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Ho 37 anni.
Frequento le sale di scherma da quando ero un ragazzino, come tanti di noi. Come tanti di noi sono stato prima un allievo, poi un allievo istruttore, poi insegnante a tutti gli effetti.
Nel corso del tempo mi sono fatto un'idea precisa del perché continuassi a passare il mio tempo nella palestra di scherma .
Come molti miei colleghi, ad un certo punto della mia esistenza ho deciso di rinunciare a quanto avevo davanti per dedicarmi completamente all'attività di pedana.
Forse sarei potuto diventare un insegnante di Storia contemporanea o uno dei tanti ricercatori universitari – precari - che lottano per un posto fisso; o magari avrei seguito la carriera del giornalista professionista, chissà...
Un caro amico mio collega dice che la scelta del maestro di scherma è una scelta di precariato a vita. Forse ha ragione: nessuna certezza, nessuna garanzia.
L'idea di "riuscire", di "arrivare ad affermarsi" da protagonista in un determinato contesto, è un'aspirazione legittima di ciascun professionista.
Nel mio caso il motore che ha fatto della scherma la mia scelta professionale non è stato il bisogno di affermazione, no. La verità è che questo "giochino", così affascinante e difficile, mi piace davvero tanto.
Mi piace insegnare, mi piace vedere i miei atleti crescere: come esseri umani, individui unici, uomini e donne, con un po' del mio tesoro nel loro bagaglio. Mi piace sperimentare, mi piace provare a soddisfare la mia curiosità vorace; mi piace sviluppare idee e respirare l'aria un po' claustrofobica e spesso decisamente insalubre delle sale di scherma.
C'è decisamente una forma di masochismo in tutto questo, lo so, ma siamo in molti a credere che nella scherma vi sia una qualche sorta di componente "dopante" che determina dipendenza.
L'Accademia della Scherma nasce da lunghe chiacchierate e lunghi confronti, a volte molto accesi, con amici, colleghi insegnanti, che con me condividevano la sensazione che l'Associazione Maestri di Scherma, nonostante le tante cose positive, non potesse rispondere appieno ai tanti interrogativi e alle tante necessità che emergevano nel confronto delle rispettive situazioni.
Una discussione molto precedente ai tempi dei grandi scontri che hanno determinato la frattura AIMS come dimostrano alcuni interventi, anche del sottoscritto, sul prezioso forum di Schermaonline.
Un insegnante di scherma all'atto pratico, oggi come oggi è, nel migliore dei casi, un meritevole dilettante. Ripeto: nel migliore dei casi.
Questo a prescindere dal fatto che sia un istruttore nazionale che opera in una piccola società di provincia o un maestro che sforna e segue campioni nel circuito della Nazionale.
Dilettanti senza alcun riconoscimento formale della propria professionalità, nessuna considerazione del lungo percorso fatto per acquisire abilità, competenze; con sacrificio e dedizione.
Dilettanti che possono essere accantonati, sospesi, messi da parte in qualsiasi momento, senza alcun tipo di garanzia assicurativa, previdenziale, giuridica...
Senza nemmeno l'ipotesi di una valida forma di contratto: provate a chiedere ai consulenti del CONI quale tipologia contrattuale è preferibile stipulare nei rapporti fra un maestro e una società di scherma...
Eppure sempre più giovani maestri scelgono, come me, di fare della scherma il proprio mestiere.
E' il mondo stesso del lavoro che ci spinge verso queste scelte; da un lato perché mai come in questo momento il buon vecchio detto "impara l'arte e mettila da parte" si rivela essere valido, dall'altro perché oggi come oggi il mercato del lavoro impone una sempre maggiore specializzazione che lascia poco spazio al dilettantismo, al (passatemi il termine) "dopolavorismo".
Se oggi vuoi vivere di scherma sei chiamato a saper vendere il tuo "prodotto" nel migliore dei modi possibili. Non vergognamoci di questo : i maestri lo hanno fatto da quando esiste la scherma.
Non basta lavorare "in sala": devi fare marketing, propaganda e comunicazione.
Devi avere fantasia e professionalità.
Devi saper operare nelle scuole nel modo giusto (quindi apprendere il linguaggio della scuola, che ha delle regole e delle esigenze precise) e saper proporre un percorso formativo/didattico che sia convincente, soddisfacente e soprattutto capace di essere preferito ad altre offerte che potrebbero arricchire i piani di offerta formativi dei singoli istituti.
Se vuoi vivere di scherma devi imparare a sperimentare, elaborare progetti, sviluppare forme alternative di proposte: agonismo e formazione, cultura e spettacolo.
Devi investire sul tuo prodotto per convincere altri ad investire su di te.
Se vuoi vivere di scherma, se cioè vuoi fare della scherma il tuo mestiere, devi metterti a confronto con gli altri sport, che più del nostro hanno saputo sviluppare negli ultimi anni tutti questi concetti. Pure sport cosiddetti "minori", minori anche per risultati agonistici.
E' evidente che il maestro di scherma moderno deve avere una base culturale forte – oltre ad una capacità didattica non indifferente.
Si rende sempre più necessaria una formazione che solo una laurea in Scienze motorie o percorsi di studi affini possono dare.
Chi conosce la teoria e la metodologia dell'allenamento sa che non è sufficiente affidare un gruppo di atleti ad un Preparatore, se l'intervento del professionista non è coordinato dal maestro stesso - il quale deve avere le idee chiare su ciò che vuole e concordare con lui gli obiettivi ed i percorsi.
Inoltre non è sufficiente , e spesso dannoso, affidarsi ad un preparatore atletico qualunque, per quanto professionista : la scherma ha esigenze precise che devono saper essere affrontate nel modo giusto.
Conoscenze e competenze.
Il tutto ha un nome preciso: professionalizzazione.
E questo non dipende affatto dagli esigui mezzi delle società schermistiche italiane, sempre alla ricerca di qualche spicciolo in più per tirare avanti la carretta: questo dipende dalla volontà di ciascun tecnico che opera nel mondo della scherma. E' una precisa scelta individuale.
La base fondamentale per il riconoscimento di una professionalità è dimostrare di essere professionali, investendo sulla propria formazione e sull'aggiornamento costante.
Da qui possiamo cominciare a fare le nostre battaglie per ottenere la giusta considerazione, anche giuridica, del nostro mestiere.
E quindi anche pretendere un peso maggiore nelle scelte decisive che hanno per oggetto il nostro lavoro.
Qualcuno ci ha forse consultati seriamente, preventivamente, quando vennero cambiati i tempi del fioretto elettrico? O forse è stata ascoltata la nostra opinione quando è stata introdotta la maschera con la parte trasparente o la recente gorgiera elettrificata del fioretto ?...
Viviamo del ricordo di una grandezza che, temo, nel prossimo futuro non sia più sufficiente a reggere il confronto con l'evoluzione della realtà.
Vero, l'Italia continua a sfornare grandi campioni e collezionare medaglie importanti, ma quanti insegnanti di scherma contribuiscono a questo successo, lavorando ciascuno nelle proprie sale, arrabattandosi fra un problema e l'altro, senza avere un adeguato riconoscimento per il sacrificio e la dedizione?
Nel nostro paese abbiamo una indubbia tradizione consolidata, confermata proprio dal fatto che continuiamo ad essere protagonisti della scherma mondiale.
La bravura dipende probabilmente proprio dalla coralità delle scuole, dalle tante molteplici sfumature che rappresentano – tutte insieme – la scuola magistrale italiana : una unità fatta di una miriadi di valide individualità, in costante confronto.
Probabilmente non esisterà mai una Scuola nazionale unica– intesa come un modo unico di intendere la scherma – e io aggiungo "per fortuna".
Mi piace pensare che dietro ad un campione italiano che sale su un podio olimpico ci sia dietro un mondo vivo e dinamico che ci rappresenta tutti.
Ma la domanda che dobbiamo porci noi insegnanti di scherma è:
Perché un bambino dovrebbe cominciare a frequentare la nostra sala, e restare con noi almeno vent'anni, anche se non diventerà mai un campione?
La risposta "perché la scherma è il più bel gioco del mondo" non è sufficiente.
La nostra associazione è nata con l'obiettivo di unire gli insegnanti di scherma (maestri ed istruttori) disposti a confrontarsi in modo serio e in assoluta autonomia sui problemi legati alla nostra categoria - volenti o nolenti siamo una categoria, anche se non ne abbiamo ancora una coscienza diffusa -, quindi sviluppare e proporre concretamente progetti per migliorare la nostra condizione, su un piano lavorativo, contrattuale, giuridico, culturale, formativo; offrendo servizi agli associati e non.
Per parlare in modo diretto, la nostra associazione non è nata per fare guerra all'AIMS né per sostituirsi all'Accademia di Scherma di Napoli. Tutt'altro.
Dire cose che altri non dicono, portare avanti idee che altri non hanno affrontato non significa fare ostruzionismo o polemica sterile, ma mettersi su un piano di proposta e di stimolo per l'intero movimento della schermaiItaliana.
Che nel direttivo dell'Accademia della Scherma ci siano solo persone di idee diverse da quelle dell'attuale dirigenza AIMS non è affatto la conseguenza di un chiusura nei confronti dei tanti maestri che hanno votato in modo diverso dal nostro.
Molti colleghi che hanno scelto di votare per l'attuale dirigenza dell'Associazione Maestri di Scherma sono stati coinvolti direttamente - e lo possono confermare - nel percorso progettuale, confrontandosi più di una volta con noi sull'opportunità o meno di partecipare alla costituzione di questa associazione.
Di contro, diversi colleghi che si riconoscono nell'Accademia della Scherma hanno rinnovato anche la tessera dell'AIMS e non c'è alcuna contraddizione in questo, né alcuna preclusione da parte nostra.
Evitiamo inutili strumentalizzazioni, dunque: ciascuno fa le proprie scelte più che legittime.
Noi procediamo sulla nostra strada, in modo autonomo ma con un atteggiamento collaborativo nei confronti dei soggetti che compongono il mondo della scherma: dalla Fis e dall'Accademia Nazionale di Scherma, interlocutori principali, fino alle singole società.
Segno di questo nostro impegno e di questa correttezza è il primo atto concreto della nostra associazione: la sottoscrizione di un CODICE DEONTOLOGICO in cui tutti noi ci riconosciamo e che rappresenta un impegno chiaro, formale, individuale e di gruppo.
E' la prima volta, probabilmente, che un sodalizio di maestri nel mondo della scherma ragiona su una questione tanto delicata e vincolante come un codice etico.
E credo che ciascuno di noi possa portare tanti esempi di quanto sia importante riconoscersi in una deontologia professionale.
La storia della scherma ne è piena. Si favoleggia di maestri che avvicinano (magari alle gare) atleti di altre società con il solo fine di "rubarli" ai loro colleghi... Maestri con incarichi federali o dirigenziali che minacciano giovani e non promettenti colleghi di escluderli dai circuiti nazionali a causa di loro possibili scelte politiche in ambito federale... Maestri che denigrano immotivatamente l'operato di un collega per i motivi più disparati, causando gravi danni all'immagine di un professionista.. Accordi sottobanco sui nominativi degli atleti da far accedere al giro della Nazionale, in barba alle posizioni del ranking e della storia agonistica di un atleta... Certamente queste sono leggende.
Ad ogni modo noi abbiamo deciso di autoregolamentarci.
So che qualcuno ha già rilevato qualche piccola mancanza nel nostro codice etico, pubblicato in questo sito e visibile a tutti. Bene, siamo pronti a confrontarci con chiunque per migliorare le nostre proposte.
Un abbraccio a tutti, associati e non.
Davide Lazzaroni |