiamo tentato un riavvicinamento all'A.I.M.S. che, seppur nel rispetto delle diversità, desse risposte univoche alle aspettative della categoria dei tecnici della scherma. Ciò che ci differenzia è, soprattutto, la dipendenza economica e, di conseguenza, intellettuale dalla F.I.S.. Se mai ci fosse bisogno di discutere con l'istituzione, la subordinazione finanziaria non garantirebbe quell'onestà intellettuale necessaria per agire con distacco e determinazione.
Personalmente ritengo anacronistica e contraddittoria un' A.I.M.S. quale quella attuale. Ritengo che essa debba trovare una vera ragione di essere, un ruolo certo e che esso non debba essere stabilito dalla F.I.S.. Tanto vale, altrimenti, che essa si trasformi in una commissione di nomina federale che si occupi di quelle problematiche dei tecnici di scherma d'interesse per la F.I.S..
Nell'analisi fatta c'è il germe del lavoro futuro, dei buoni propositi.
La sperimentazione di alternative alla scherma olimpica, così come oggi ci viene proposta, in modo da cercare formulazioni più spettacolari che possano attirare pubblico e fare proseliti. L'impegno per la creazione di una coscienza di categoria che porti alla sempre maggiore consapevolezza che l'insegnamento della scherma possa essere una vera e propria professione. In quest'ambito la lotta affinché vengano recepite le norme per il professionismo nella scherma e lo studio di contratti di lavoro ad hoc. Se si batte la strada di una compartecipazione tra associazione sportiva, federazione e lavoratore ritengo che dare una tutela previdenziale al maestro di scherma non sia più un miraggio. Le notizie, non solo quella di carattere professionale nel senso stretto del termine, sono fondamentali. Mi auguro di poter avviare un dibattito sulla piattaforma mediatica per eccellenza, internet, attraverso cui possa fluire un' informazione rispettosa, libera, veloce, che aggiorni continuamente su ciò che succede nel nostro mondo, sulle iniziative, sull'attualità, sulle proposte, sulle opinioni. Mi fermo qui per la gravosità del compito, per paura di non riuscire a realizzare i propositi. La mia speranza, la mia ambizione, il mio augurio è quello di coinvolgere sempre più tecnici, credenti nell'Accademia della Scherma e laici, affinché esprimano le loro idee, formulino le proprie ricette, dedichino parte del proprio tempo ai loro colleghi col proprio sapere, comunicando le proprie emozioni, invertendo la deriva individualistica che ha negato la crescita della nostra professionalità per troppi anni. Alberto Coltorti
Presidente di Accademia della Scherma
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