Comunicazioni dal Cons. Cafiero - 2 PDF Stampa E-mail
Martedì 18 Gennaio 2011 10:20 | Scritto da Rapier

... e questa è la seconda.

Giovanni Rapisardi

 

 

Cari amici e colleghi,

Mi è stato richiesto da più parti di meglio motivare le ragioni della proposta di regionalizzazione della elezione dei rappresentanti degli atleti e l’eventuale meccanismo elettorale da adottare  se la modifica verrà approvata.

La spiegazione data con le note esplicative inviate la scorsa settimana era volutamente sintetica ed asettica, essendo solo informativo lo scopo della stessa. Poiché però su tale ipotesi si sono concentrati la critica di diversi tesserati ed il conseguente dibattito, ritengo necessario ritornare con maggior dettaglio sulla materia. Così  facendo non posso esimermi dall’entrare nel merito, ma ritengo inevitabile farlo, considerate le affermazioni non sempre appropriate che sono circolate in questi giorni.

Viene contestata l’affermazione che l’elezione dei rappresentanti degli atleti con un criterio di proporzionalità su base regionale abbia lo scopo di rendere più democratica la rappresentatività della categoria e di garantire a tutte le regioni una presenza proporzionata al numero di tesserati, ottenendo così un miglior bilanciamento territoriale, cosa che le precedenti tornate elettorali su base unica nazionale hanno dimostrato non realistica. Salvo errore, avremo infatti a questa assemblea 73 rappresentanti, di cui 22 del Lazio, 7 della Toscana, 6 della Lombardia, 5 delle Puglie, 5 della Liguria,  e solo 28 per tutte le altre 15 regioni, di cui 5 neppure rappresentate. Lascio a voi la conclusione su quale sistema sia più bilanciato e rappresentativo.
Si teme che i piccoli club siano sacrificati, favorendo i più grandi, ma come non vedere che questo rischio è ben maggiore su una base nazionale ? Se non si può evitare che i gruppi più numerosi abbiano maggior rappresentanza (questo è peraltro il gioco della democrazia…), si avrà perlomeno una rappresentanza di tutte le regioni e non una prevalenza delle più numerose sulle più piccole. È inoltre previsto di limitare le preferenze in ciascuna regione alla metà dei rappresentanti da eleggere, proprio per consentire uno spazio anche alle minoranze.

Nella stessa logica si tende anche a ridurre la possibilità che le “manovre” preelettorali, tendenti a creare “cartelli elettorali”, consentano di conquistare la totalità della rappresentanza ad uno schieramento con una limitata prevalenza di voti. Sicuramente il frazionamento regionale limiterà questa eventualità.

E inoltre la limitata quantità di rappresentanti eleggibili in ciascuna regione potrà impedire che qualche atleta di vertice sia eletto nelle regioni dove essi sono più numerosi, darà per contro spazio ad eletti della ben più ampia base di atleti meno importanti, ma altrettanto degni di essere rappresentati. Peraltro, agli atleti di vertice è più appropriatamente dedicata la Commissione Atleti, in questo caso eletta giustamente su base nazionale, prevalentemente orientata a tutelare gli interessi dei più forti, e che ha inevitabilmente meno attenzione alle problematiche della base di appassionati che non fanno della scherma la loro attività principale.

Mi sia poi consentito un rilievo: è stato insinuato che tale proposta sia nell’interesse della rieleggibilità dell’attuale dirigenza. Sarebbe se mai vero il contrario: l’esperienza insegna che la maggior possibilità di manovra di chi ha il potere è favorita dalla concentrazione e non dal frazionamento degli elementi da controllare.
L’errore di pensare ad uno statuto come ad uno strumento per interessi contingenti è già stato fatto in un  recente passato, ottenendo uno risultato imperfetto a cui si è dovuto rimettere mano per rimediarne le incongruenze.

Un’ultima osservazione: è stato chiesto perché questo criterio non sia esteso anche ai tecnici; le ragioni sono in sintesi le seguenti: i tecnici sono assai meno numerosi ed il rapporto tra elettori e rappresentanti è almeno 10 volte inferiore agli atleti; la distribuzione regionale è molto disuniforme e diversi tecnici operano in più regioni; la conoscenza reciproca e quindi la valutazione interpersonale, anche per l’esistenza di associazioni di categoria (AIMS, Accademia) è molto più elevata che tra gli atleti, per i quali la conoscenza sovra regionale è limitata a coloro che fanno attività nazionale e soprattutto all’arma che praticano.

Per quanto riguarda i dettagli delle procedure elettorali che è previsto di introdurre nel Regolamento Organico, ma che il CONI potrebbe, in analogia ad altri casi, richiedere di esplicitare nello statuto, preciso che esse possono essere le seguenti:
individuato il numero di atleti maggiorenni tesserati in ciascuna regione al 30 giugno precedente l’assemblea elettiva, si calcola il quoziente tra il totale nazionale ed il numero di rappresentanti da eleggere. Si divide quindi il numero di atleti di ciascuna regione per il suddetto quoziente, arrotondandolo per difetto all’unità se superiore a uno e arrotondandolo a uno se inferiore. La somma di questi evidenzia i rappresentanti residui, che vengono attribuiti in ordine progressivo alle regioni con il resto più elevato nell’arrotondamento suddetto. In caso di parità di resti ha la priorità la regione più numerosa.
In ciascuna regione il numero di preferenze che ogni elettore può esprimere è pari alla metà dei rappresentanti da eleggere, arrotondata all’unità superiore.

È ovvio che i numeri possono variare ad ogni tornata elettorale, ma resta fermo il minimo di almeno un rappresentante ove ci siano almeno 30 elettori.

Spero di avere meglio chiarito il mio pensiero e rinnovo il mio saluto, in attesa di incontrarvi a Ravenna

cafiero-giuseppe    Giuseppe Cafiero
Consigliere federale referente per la Commissione statuto e regolamenti

 

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