| Caro Fabio |
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| Lunedì 31 Gennaio 2011 10:16 | |
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Caro Fabio, Ti ringrazio, inoltre, per l'intervista che hai rilasciato ad Ella Loescher. Essa ha dato modo all'Accademia della Scherma di divulgare una realtà meno nota del nostro sport. Nella conversazione mi hanno amareggiato, però, alcune tue considerazioni relative ai tecnici che vivono di sola scherma e alla nostra associazione. Spero che tu convenga che vivere soltanto di quest'attività, considerata da molti un volontariato o un hobby ben pagato, sia arduo tanto più oggi che il C.O.N.I. e la F.I.S. attraversano una crisi economica che ricade inesorabilmente sulla base. Certo, se avessi deciso di insegnare scherma come attività dopolavoristica o secondaria potrei avere maggiore potere contrattuale rispetto a chi mi offrisse degli incarichi relativi alla scherma, dato che potrei decidere di rinunciare a quelli mal pagati o, magari, accettarli a cuor leggero, considerandoli come esperienze nuove e divertenti, ma danneggiando, al tempo stesso, chi vive esclusivamente di questo (ricordi la querelle dei corsi estivi per tecnici di scherma svoltisi a Formia quest'anno?). Proprio perché ho frequentato la dirigenza dell'AIMS per tanto tempo, dissentendo aspramente sulla dipendenza economica dalla Federazione, ho contribuito a fondare l'Accademia della Scherma, attraverso la quale incoraggiare l'emergere di una coscienza professionale e perseguire quelle minime garanzie (etica, contratto, previdenza e così via) che chi vive del solo insegnamento della scherma non vede riconosciute. Dietro le battute e le citazioni sui rapporti tra Accademia della Scherma e AIMS mi sembra di percepire un malcelato scetticismo. Esso rimanda, purtroppo, a un dato generale, ovvero alla mancanza di senso di appartenenza ad una categoria, in special modo da parte di chi si sente tranquillo e protetto dalla stabilità della propria situazione. Forse è un caso, ma nelle mie esperienze nell'AIMS e, attualmente, nell'Accademia della Scherma, quasi mai ho visto collaboratori della Federazione iscriversi ad un consorzio di categoria. Anzi, spesso, ne ho riscontrato evidenti prese di distanza e, talvolta, il sarcasmo delle battute rivolte ai propri colleghi associati. Il loro disinteresse nei confronti delle vicende politiche e dell'associazionismo è un dato saliente, incontrovertibile. Frutto forse dell'egocentrismo ipertrofico del nostro sport? Della paura di ritorsioni? Di innata mancanza di solidarietà? Come sarei felice di sbagliarmi o di constatare un'inversione di tendenza! Quanto gioverebbe al nostro spirito corporativo se i colleghi, come te, più titolati e preposti ai ruoli più rappresentativi intervenissero attivamente nelle vicende che ci coinvolgono tutti! Caro Fabio, seppure a tuo avviso "sfavorito" dal tuo doppio lavoro, spero tu possa avere comunque compassione ed empatia per quei tuoi colleghi che, occupandosi di sola scherma e a prescindere dalle bandiere di questo o quel colore, si battono faticosamente per acquisire quella professionalità e quel professionismo che loro compete, considerando seri i loro sforzi. E, magari, battendoti assieme a loro. Con amicizia, Alberto Coltorti
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Commenti
Quella dei maestri di scherma non è una categoria, perché troppo diverse sono le esigenze di ciascuno.
Prima, la maggioranza era in qualche modo più omogenea, per il gran numero di militari, provenienti dalla stessa scuola, quasi tutti coperti da uno stipendio, o pensione, che permetteva di affrontare più serenamente il secondo lavoro, la scherma.
Oggi, interrotta ormai da tempo la produzione di maestri militari, aumentano ogni anno i maestri civili, che vedono nella scherma l’unico lavoro, benché precario. E sono sempre di più quelli che hanno avuto una formazione accademica, e vorrebbero vedere anche nella scherma il riflesso di una cultura che hanno imparato ad apprezzare.
Non sarà inutile ripetere, a chi già lo ha dimenticato, che solo pochi anni fa i maestri erano considerati - e qualcuno, nei piani alti, lo diceva ad alta voce – dei pezzenti, che non meritavano rispetto.
Oggi le cose sono molto cambiate.
I maestri non sono diventati più ricchi, ma possono essere presidenti di società, e votano. E possono essere presidenti di federazione, anche se, per ora, l’unico caso è rappresentato dalla scherma.
Da qui una considerazione, per loro - per noi - completamente diversa.
Dimenticare il non piccolo ruolo che ha avuto, in passato, l’Associazione dei Maestri, mi sembra davvero ingeneroso.
Non mi e' sembrata casuale la nascita subito dopo l'elezione di Crisci e non mi sembra che dividersi renda piu' forti. Io preferisco ( come feci ai tempi dell'Athos) rimanere all'interno, magari anche per cambiare.
So che ci sono molti aspetti da considerare, compreso quello di chi si iscrive ad entrambe le Associazioni, ma non vorrei parlare piu' di questo, sono disposto ad avere torto pur di guardare avanti.
Sono da tempo registrato al sito dell'Accademia con la mia mail e quindi nome e cognome e ho sempre guardato con attenzione a tutto cio' che riguarda la scherma nonche' la situazione Magistrale.
Mi dispiace che non si consideri quanto ho sempre fatto per contribuire a cambiare, anche se raramente ho visto andare in porto quanto discusso per ore. Sicuramente gran parte delle mie energie le ho spese per cambiare culturalmente prima e tecnicamente poi la considerazione della scherma per disabili,credo di aver fatto piu' di qualcosa, senza falsa modestia.
Una piccolissima nota personale, infine: io non ho piu' un doppio lavoro; attualmente infatti vivo praticamente di scherma, anche se sulla carta ho la possibilita' (non la certezza, visti i tempi) di rientrare a tempo pieno a scuola. Non ci guadagno certo economicamente, ma ho fatto questa scelta consapevolmente per potermi dedicare con piu' "qualita'" alla "quantita'" ormai elevata dei miei allievi ( mattina prevalentemente disabili pomeriggio in piedi).
Lo faccio spinto dalla passione e con la speranza, crescendo ulteriormente, di arrivare ad aprire una mia Sala ( mia come gestione, ovviamente ) dove insegnare scherma integrata con un mio metodo ed applicare i miei studi pedagogici e di scienze motorie. Pero' se avessi due lavori farei lo stesso "qualita'", rinunciando alla "quantita'", almeno spero.
Ricordo proprio Alberto quanti sacrifici ha fatto in tal senso e quanto si lamentava nel breve periodo in cui invece era costretto a "fare" prevalentemente "quantita'".
Ho il massimo rispetto per chi coltiva la passione per la scherma avendo due lavori, primo perche' evidentemente sa fare o ha fatto qualcos'altro per meritarsi un posto, secondo perche' non dedicarsi completamente alla scherma sotto il profilo tecnico e di organizzazione della giornata e' molto piu' faticoso, credetemi. Ma si sa, l'erba del vicino e' sempre piu' verde!
Concludo con un pensiero utopistico: invito a unire seriamente tutti gli aspetti magistrali per creare finalmente un Albo Professionale e prometto di aderire a vita all'Associazione che ci riuscira'!
solo una puntualizzazion e, non per polemizzare, ma per amor di verità che poi, nel caso in specie, è sostanza.L’Accademia della Scherma NON È NATA “SUBITO DOPO L’ELEZIONE DI CRISCI”. Se il tempo non è un’opinione, nonostante si possa filosofare sul concetto, ci siamo costituiti in associazione il dodici dicembre 2009, a più di un anno dalla votazione che ha visto il maestro Crisci eletto alla presidenza dell’A.I.M.S.. Quindi non una reazione istintiva ma una decisione consapevole e ponderata. Più che il tempo sono stati determinanti una serie di episodi e situazioni, interni ed esterni all’A.I.M.S., verificatisi nell’anno trascorso, a convincere i sottoscrittori a intraprendere una strada irta di insidie e di sacrifici.
Il nostro movimento spero che abbia almeno creato un dibattito, una visione alternativa di quella che potrebbe essere la professione di maestro di scherma, in un momento di stanca, laddove l’A.I.M.S., per il cordone ombelicale che la lega alla F.I.S., non avrebbe mai fatto sentire il dissenso.
Alberto Coltorti
La discussione in merito all'opportunità o meno di costituire un'associazione dei maestri di scherma (chiamiamola pure "di categoria") svincolata dalla Fis, è precedente a tutta la ben nota vicenda AIMS.
Il sottoscritto, Alberto Coltorti, Giovanni Rapisardi, Paolo Azzolini e molti altri insegnanti di scherma, alcuni dei quali poi sostenitori della cordata Crisci alle elezioni famose, ci siamo ritrovati in diverse occasioni a confrontarci in merito alla necessità di fondare un'associazione come l'Accademia della Scherma; sintomo del fatto che il bisogno fosse reale e non una mera velleità di affermazione politica o di rivalsa verso chiccessia.
Sto parlando di anni come il 2005 o il 2006...
L'atmosfera che poi si è creata all'interno dell'Associazione dei Maestri di Scherma e la conseguente frattura in occasione delle elezioni, hanno semplicemente accelerato un percorso, creando le condizioni e l'occasione per dare corpo concreto ad un'idea, ad un progetto ben più antico.
Eppure, nonostante questo, la costituzione dell'Accademia della Scherma, come ricorda giustamente Alberto, è avvenuta dopo un anno intero di discussioni e confronti a più livelli.
Tutte queste cose possono essere confermate da molti colleghi, anche fra quelli che hanno scelto di sostenere la cordata del maestro Crisci.