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Chi è quel mancino? Ah sì, è Campedelli...
Il presidente del Chievo, già campione italiano di scherma medievale, in evidenza anche a Padova, dove è finito al terzo posto. «La maschera me l'ha disegnata mio nipote Niccolò. Una faccia che fa la linguaccia e un simbolo, forse un sole, o una stella, chissà...»
di Francesca Castagna, www.larena.it/stories/Sport/275601_chi__quel_mancino_ah_s__campedelli/
2 Agosto 2011
Verona. Tanto spettacolo, ma un filo di delusione per la scherma storica veronese. Sabato sera i campioni in carica di scherma medievale e rinascimentale, Luca Campedelli e Matteo Pia, si sono fermati al terzo e al quarto posto nel Torneo della Matta Arcanum 2011. Il presidente del Chievo, nelle inedite vesti di atleta, ha sconfitto il suo compagno di squadra nel girone di eliminazione, ma ha dovuto capitolare davanti al padovano Luca Visentin, dopo quello che è stato, a detta non solo del pubblico ma degli stessi giudici, il duello più emozionante dell'intero torneo.
Giovanni Rapisardi, mente dell'evento e riferimento assoluto per la scherma storica italiana, tira le somme di una serata ricchissima di suggestioni e graziata dalla pioggia, che ha cominciato a scrosciare nel momento esatto della chiusura del torneo. «Al di là delle medaglie, era importante ravvivare l'idea stessa di scherma, renderla evocativa ed appassionante anche per chi non conosce le complicatissime regole di questo sport. Per questo abbiamo inventato un sistema a tabellone che aggiorna i punteggi in tempo reale, come se fosse un videogioco. Abbiamo creato dei "personaggi" con maschere e costumi caratteristici, che il pubblico possa riconoscere e a cui si possa affezionare, un po' sulla falsariga di Paolo Milanoli e del suo pagliaccio demoniaco. Se ci si pensa, è quanto di più vicino all'idea di supereroe che si possa rendere in ambito sportivo».
I due gradini più alti del podio sono stati un affare tutto padovano: Luca Visentin, dopo aver sconfitto i veronesi, ha sfidato il detentore in carica del titolo, Davide Brusamarello, che ha difeso il suo primato vincendo per la seconda volta consecutiva il trofeo Arcanum. Campedelli e Pia, invece, hanno incrociato le spade per la seconda volta, stavolta per contendersi la medaglia di bronzo e quella di ferro. La peculiarità di questo torneo schermistico, infatti, è che anche il quarto classificato viene premiato con una medaglia, rifacendosi ai quattro semi delle carte da gioco e alle tradizioni mitologiche alla base del moderno podio olimpico. Questa volta il duello è durato per ben sei assalti, uno per ciascuna specialità della scherma storica. Campedelli e Pia hanno combattuto con la sciabola, con spada e cappa, con spada e daga, con spada e rotella e con spada e brocchiere, la preferita da mister Chievo: un piccolo scudo rotondo poco più grande di un pugno. Il duello, estremamente equilibrato, si è concluso con la vittoria di Campedelli, che ha messo al collo il meritatissimo bronzo e si è aggiudicato una bottiglia di pregiato champagne.
A parlare da presidente, ma dell'Ordine delle Lame scaligere, questa volta, c'era Giovanni Passaia, soddisfatto delle prove dei suoi allievi: «Poteva andare meglio, certo, ma bisogna considerare che ci siamo presentati al torneo con un atleta giovane, Matteo Pia, e con un atleta che pratica la scherma solo da pochi anni, Luca Campedelli. Entrambi hanno bisogno di maturare esperienza. Fra due anni torneremo e sarà tutta un'altra musica. Gli scontri diretti sono stati molto equilibrati perché i due atleti si conoscono molto bene, sono abituati a tirare insieme e questo li ha un po' penalizzati in gara». Fa uno strano effetto, ma nella scherma non esiste un Campedelli presidente. C'erano le telecamere, c'erano i fotografi, c'erano i giornalisti e c'era il pubblico, ma questa volta non si trattava di gol e di calci di rigore. Con la spada in mano -la sinistra, perché è mancino - e la maschera sul volto, Luca Campedelli è un atleta come tutti gli altri, un atleta che si lascia prendere dall'emozione, che guarda il tabellone del punteggio, che aspetta il verdetto degli arbitri. A proposito di maschere, ha raccontato un divertente aneddoto: «Per questo torneo era necessario personalizzare la propria maschera, in modo da rendersi riconoscibile. Io non sapevo cosa fare, quindi ho messo maschera e pennarello in mano a mio nipote Niccolò e ho affidato a lui l'arduo compito». Il risultato? Una faccia che fa la linguaccia, e un simbolo misterioso sulla fronte. «Deve essere un sole, o magari una stella. Francamente non ne ho idea».
Francesca Castagna
Cerimonia di apertura
Premiazioni
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