Attualità
Fuori dall'ombra PDF Stampa E-mail
Sabato 19 Maggio 2012 04:28

Finalmente, con i Mondiali di Catania, ogni nazione ha potuto osservare in TV l’organizzazione made in Italy dell’evento ed i suoi momenti principali ma anche la struttura organizzativa FIE ad un anno dalle olimpiadi, e formarne l’identikit.

Non ho potuto seguire tutto - quindi la mia pagella sarà limitata ad alcuni avvenimenti – e non aspettatevi un commento tecnico delle azioni sportive: solo mente e cuore.

Nel complesso quel che ho visto è stato uno spettacolo avvincente.

Ecco la mia pagella, partendo dalla valutazione più negativa.

 

Boicottaggio per motivi politico religiosi: espulsione

Non c’è null’altro da aggiungere

Interpretazioni arbitrali: non classificabili...

... laddove sono state usate lenti diverse da una pedana all’altra.

usmy-babbonatale

Usmanov: rimandato a settembre

Nel bel mezzo dei Mondiali, Babbo Fie ha deciso di premiare gli arbitri più meritevoli. Buona l’idea, inappropriata la scelta di tempo.

Rai 2 Sport: 8

Più vivace del solito. Ho apprezzato le interviste a bordo  pedana, in particolare alcune opinioni arbitrali.

Diffusione sui media: 8

La scherma ha avuto finalmente uno spazio decoroso.

Federscherma TV: 9

Valente, merito soprattutto di Luca Magni, al solito garbato, competente e di molte risorse.

Mara Navarria: 9

Brava! Una botta di vita nella spada a squadre dopo la noia da Deserto dei Tartari di qualche incontro tra straniere.

Cassarà: 10 -

Nella semifinale contro Sintes è stato magnifico: per l’atleticità, la posa plastica, la sua supremazia.

Raniero Bernardini: 10

Sobrietà e competenza.

 

 
L'estate morale PDF Stampa E-mail
Sabato 19 Maggio 2012 04:28

MassimoGramelliniDove sono finite le berluschine di Villa Certosa, le suffragette di Gheddafi, la casa di Montecarlo del cognato di Fini, il cognato di Fini medesimo? E le feste oltraggiose dei ricchi volgari, i dibattiti sul nulla pieno di vuoto, il cazzeggio elevato a nobile arte? Nell'estate del nostro scontento ci riscopriamo più sobri e più seri.

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/grubrica.asp?ID_blog=41&ID_articolo=1035&ID_sezione=56

E' impressionante come cambi in fretta l'umore di un popolo. Ancora l'estate scorsa ci distraevamo dalla crisi incombente con una dose massiccia di pettegolezzi sul Potere. E anche chi, a parole, si indignava per lo scadimento del dibattito pubblico non riusciva a sottrarsi alla tentazione di sbirciare dal buco della serratura. Ora la crisi ha rimesso tutte le cose al loro posto. Le scemenze, anche se politicamente o penalmente rilevanti, retrocedono al rango di scemenze. E i giornali e le chiacchiere da ombrellone si riempiono di numeri, di fatti, di cose concrete.

Persino la paura ha cambiato segno: non più quella vaga, e agitata ad arte, di batteri killer o attentati terroristici in serie, ma il realistico spavento che attanaglia chi rischia di perdere un lavoro o un benessere lungamente sudato.

Il processo di luglio a un giornale scandalistico inglese, reo di usare il gossip come strumento di lotta politica, è stato l'evento simbolico di questo mutamento di clima. L'anticipo di quanto sarebbe successo ad agosto con il crollo delle Borse, le fiamme nichiliste di Londra, la Manovra Succhiasoldi. La signora Realtà che invade il palinsesto delle nostre vite per ricordarci che la ricreazione è finita. Anche per i ricchi, che si vergognano a ostentare la loro ricchezza, chiamando pudore quella che per molti di loro è solo paura. E anche per la Casta: sempre più elevata a capro espiatorio dell'impotenza collettiva, però redenta almeno in parte dalla necessità di occuparsi finalmente di temi alti. Oggi non ci si divide più sul bunga bunga, ma sugli eurobond. E nessuna macchina del fango avrebbe più il potere di orientare l'opinione pubblica, interessata alle tasse e molto meno alle risse.

Qualche bastiancontrario in malafede accuserà questo articolo di tessere l'elogio della crisi e il suo autore di rosibindismo: come osa esaltare gli effetti moralizzatori dell'impoverimento collettivo? Nessuna esaltazione. Sarebbe meraviglioso essere tutti benestanti, occupati e al tempo stesso evoluti ed equilibrati. Ma intanto è un fatto che in un'epoca che respinge i valori spirituali e trema di imbarazzo anche solo a parlarne, l'improvvisa disintegrazione delle certezze materiali stia producendo un riassestamento delle gerarchie interiori. L'amore recupera il posto che gli spetta: il primo. Mentre la terra trema sotto i nostri piedi, tutti hanno bisogno di certezze e i «ti amo» di questo ferragosto hanno un peso più forte del solito. Sono quasi un patto di sostegno reciproco. Chi credeva timidamente in qualcosa, una fede o un suo sogno profondo, ricomincia a farlo con la solennità dei momenti speciali. C'è la sensazione diffusa di essere usciti dalle pagine del gossip per piombare nella storia. Una gran brutta storia, per ora. Ma i cambi di stagione cominciano sempre così. Con un bisogno inaudito di serietà, che sta a noi non confondere con la sorella più bieca: la pesantezza.

Massimo Gramellini

 

 

 

 
Arcanum 2011, Trofeo della Matta PDF Stampa E-mail
Sabato 19 Maggio 2012 04:28

torneomatta

 

Chi è quel mancino? Ah sì, è Campedelli...

Il presidente del Chievo, già campione italiano di scherma medievale, in evidenza anche a Padova, dove è finito al terzo posto. «La maschera me l'ha disegnata mio nipote Niccolò. Una faccia che fa la linguaccia e un simbolo, forse un sole, o una stella, chissà...»

di Francesca Castagna, www.larena.it/stories/Sport/275601_chi__quel_mancino_ah_s__campedelli/

2 Agosto 2011

luca_campedelli_larenaVerona. Tanto spettacolo, ma un filo di delusione per la scherma storica veronese. Sabato sera i campioni in carica di scherma medievale e rinascimentale, Luca Campedelli e Matteo Pia, si sono fermati al terzo e al quarto posto nel Torneo della Matta Arcanum 2011. Il presidente del Chievo, nelle inedite vesti di atleta, ha sconfitto il suo compagno di squadra nel girone di eliminazione, ma ha dovuto capitolare davanti al padovano Luca Visentin, dopo quello che è stato, a detta non solo del pubblico ma degli stessi giudici, il duello più emozionante dell'intero torneo.

Giovanni Rapisardi, mente dell'evento e riferimento assoluto per la scherma storica italiana, tira le somme di una serata ricchissima di suggestioni e graziata dalla pioggia, che ha cominciato a scrosciare nel momento esatto della chiusura del torneo. «Al di là delle medaglie, era importante ravvivare l'idea stessa di scherma, renderla evocativa ed appassionante anche per chi non conosce le complicatissime regole di questo sport. Per questo abbiamo inventato un sistema a tabellone che aggiorna i punteggi in tempo reale, come se fosse un videogioco. Abbiamo creato dei "personaggi" con maschere e costumi caratteristici, che il pubblico possa riconoscere e a cui si possa affezionare, un po' sulla falsariga di Paolo Milanoli e del suo pagliaccio demoniaco. Se ci si pensa, è quanto di più vicino all'idea di supereroe che si possa rendere in ambito sportivo».

I due gradini più alti del podio sono stati un affare tutto padovano: Luca Visentin, dopo aver sconfitto i veronesi, ha sfidato il detentore in carica del titolo, Davide Brusamarello, che ha difeso il suo primato vincendo per la seconda volta consecutiva il trofeo Arcanum. Campedelli e Pia, invece, hanno incrociato le spade per la seconda volta, stavolta per contendersi la medaglia di bronzo e quella di ferro. La peculiarità di questo torneo schermistico, infatti, è che anche il quarto classificato viene premiato con una medaglia, rifacendosi ai quattro semi delle carte da gioco e alle tradizioni mitologiche alla base del moderno podio olimpico. Questa volta il duello è durato per ben sei assalti, uno per ciascuna specialità della scherma storica. Campedelli e Pia hanno combattuto con la sciabola, con spada e cappa, con spada e daga, con spada e rotella e con spada e brocchiere, la preferita da mister Chievo: un piccolo scudo rotondo poco più grande di un pugno. Il duello, estremamente equilibrato, si è concluso con la vittoria di Campedelli, che ha messo al collo il meritatissimo bronzo e si è aggiudicato una bottiglia di pregiato champagne.

A parlare da presidente, ma dell'Ordine delle Lame scaligere, questa volta, c'era Giovanni Passaia, soddisfatto delle prove dei suoi allievi: «Poteva andare meglio, certo, ma bisogna considerare che ci siamo presentati al torneo con un atleta giovane, Matteo Pia, e con un atleta che pratica la scherma solo da pochi anni, Luca Campedelli. Entrambi hanno bisogno di maturare esperienza. Fra due anni torneremo e sarà tutta un'altra musica. Gli scontri diretti sono stati molto equilibrati perché i due atleti si conoscono molto bene, sono abituati a tirare insieme e questo li ha un po' penalizzati in gara». Fa uno strano effetto, ma nella scherma non esiste un Campedelli presidente. C'erano le telecamere, c'erano i fotografi, c'erano i giornalisti e c'era il pubblico, ma questa volta non si trattava di gol e di calci di rigore. Con la spada in mano -–la sinistra, perché è mancino - e la maschera sul volto, Luca Campedelli è un atleta come tutti gli altri, un atleta che si lascia prendere dall'emozione, che guarda il tabellone del punteggio, che aspetta il verdetto degli arbitri. A proposito di maschere, ha raccontato un divertente aneddoto: «Per questo torneo era necessario personalizzare la propria maschera, in modo da rendersi riconoscibile. Io non sapevo cosa fare, quindi ho messo maschera e pennarello in mano a mio nipote Niccolò e ho affidato a lui l'arduo compito».
Il risultato? Una faccia che fa la linguaccia, e un simbolo misterioso sulla fronte. «Deve essere un sole, o magari una stella. Francamente non ne ho idea».

Francesca Castagna
 
 
 
 Cerimonia di apertura
Premiazioni

 

 


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